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La settimana orribile della Lazio culmina nell'ennesima figuraccia della stracittadina. Finisce con due gol sul groppone così come era accaduto nella notte di Coppa Italia. Gli uomini di Sarri perdono così il secondo derby di stagione e stavolta fa più male del primo. Una sconfitta amara che restituisce in modo plastico l'attuale impotenza di un club incapace - da tempo - di stazionare a certi livelli, come la classifica impietosa testimonia. I numeri sono eloquenti al punto che la finale di Coppa Italia appare il classico contentino di una stagione scandita da troppi passaggi a vuoto, non solo sul rettangolo verde, giudice severo e implacabile.

Una Lazio orfana dei suoi tifosi, rimasti ancora una volta a Ponte Milvio, si consegna così ai cugini giallorossi che, con un gol per tempo del solito Mancini, sprofondano i rivali cittadini nell'anonimato di una classifica troppo brutta per essere vera. Giallorossi a un passo dalla Champions in virtù del suicidio casalingo bianconero contro la Viola. E nemmeno possono suonare come attenuanti le contestuali assenze dei vari Motta (l'esordiente Furlanetto, va detto, è esente da colpe sui gol), Romagnoli e Zaccagni. Ci si aspettava, al netto delle importanti defezioni, una prova d'orgoglio dei biancocelesti dopo la serataccia contro l'Inter. Invece la Lazio ha denunciato tutti i limiti di una stagione maledetta, iniziata male e finita peggio.

Sul banco degli imputati una società miope e ormai da tempo accartocciata su sè stessa, prigioniera dei suoi reiterati errori e di una mediocrità ormai imbarazzante. I tempi (pur recenti) dei vari Immobile, Luis Alberto e Milinkovic sembrano lontani un secolo. La qualità della rosa è approssimativa, le motivazioni di alcuni dei componenti difettano, molti di loro, del resto, sono in scadenza di contratto e lasceranno la barca affondare. Per voltare definitivamente pagina e archiviare "l'annus horribilis" urge una vera rivoluzione. Il contestatissimo Lotito tenterà nell'impresa di restituire entusiasmo a un ambiente col morale sotto i tacchi? Chi sarà il prossimo allenatore della Lazio?

Domande legittime, che agitano il più triste epilogo stagionale di 22 anni di presidenza. L'unica certezza è che, in casa Lazio, sarà un'estate calda non solo dal punto di vista climatico.

Libero Marino 

Roma - Lazio 2-0, le pagelle: Furlanetto pronto e reattivo, Isaksen, Dia e Maldini da brividi