header logo

Pronunci quel cognome e non puoi non emozionarti. Perchè Maestrelli è stato la Lazio, l'ha incarnata al meglio con garbo e classe, tratti distintivi di un uomo d'altri tempi capace di forgiare un manipolo di ragazzi consegnati per sempre all'affascinante storia laziale. Pochi giorni fa Massimo, uno dei gemelli del mitico Tommaso, l'allenatore del primo scudetto, ha spento la candelina numero 63. L'ultimo rimasto di una famiglia segnata da tanti lutti, una storia molto somigliante a quella della prima squadra della Capitale. Perdite e cicatrici che, tuttavia, non lo hanno fiaccato nè tramortito. Massimo sembra ancora un ragazzino nel fisico e nello spirito. Oggi vive a Ponte Milvio: ha scelto la zona più laziale per antonomasia per restare in qualche modo vicino alla sua Lazio. Nel ricordo di "babbo", come lo chiama da sempre. 

Cinquant'anni fa suo padre usciva di scena: un suo ricordo?

"Babbo era una persona estremamente semplice, così come il calcio di allora, molto più genuino rispetto a oggi. Aveva un rapporto diretto con i tanti giornalisti, con alcuni si confidava molto fino a raccontare loro le sue vicende più intime e familiari. Papà Tommaso aveva un rapporto eccezionale con tutti, trattava le persone alla stessa maniera".

Chinaglia era una sorta di figlio adottivo...

"Giorgio, una persona meravigliosa. Lontano dal campo, dove era una forza della natura, era una persona diversa, affabile, gentile, a tratti anche insicura. Quando era ospite della nostra famiglia giocava spesso con me e Maurizio, ci portava gli scarpini della Puma e ci disegnava lo stadio della Lazio sul modello di quelli inglesi".

Dopo Giorgio, suo papà con chi legò di più?

"Luciano Re Cecconi. Prima di arrivare a Roma lo aveva conosciuto a Foggia. Fece di tutto per convincere Lenzini a portarlo nella Capitale. Tra babbo e Cecco c'era un rapporto bellissimo, improntato alla stima reciproca: si volevano molto bene"

Quella tragica notte lei passò al Fleming...

"Sì. Una nostra cugina viveva in via Nitti, mentre tornavamo a casa notammo un capannello di persone. Ci riconobbero, ci dissero di allontanarci, ma riuscimmo ugualmente a passare. Vedemmo il corpo del povero Cecco riverso a terra, appoggiato a un muro. Luciano scambiò forse le ultime sue parole proprio con me e Maurizio prima della corsa disperata verso il San Giacomo. Fu una tragica fatalità. Cecco si trovò nel posto sbagliato nel momento sbagliato".

Lazio - Foggia, domenica 12 maggio 1974: i suoi ricordi?

"Un giorno indimenticabile. Con Maurizio, mia madre e le due sorelle andammo all'hotel Americana dove facemmo colazione con la squadra. Poi salimmo sul pullman, ricordo che rimanemmo in silenzio durante tutto il tragitto fino allo stadio. Un fiume di persone invase la zona limitrofa all'Olimpico, da piazza Risorgimento fino allo stadio era un tripudio di colori biancocelesti, una cosa mai vista prima. All'altezza di piazzale Clodio, dove c'era un campetto di calcio, alcuni ragazzi interruppero la loro partita per fermarsi ad applaudire il pullman che si incamminava verso la storia".

Chinaglia a parte, il suo idolo di quella Lazio?

"Vincenzo D'Amico. Era quasi un mio coetaneo, mi voleva bene e spesso si fermava a tirare due calci con me mio fratello. Un ragazzo talentuoso e anche divertente".

Uno dei massimi simboli della lazialità: che significa per lei questo sostantivo?

"E' senso di appartenenza, è identificarsi e riconoscersi in una classe di tanti romanisti, interisti o juventini. E' un sentimento nobile e bellissimo".

Un ricordo del patron Lenzini?

"Era un grande presidente. Babbo gli dava sempre del lei, si sono sempre rispettati e stimati. Senza di lui non sarebbe esistito Tommaso Maestrelli allenatore".

La Lazio di oggi?

"La situazione è molto delicata, come tutti sono preoccupato, ma vedo la luce in fondo al tunnel. La Lazio, del resto, ne ha passate tante nella sua lunga storia, è una cosa troppo grande per disperdersi".

Per il dopo Sarri chi vedrebbe sulla panchina biancoceleste?

"Mi piace molto Thiago Motta, ha fatto cose egregie a Bologna e poi si vede che è una persona responsabile e perbene. Ma non sono così convinto che Sarri lascerà la Lazio, finchè non vedo non credo"...

Kim Rossi Stuart, intanto, sta facendo un lavoro sul suo papà...

"Sì, sono iniziate le riprese, il progetto sarà pronto nel 2027. Con Kim ci sentiamo ogni giorno, è una bella persona e un grandissimo professionista".

Massimo Maestrelli oggi?

"Sono un broker assicurativo da ormai vent'anni. Attività che iniziai con mio fratello Maurizio e che continuo con mia moglie. Ho anche fatto il procuratore per alcuni anni".

Frequenta lo stadio?

"Abito vicino all'Olimpico, quando posso vado con i miei due figli, entrambi lazialissimi".

Libero Marino

CALCIOMERCATO LAZIO - Moretto: "Fatta per Gattuso alla Lazio..."