EDITORIALE - L'urlo d'amore dei laziali: "LIBERTA'"
EDITORIALE
Una contestazione che trasudava amore: è quella andata in scena ieri, in un torrido pomeriggio romano. Il cuore pulsante del tifo biancoceleste ha spinto persone ad arrivare da ogni parte d'Italia e del mondo, appartenenti a ogni ceto sociale. La vista dal palco di Piazza Ankara ha restituito l'immagine di una passione che travalica la razionalità.
Ho visto con i miei occhi uomini, donne, bambini, intere famiglie, coppie di ragazzi, adolescenti e persone più adulte. Quelle che, però, hanno catturato maggiormente la mia attenzione sono state le persone anziane, accompagnate dai loro affetti più cari, che sostenendole fino a ridosso del palco cercavano un posto da cui assistere alla manifestazione. Hanno sfidato il caldo di un luglio romano tra i più afosi degli ultimi anni e, nonostante tutto, sono rimaste lì con il loro vessillo biancoceleste, consumato dal tempo e da tante battaglie, ma custodito come una reliquia. Un vessillo che testimonia l'orgoglio di essere tifosi della Lazio in maniera sana e genuina.
Mi sono chiesto come fosse possibile che una persona anziana, che aveva visto la Lazio in Serie B rischiare addirittura la Serie C, potesse oggi contestare una proprietà che, numeri alla mano, non ha mai raggiunto quei livelli di difficoltà sportiva. Qualche trofeo è arrivato, qualche soddisfazione se la sono tolta e, nonostante questo, ieri erano lì, in prima fila.
Un dubbio che mi ha accompagnato per tutta la manifestazione, fino a quando sul palco non sono saliti alcuni artisti a cantare gli inni più belli della Lazio. È stato in quel momento che ho visto i loro volti cambiare: tornare sereni, guardarsi intorno e godersi quella folla che, per qualche minuto, ha abbracciato con una sola voce la nostra bandiera e il nostro simbolo.
È stato allora che ho capito che la loro sofferenza ed il loro spirito di contestazione non nascono dal calciomercato misero, dagli addii dolorosi di giocatori importanti o dalle prospettive nefaste che questa gestione, giorno dopo giorno, sembra concretizzare. La loro presenza era finalizzata a contestare al signor Claudio Lotito quella che percepiscono come una mancanza d'amore verso la società S.S. Lazio, intesa nel suo significato più puro e non come una semplice S.p.A..
La Lazio non è una società quotata in Borsa. Non è un bilancio. Non è una squadra fatta da 11 giocatori. Non ha sede soltanto a Formello o allo Stadio Olimpico ma risiede nei cuori dei suoi tifosi che la considerano una famiglia e che che si riconoscono uniti da una storia comune.
La Lazio è quella gente che da anni, in una città difficile, lotta contro i soprusi, contro i pregiudizi, contro le etichette e contro un sistema che troppo spesso ha ghettizzato il tifoso laziale, senza che in questo si sia mai sentito realmente tutelato dalla proprietà.
Quei "vecchietti", ieri, erano lì per testimoniare che la Lazio è sempre stata una famiglia nella quale, anche mangiando pane e acqua, non sono mai mancati l'amore e il rispetto. Quel rispetto che, secondo loro, è venuto meno da quando Claudio Lotito ha iniziato una guerra contro la sua gente, culminata in numerosi episodi percepiti come mancanze di rispetto nei confronti di quello che rappresenta il patrimonio più grande della società: i suoi tifosi. E' arrivato a pronunciare anche parole che, per molti, hanno finito per vilipendere perfino la "cazzo di storia" di questa società che tra mille sofferenze la sua gente cerca di conservare, difendere e tramandare “Di padre in figlio”.
Mi pongo, infine, una domanda molto semplice, senza pretendere una risposta e senza voler alimentare alcuna polemica religiosa o morale.
Ma un uomo così devoto, così legato ai valori cristiani, ieri che cosa avrà pensato quando ha visto che in piazza non c'era soltanto "quella sparuta minoranza" fomentata da quei presunti cattivoni del tifo organizzato, ma anche tanti anziani, persone libere da qualsiasi condizionamento, che con le poche forze rimaste hanno trovato comunque la voce per gridare una sola parola d'amore e di gioia, che per tutti i tifosi del mondo è "GOL", ma che per i tifosi della Lazio è diventata:
"LIBERTÀ".

