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Ai microfoni dello speciale del TG5 il Presidente della Lazio Claudio Lotito ha voluto ricordare la figura di Silvio Berlusconi ed i suoi rapporti con il Cavaliere che risalgono ai tempi del'aquisizione della Lazio.

"Cosa ha fatto di speciale? Ha portato una mentalità vincente, la voglia di raggiungere obiettivi con determinazione e coraggio. Con una visione che in passato non c’era. Il Milan lo dobbiamo ricordare è stata la squadra più titolata al mondo, ha vinto tutto e l’impossibile. Si applicava in prima persona sulla base dell’esperienza e della capacità imprenditoriale seguendo la logica aristotelica. Metteva passione, coraggio, lungimiranza e passione. Cose che persone normali non avevano, davano per scontate alcune cose che dovevano essere cambiate. La sua forza è stata quella di portare al centro l’essere umano, applicando la politica del fare. Il risultato. Un uomo che a 86 anni in quelle condizioni si interessava di tutto, l’ho sentito giovedì e mi ha chiesto del Molise. Era un’artista, non un accademico. Vedeva al di là. Ha inventato le città giardino a Milano. Nello sport ha innovato con un centro sportivo all’avanguardia che ha fatto invidia la mondo. Il suo Milan ha offuscato la forza economica di altri gruppi"

LA LAZIO

"Ho preso la Lazio perché me lo chiese lui da presidente del consiglio per motivi di ordine pubblico. Poi lo dichiarò. Ricevetti una telefonata un venerdì in cui mi disse 'Sto partendo per l’America, tutti mi dicono di questo problema di ordine pubblico a quel punto gli chiesi di cosa si trattasse e mi disse ‘Il problema della Lazio’. Era presiedete del consiglio, proprietario del Milan e in quel momento pensava ai problemi di ordine pubblico della città di Roma. A lui piacevano le sfide. Come anche a me. L’ho ascoltato perché per me rappresenta un punto di riferimento sia umanamente sia a livello imprenditoriale"

GLI AFFETTI PIU' CARI

"Una persona che ti coinvolgeva emotivamente e empaticamente, riusciva a entrare nel cuore delle persone. Aveva un tatto e una sensibilità spropositata. Da presidente del consiglio sono andato a trovarlo e ti accompagnava e metteva il cappotto, una persona d’altri tempi. Quando ti riceveva a casa ti accompagnava alla porta e ti aspettava quando arrivavi. C’era un rispetto particolare della persona. Difficilmente arrivavi a degli screzi con lui, anzi cercava sempre di trovare sempre delle giustificazioni per ottemperare agli errori commessi. Una persona particolarissima, legatissima alla mamma con la quale aveva un rapporto speciale. La cosa che mi ha commosso è quando a Milano fece quel messaggio dove disse che la madre lo consigliò di entrare in politica. Quando passò sotto la casa dove abitava con i fratelli la definì la casa della felicità. Non c’era una posizione economica, ma un coinvolgimento affettivo reale. Cercava di aiutare tutti, sempre disponibile a tendere una mano fin troppo talvolta. Io penso che una persona come lui sia unica e irripetibile, lascerà un vuoto profondo. Nel discorso che fece il secondo giorno al senato esordì dicendo: “Oggi è il mio giorno felice perché è nato il mio diciassettesimo nipote” per dire che la famiglia era sempre al centro"

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