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A margine dell'evento CROSSPORT, a favore dell’inclusione sociale dei giovani migranti tenutosi a Formello ha parlato Cristina Mezzaroma nella qualità di Presidente della Fondazione S.S. Lazio 1900:

Questo evento è stato incastonato in un progetto finanziato dalla Comunità Europea che ha la durata di 18 mesi, concentrato prettamente sui giovani migranti. Mi è venuto in mente di chiedere la collaborazione della Croce Rossa che a Torino ha una squadra di rifugiati, la Lazio SS Spa e la squadra special che la Lazio ha adottato. Il fulcro del progetto è l’inclusione, con questa giornata ho voluto riunire e includere l’uno con l’altro tre realtà: quella di ragazzi che vivono una realtà che fortunatamente nessuno di noi conosce come guerre, violenze, la squadra special e la nostra SS Lazio. Il momento più inclusivo è stato quando tutti hanno pranzato insieme, si sono scambiati esperienze e hanno fatto una chiacchiera. Un momento di grande condivisione e abbiamo ideato questo triangolare per fargli passare una giornata in cui tutti sono uguali. Non esistono differenze, ognuno di noi è un mondo a sé stante pieno di bellissime cose. Mi auguro che questa giornata sia una risposta tangibile per l’inclusione. La Lazio ha un grande difetto: non si vende bene. Tutti i giorni la Lazio lavora nel sociale però forse per pudore e poca pubblicità, dovrebbe cambiare mentalità e pubblicizzare tutto quello che facciamo. Andiamo nelle scuole, visitiamo luoghi disagiati e diamo la possibilità di far conoscere altre storie. Mi hanno onorato di essere presidente della Fondazione SS Lazio 1900 e useremo la Lazio per portarla alla ribalta per far sapere quanto lavoro per l’educazione. All’interno della società c’è uno sportello sempre aperto per supporto psicologico nelle giovanili, per la femminile. Un servizio che non molti hanno. La femminile è portata a pari rango della maschile. Ho sempre creduto che lo sport sia l’antidoto più efficace per annullare qualsiasi tipo di discriminazione e bullismo. La Lazio Under 17 non sta qui per giocare una partita di calcio, ma per capire quanto siamo fortunati. È un momento di crescita, riflettere sul mondo in cui vivono su quello che sembra scontato tutti i giorni e per qualcun altro non lo è. Farò poi con loro un check per capire cosa hanno portato nella mente e nel cuore. Non è una giornata che deve passare così. Se qualcuno non l’ha capito, la società si siederà e gli spiegherà cosa è stato fatto. In realtà la vecchia presidenza della fondazione mi ha consigliato di stare calma, di idee ne ho tante. Cosa mi muove a fare queste cose? In questi ragazzi in campo ci vedo mio figlio e capisco a volte quanto sono fortunata. Mio figlio è libero e sano di mente e di corpo, non proviene da una famiglia disagiata con circostanze esterne disagiate. Mi piacerebbe che quei ragazzi che ora giocano avessero le opportunità di mio figlio. Ho in mente un progetto coinvolgendo le 87 sezioni della SS Lazio 1900 che però non dico per scaramanzia.

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