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EDITORIALE – L’addio al calcio di Cristiano Ronaldo vale “miliardo” di ragioni

EDITORIALE – Ora è ufficiale, Cristiano Ronaldo smette con il calcio!!!

Moti di voi penseranno che questa notizia sia un fake, ma in realtà è solo una provocazione anche se, agli occhi di chi scrive, sembra soltanto constatare una circostanza oggettiva. La firma arrivata oggi di CR7 sul contratto con la squadra saudita dell’Al Nassr fa uscire definitivamente dal calcio giocato uno dei più grandi campioni della storia. Il cinque volte pallone d’oro percepirà 200 milioni di dollari per 2 anni e mezzo di contratto per poi vestire i panni di ambasciatore del paese arabo fino al 2030 ottenendo altri 800 milioni di dollari, per un totale di un miliardo tondo tondo.

Finisce così sommerso da un mare di petro-dollari la carriera calcistica di Cristiano Ronaldo che ha giocato la sua ultima partita di calcio lo scorso 10 dicembre contro il Marocco nei quarti di finale della Coppa del Mondo. Ronaldo prenderà il numero 7 che lo scorso anno era stato indossato dall’ineffabile uzbeco Jaloliddin Masharipov. Sarà dura far dimenticare ai tifosi di casa i ben 4 gol segnati dal suo predecessore, ma soprattutto sarà compito arduo andare a contendere il titolo di campione d’Arabia alla squadra che in questo momento è in testa al campionato che ha come giocatore simbolo niente meno che il polacco Grzegorz Krychowiak.

Cristiano Ronaldo andrà a giocare in un campionato dove lo scorso anno ci sono stati di media meno di 8 mila spettatori per partita. Su questo dato però va ad incidere forse la difficoltà con cui le donne hanno diritto d’accesso agli impianti sportivi. Non è una novità che nella Supercoppa Italiana giocata proprio a Ryad nel 2019 tra Juventus e Lazio s’innescò una polemica proprio sul diritto delle donne di accedere allo stadio senza alcun accompagnatore ed in un normale posto tra gli uomini e non in un settore dedicato a sole donne. A lui però rimane un record: sarà l’unico “Cristiano” adorato in maniera quasi religiosa in un paese musulmano.

Al portoghese però interessa poco che questa scelta non sarà condivisa da coloro che con amorevole dedizione hanno creduto nella sua passione per l’essenza del gioco del “pallone”. Dopo il Campionato del Mondo abbiamo capito che i soldi hanno potuto comprare anche il giocatore di sempre più ricco della storia del calcio. Nessuno può discutere le scelte in casa degli altri e Cristiano Ronaldo avrà avuto il suo “miliardo” di ragioni per accettare. Non tacciateci di poco realismo se ci eravamo immaginati un finale romantico, magari con un ritorno alle origini nella sua città natale. Niente di tutto questo.

Finisce così in maniera discutibile e lontano dalla gloria la carriera di Ronaldo che in alcun modo può essere scalfita da questa decisione. Rimane tutto di lui in campo e con il pallone tra i piedi. Rimango i gol, i trofei, le prodezze e soprattutto i suoi tifosi. Quest’ultimi però grandissima “abbuffata” di esaltazioni hanno oggi bevuto un caffè dal sapore amaro e sgradevole che contaminerà i lori ricordi.

Rimarrà una folta frangia di adepti del portoghese che difenderà ciecamente anche questa scelta. Per spiegare loro come verranno percepite le future gesta su un rettangolo di gioco di Cristiano Ronaldo mi rifaccio a tal George Berkeley. Quest’ultimo era un vescovo irlandese del 700′ ed anche un filoso che negava la materia e sosteneva che gli oggetti esistessero solo in quanto percepiti dall’uomo. Per comprendere meglio il suo pensiero facciamo un esempio banale: se un albero cade in una foresta e nessuno lo sente, e quindi secondo Berkeley non fa rumore. Alla stessa maniera tutti i futuri “Siuuuuum” fatti da Ronaldo tra le dune del deserto saranno sordi, nessuno li sentirà e, quindi, quei gol non saranno mai stati segnati per coloro cha amano semplicemente e solamente il gioco del calcio.

George Berkeley