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La bella stagione incombe e lui è pronto a ripartire in grande stile. Per illuminare, con la sua musica raffinata ed elegante, le notti del litorale laziale, e non solo. Lui è Alberto Laurenti, romano e laziale, classe 1964, un artista poliedrico che vanta collaborazioni con artisti come Franco Califano, Gabriella Ferri e Renato Zero. Recentemente ha anche scritto "Dimentichiamoci" per il nuovo album di Mario Biondi. Sabato 2 maggio, alla Rambla Beach di Maccarese, con il suo storico gruppo "Rumba de Mar", ha inaugurato la lunga estate in note. Alberto Laurenti si racconta brevemente in questa intervista. I temi dominanti - nemmeno a dirlo - la musica e la sua grande passione per i colori biancocelesti.

Grazie per la disponibilità: come nasce la sua lazialità?

"Mio nonno Dante di Porta Maggiore e sua moglie Clementina di Trastevere, lazialissimi, avevano undici figli, sei laziali e cinque romanisti. In tutte le occasioni di festa, quando la famiglia si radunava insieme, non mancavano mai discussioni calcistiche. Io, alla fine, ho scelto la Lazio, sono cresciuto nel mito della banda Maestrelli".

Il suo idolo?

"Vincenzo D'Amico. Un uomo buono, divertente, d'altri tempi: un fuoriclasse assoluto di cui diventai grande amico".

Recentemente lei ha suonato anche nei prepartita della Lazio all'Olimpico...

"Sì, due volte, e ho portato bene. Contro la Lazio e la Juventus, e in entrambe le occasioni la Lazio ha vinto. Ma una cosa voglio sottolineare: sono laziale fino al midollo ma non antiromanista".

Un giudizio sulla Lazio di Lotito?

"Una squadra che potrebbe fare molto di più, così come il presidente. Capisco l'amarezza del pubblico laziale, ma io non sono di quelli oltranzisti, la protesta è giusta, ma la Lazio, a mio avviso, non andrebbe lasciata sola".

Intanto, tra pochi giorni, ci sarà la finale di Coppa Italia contro l'Inter, la squadra del suo mentore Califano...

"Vero. Il grande Franco, con cui ho collaborato per una ventina di anni, scelse l'Inter da giovane per non fare torto a nessuno. Nutriva grande simpatia, lui di origini campane, per le squadre romane".

La canzone del "Califfo" a cui è più legato?

"Potrei dire "Un tempo piccolo", che è stata quella di maggiore successo. Ma il capolavoro di Franco, per me, rimane "L'ultima spiaggia" senza dimenticare "Aspettando l'amore".

Ha mai pensato di comporre un inno per la Lazio?

"Sì. In realtà uno lo scrissi tempo fa, ma l'ho riposto nel cassetto delle mie cose più care. Un lavoro nato dalla mia passione per la Lazio e privo di scopi commerciali. Ho deciso così per rispetto dei miei grandi amici Aldo Donati e Tony Malco, le cui canzoni allo stadio, ancora oggi, mettono i brividi"...

Frequenta ancora l'Olimpico?

"Sempre meno. E pensare che abito a pochi passi, a Ponte Milvio, dove spesso mi mischio ai tifosi nei prepartita. Respirare l'entusiasmo della gente laziale è qualcosa di inspiegabile".

Dopo Califano, un altro suo modello è da sempre Baglioni...

"Claudio, un mito. Da giovanissimo mi sforzavo di imitarlo. Una volta lo sorpresi. Eravamo entrambi al matrimonio di Totti, presi il microfono e cantai "Ad Agordo è così", un suo vecchio successo: un bellissimo ricordo".

Il vostro tour, intanto, riparte... 

"Sì, non vediamo l'ora di tornare protagonisti con la nostra musica. La mia band ha riscontrato un successo di pubblico sempre crescente negli ultimi anni, una cosa di cui sono molto orgoglioso. La mia carriera autorale, del resto, va di pari passo con le magiche serate estive. Venite a sentirci". 

Intervista di Libero Marino

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