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Ai microfoni de “Il Messaggero” è intervenuto Felipe Caicedo che ancora ad oggi è rimasto legato ai colori biancocelesti dove ha vissuto le sue ultime stagioni ad alto livello. Già nel post partita della gara di Champions League contro il Celtic “Il Panterone” aveva mostrato via social la sua soddisfazione ribadita anche nell'intervista. “Che bello. Ho visto solo le sintesi dei match, purtroppo a Dubai ci sono due ore di fuso orario e non mi sono potuto godere le gare contro Atletico e Celtic. Sono però felicissimo che la Lazio sia in testa al girone con 4 punti in Champions”.

DALLA ZONA CAICEDO ALLA ZONA LAZIO

“Significa che ho lasciato qualcos’altro, oltre il cuore. Quella definizione me la porto dentro, nasce dalle reti segnate quando tutti pensano fosse finita. Una sensazione unica. Essere concentrati sino all’ultimo istante è un valore aggiunto, può risultare determinante nel calcio. È una mia virtù quella di non mollare mai, ma non dimenticate che è anche il motto della Lazio”.

SCUDETTO E PANDEMIA

“Lo scudetto nel 2020? Io ci credevo, tutti ci credevamo dentro Formello. Purtroppo la pandemia ci ha fermati e ha infranto un sogno. La scalata era iniziata proprio con il mio gol preferito contro il Cagliari al 98′. Quel colpo di testa mi aveva mandato in estasi totale, forse più dell’1-1 siglato nel recupero con la Juventus all’Olimpico. Spero che il gol di Pedro abbia sbloccato la squadra: il calendario ha influito parecchio.. L’anno scorso credevo al secondo posto e adesso credo al ritorno in Champions, nonostante la brutta classifica di quest’avvio. Bisogna ritrovare l’identità e la solidità in difesa, oltre la cattiveria in attacco. I risultati torneranno”

IMMOBILE 

“È in un momento negativo e va aiutato. La squadra sta giocando meno per lui, che vive per il gol. Le ali, tutti, devono servirlo meglio. Ma Immobile non si discute, è la storia ed è ancora uno da 20 gol a campionato. Il bomber merita rispetto”.

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