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Arrivano dal convegno ‘Lo Stadio Flaminio al centro di una visione strategica dello sport a Roma‘ organizzato e tenuto da Federsupporter per lo sport e per il sociale, tenuto presso Palazzo Valentini le parole dell'Assessore allo Sport ed ai Grandi Eventi del Comune di Roma Alessandro Onorato. 

Nuova politica del Comune di Roma

Il Flaminio sono 16 anni che è chiuso, le vicende sono tantissime e ognuna si scontra con il tema prioritario: chi mette i soldi e per fare cosa, al netto dei vari veti. Ho una stima infinita dell’ingegnere Nervi. Quando sono arrivato ho trovato il palazzetto di viale Tiziano chiuso che abbiamo riaperto. Riaprire palazzetti e stadi senza avere un’idea chiara di come queste strutture possano essere utilizzate, di qual è il modello di gestione e  di chi mette i soldi o su come l’equilibrio economico si raggiunge. Siamo una generazione che deve rispettare le regole, se si vuole fare una struttura servono le autorizzazioni. Se il Flaminio è stato rifatto nel 1960 e intorno ci sono una serie di edificazioni che non rispettano nessuna regola, dobbiamo stabilire quali sono i diritti e doveri di un soggetto pubblico.

Il futuro dello Stadio Flaminio

Al Flaminio si deve fare solo sport, chi immagina di fare un centro commerciale riceverà un parere è negativo, non si può snaturare il Flaminio e chi lo vuole fare non otterrà le autorizzazioni. Come si ottiene l’equilibrio finanziario? Si deve mantenere o mettendo i soldi ogni anno e soprattutto all’inizio, oppure trovando un equilibrio finanziario per cui la struttura si auto-sostenga. Le opere di Nervi sono strutture che per quanto rivoluzionarie sono vecchie. Non nascono per essere polifunzionali. I grandi eventi, fino a prova contraria, lasciano grandi infrastrutture. Le opere che abbiamo sono tutte figlie di grandi eventi organizzati nella città e quello che, invece, non abbiamo nasce dal fatto di non aver accettato le Olimpiadi. Quando parliamo di strutture noi amministratori ci dobbiamo misurare con veti incrociati dal mercato. Il Flaminio è un’opera d’arte, architettonicamente parlando, che però in 16 anni e quattro amministrazioni nessuno è stato in grado di mettere un progetto. La famiglia Nervi non può stabilire un vincolo .

Il progetto della Lazio

Abbiamo tre porgetti sul Flaminio. Se la Lazio, presenterà un progetto, questo andrà poi analizzato. Dal punto di vista valoriale si riconosce che nel quadrante di Roma Nord c’è una vocazione legata alla Lazio. Se verrà presentato il progetto a quel punto Lotito dovrebbe fare un investimento privato e va seguito tutto l’iter. Lotito dichiara che ha un esigenza di capienza, staremo a vedere ma la nostra amministrazione ha dimostrato grande serietà. In campagna elettorale eravamo gli unici che non parlavamo di stadi, noi degli stadi vorremmo essere solamente concreti e operativi. Come abbiamo fatto per la Roma. Se la Lazio vuole fare l’investimento vediamo quale progetto presenterà. Qualora Lotito non volesse presentare un progetto, e rientra nei suoi diritti farlo, dovremmo valutare gli altri progetti e capire l’equilibrio economico, perché se io Comune di Roma devo mettere 40 milioni di piano investimento e poi farlo gestire ad elementi terzi per fare alcune cose il progetto è bello, ma poi a questo punto entra in ballo un terzo progetto in cui il governo ha il dovere di mettere i soldi per valorizzare il Flaminio, dal momento che è una struttura di valenza internazionale e non un semplice campo comunale .

Nuova copertura dello Stadio Flaminio

Se dovessimo ristrutturare qualunque meraviglia degli anni ’50 per come sono state concepite non verrebbero utilizzate e cadrebbero in disuso poco dopo. La copertura al Flaminio va fatta per attirare anche investimenti maggiori, ma anche su questo tema vi è grande resistenza. Se non ci chiariamo bene su come fare spirito di gruppo c’è il rischio che mentre continuiamo a combatterci sui vari progetti rischiamo che il Flaminio crolli veramente nel frattempo. La nostra amministrazione la prima pietra la mette. Noi il Flaminio lo riapriamo come stiamo riaprendo gli altri impianti, ma sul Flaminio serve però una mano di tutte le parti sennò ci schiantiamo contro i no immaginari.

 

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