header logo

Intervnto ai microfoni di Radio Roma Sound Level il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Paolo Zaratti ha parlato delloStadio della Roma, ma più in generale degli impianti nella Capiale. "Siamo contrari a questi progetti, intanto perché c'è un problema di natura costituzionale: quello che prevede la legge sugli stadi, cioè che i pareri sulle sovrintendenze sono inutili, vengono bypassati, va al di là di quello che prevede la Costituzione. E anche il fatto che l'iniziativa viene lasciata ai privati e non la pianificazione del Comune, che invece è competente per questa materia, rende la legge discutibile dal punto di vista costituzionale. Nel merito, siamo contrari perché intorno alla vicenda degli stadi ancora una volta si può scatenare un'ulteriore onda di cemento e un'onda speculativa legata al commerciale intorno agli stadi, che è il vero obiettivo di chi effettivamente fa l'investimento. Non c'entrano gli interessi dei tifosi, i quali giustamente vogliono che ci siano stadi sicuri, comodi da raggiungere. Facciamo l'esempio di Roma: già esistono due stadi, lo Stadio Olimpico e lo Stadio Flaminio. Lo Stadio Olimpico sarà oggetto di una ristrutturazione di 100 milioni di euro e anche lo Stadio Flaminio deve essere necessariamente ristrutturato, onde evitare che cada a pezzi e che si espanda quella zona così incolta che si trova all'interno dello stadio e potrebbe diventare un problema per la salute. Quindi, noi ci ritroveremo in una città come Roma con tre stadi e sicuramente anche quattro, perché se la Roma farà lo stadio a Pietralata anche la Lazio vorrà fare il suo. È necessario? Secondo noi non è necessario. È necessario invece che venga fatta una nuova legge che assicuri il diritto di pianificazione dei comuni e che si ristrutturino gli stadi già esistenti e che, eventualmente dovessero essere realizzati i nuovi, vengano individuate delle aree idonee, possibilmente collegate col ferro, che possano creare un'opportunità e anche un'agevolezza per andare allo stadio. Noi non vogliamo essere preda della speculazione del grande calcio. Io qualche giorno fa ho presentato una proposta per creare l'azionariato popolare nel calcio e mi è stata bocciata, ma su questo farò ancora una nuova iniziativa di legge e cercherò di avere consenso. Perché il fatto che i tifosi possano diventare proprietari o coproprietari delle loro squadre di calcio, come succede al Barcellona o in altre città europee è una certezza di partecipazione. I tifosi devono essere i veri padroni del calcio, non gli speculatori che vengono dall'altra parte del mondo, non gliene importa niente delle squadre italiane, quello che gli interessa è realizzare profitto attraverso la realizzazione degli stadi. Questo non si può fare e non lo dobbiamo fare".

24 gennaio 1947, nasce il mito che non muore più: Chinaglia, eterna icona del calcio romantico
FORMELLO - Tre titolari saltano la rifinitura: i dubbi di Sarri