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E' nato esattamente trent'anni dopo la tragedia di Superga, in cui perse la vita suo nonno Renato, indimenticato fondatore di Tuttosport. Un mestiere nel destino dei Tosatti. Alcuni anni dopo sarebbe stato il figlio Giorgio a raccoglierne l'eredità diventando una delle firme più prestigiose e apprezzate. Il suo primogenito non è diventato un grande giornalista ma svolge una professione che ha comunque a che fare con la comunicazione. Lui si chiama Daniele Tosatti, classe '79, romano del rione Monti, con una laurea alla LUISS conseguita nel 2004 in economia aziendale. Il calcio è una delle sue grandi passioni, e non poteva essere altrimenti. E' nato nella Capitale e alla fine ha scelto la Lazio, nonostante le passioni diverse dei genitori: papà Giorgio, noto tifoso del Genoa e mamma Ivana, calabrese, simpatizzante per il Catanzaro. Daniele vanta un'esperienza sugli spalti ormai quarantennale. Già da bambino infatti, ai tempi del vecchio stadio Olimpico, assisteva alle gesta dei suoi beniamini. Una passione che gli è rimasta dentro come testimoniano i tanti anni di abbonamento. Il figlio di Giorgio ne ha viste tante: dai meno nove allo scudetto romanzesco di Cragnotti, fino ai trofei più recenti. Oggi è abbonato in curva Maestrelli, e sull'emittente Cittaceleste cura uno spazio autogestito in cui discetta di Lazio.

Come nasce tifoso laziale?

Ho bruciato le tappe, la mia prima volta allo stadio fu già a due anni e mezzo. Papà allora era al timone del Corriere dello Sport e riceveva le tessere d'abbonamento dalle due società romane, quindi inizialmente assistevo alle gare di giallorossi e biancocelesti. All'Olimpico mi accompagnava spesso un suo carissimo amico e laziale doc, Marcello Nappi, titolare dell' "Osteria Marcello"a via Aurora, rifugio della dolce vita romana. La passione per la Lazio nasce dai colori e da quell'aquila bellissima di cui mi innamorai definitivamente durante la stagione dei meno nove. E' proprio vero, è la Lazio che  ti sceglie...

Ha mai pensato di fare il giornalista sportivo?

Poco prima del secondo scudetto presi in considerazione l'ipotesi ma l'ambiente romano si era un po' lacerato e virai verso altre cose. Mi è sempre piaciuto lavorare più dentro lo sport, sia a livello dirigenziale che manageriale, e quindi ho fatto i miei studi in quella direzione. La mia carriera è iniziata con la Moto GP e, durante la stagione 2012 - 2013, sono diventato team manager. La mia formazione sportiva è passata dentro una squadra, e questo mi ha aiutato a vedere lo sport da una prospettiva diversa, più interna e agonistica.

Quanto le manca suo padre?

Tantissimo. Lo porto sempre nel cuore, non c'è giorno che non ricordi un insegnamento che mi ha dato, ero abbastanza giovane quando è morto, la sua scomparsa fu un duro colpo per tutti. Ho iniziato a lavorare con lui a 18 anni. Talvolta appariva anche burbero, ma col tempo ho capito che aveva ragione lui. Ricordo i tanti viaggi che ho fatto con lui da bambino, per via della professione era sempre in giro, faceva la spola tra Roma e Milano. Papà Giorgio era un generoso, una persona sempre disponibile, onesta e molto attenta ai giovani, un uomo d'altri tempi. Lui, grande tifoso del Genoa, voleva bene alle due squadre romane. Si è sempre battuto per il giusto. L'ultima battaglia da direttore del Corriere dello Sport la fece proprio a sostegno della Lazio colpita dalla scure dei meno nove.

Giorgio Toatti con Giorgio Chinaglia

La sua partita più bella di tanti anni di stadio?

Ce ne sono tante. Facile comunque dire la vittoriosa finale di Birmingham del 1999 o la Coppa Italia del 1998, quella della rimonta culminata nel gol di Nesta sotto la Nord. Una sfida che porto nel cuore è quella più recente (2017) di Supercoppa Italiana contro la Juventus. Una gara palpitante, che sento più vicina allo spirito laziale. Conducevamo per due reti a zero, ma subimmo la rimonta della Vecchia Signora. Nel finale, per fortuna, due insospettabili come Lukaku (autore dell'assist) e il baby Murgia fecero impazzire l'Olimpico.

E la gara più brutta?

Un Lazio - Arezzo durante la travagliata stagione dei meno nove. Una gara iniziata male e finita peggio con i toscani che passarono nel finale su un calcio di punizione. E' un pensiero che ancora mi tormenta a distanza di tantissimi anni.

Il suo laziale di sempre?

Alen Boksic e Pavel Nedved sono stati i miei idoli indiscussi. Giocatori e atleti straordinari. Poi Ciro Immobile: vederlo battere il record di marcature in maglia biancoceleste è stato un grandissimo privilegio.

Le piace la Lazio di oggi?

Sì, e sono molto fiducioso in ottica futura. Mi accusano di essere filo-societario, ma non è facile gestire un club importante come la Lazio. In questi anni ci siamo tolti grandi soddisfazioni, sono arrivati diversi trofei, abbiamo sfiorato il sogno tricolore poi interrotto dallo scoppio della pandemia. La Lazio, poi, è tornata ad affacciarsi anche in Champions. Siamo passati dal calcio d'alta finanza di Cragnotti a quello più sostenibile di Lotito. Il presidente si potrà sicuramente criticare, avrà commesso anche lui degli errori, ma ha fatto anche cose importanti. Ha portato a Roma gente come Klose, Milinkovic, Immobile, Luis Alberto e, in panchina, uno come Sarri.

Oltre al calcio, segue altri sport?

Mi piacciono tutte le discipline. Sono un grande appassionato di football americano, seguo anche canottaggio e tennis. Papà mi portava spesso a Roma a vedere gli Internazionali. Poi il ciclismo, sono cresciuto nel culto di due grandi come Bugno e Chiappucci.

Il suo lavoro?

Mi sono sempre occupato di marketing sportivo, mestiere che iniziai giovanissimo con papà. Avevamo una società con cui iniziammo a lavorare nel 2001. Nel 2005 entrai nel gruppo Piaggio, diventando più tardi responsabile marketing e comunicazione di Aprilia Racing (reparto corse del gruppo). Ho seguito fino al 2010 sia la Moto GP che la Superbike con Max Biagi (12 titoli mondiali in tutto). Poi il mio capo nel 2012 ha creato il team Yoda Racing e ho avuto per la prima volta in carriere l'opportunità di fare la classe Moto GP dopo il cambio di regolamento che c'era stato. Sono molto soddisfatto della mia professione.

di Libero Marino

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