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Dai microfoni di Lazio Style Channel arrivano le parole del centrocampista biancoceleste Nicolò Rovella che ha parlato della sua avventura a Roma.

L'ambiente

Tanti particolari mi hanno stupito della storia della Lazio. Non è una banalità, ma le coreografie, soprattutto quelle in trasferta, sono pazzesche. Ogni tifoso che va allo stadio è come se fosse un ultras, è una roba incredibile. Questo fa sempre piacere e ci aiuta nei momenti più difficili a tirare fuori il meglio. Lo spirito laziale ti fa uscire quel qualcosa in più in campo che altre squadre non fanno.

Il coro più bello?

Da subito mi è venuto spontaneo cantare 'La Lazio mia', ma perché ci sono legato dall'inizio. Ma ce ne sono tanti. A me piacciono soprattutto le bandiere, mi piace guardarle prima della partita quando arrivo allo stadio, quelle che ci stanno in Curva e in Tevere.

La partita che vorrei rigiocare? 

Facile: Lazio - Bodo/Glimt. Per il semplice fatto che credo che la qualificazione l'abbiamo buttata all'andata e al ritorno abbiamo fatto quello che potevamo. Poi i rigori sono una lotteria e sbagliano anche i più forti calciatori della storia, non era quello il problema. Mi è rimasta qua (ride, ndr.), avevamo la chance per andare avanti. E chissà... in semifinale, in finale o potevamo vincerla.

La partita più bella? 

O il derby di Coppa Italia, vinto 1-0, oppure mi è piaciuta tanto anche Lazio - Viktoria Plzen, con il gol di Isaksen lì in trasferta. Ce ne sono tante, anche quando abbiamo vinto con il Milan a San Siro (l'anno scorso con il rigore di Pedro nel finale, ndr.). Ti dico, la più bella spero di poterla fare quest'anno.

La stagione 2019/20? 

Il Covid quell'anno ha influito tanto sull'esito del campionato. La Lazio era uno squadrone, aveva trovato l'alchimia giusta con mister Inzaghi, oltre a dei giocatori forti. Purtroppo poi non ce l'ha fatta (a vincere lo Scudetto, ndr.), ma se il campionato fosse continuato regolarmente c'erano buone possibilità. Spero di viverlo anch'io, non la fine (ride, ndr.), ma una possibile lotta per il titolo con la maglia della Lazio.

Lo stadio più bello?

San Siro, è un classico da dire ma le emozioni che si provano a giocare lì sono poche. Io poi sono nato a Milano, è lo stadio dove andavo da bambino... è bellissimo. 

Modric? 

La sua maglia l'ho già presa (ride, ndr.), gliela lascio a Mattia (Zaccagni, ndr.). Lui è un campione, ci ho giocato contro due anni fa in uno Juventus - Real Madrid di inizio estate, mi piacerebbe farlo anche in campionato per vederlo da vicino. Sarebbe fantastico. 

Il più forte al mondo nel mio ruolo al momento? 

Vitinha del PSG.

Il segreto per giocare da giovani in Italia? 

Ci vuole un po' tutto, tra fortuna, il momento giusto e farsi trovare pronti negli allenamenti. Quando ho esordito io, ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi allenatori. Per esempio Thiago Motta, che ora è senza squadra. Ma lui ci credeva tanto nei giovani. Bisogna incontrare anche l'allenatore giusto che ti dà l'occasione di far vedere quanto vali, quello influisce tanto.

Il primo gol con la Lazio? 

Sì, me lo immagino come a Parma. L'unica cosa è che vorrei farlo in casa. Tutto perfetto, ovviamente senza l'annullamento del Var (ride, ndr.). Mi piacerebbe tanto segnare all'Olimpico per la prima volta e fare una corsa sotto la Nord. I miei sogni con la Lazio? Il sogno più grande che ho è alzare un trofeo con questa maglia, e farlo da protagonista sarebbe importante. Già vincerne uno creerebbe la mentalità vincente per alzarne ancora di più, aprire un ciclo vincente qua sarebbe straordinario. Qui a Roma quando vinci ti ricordano per sempre, basta pensare agli eroi degli Scudetti... Mi piacerebbe essere ricordato come loro.

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