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Sarri a cuore aperto: “Calcio? Innamoramento avuto da piccolo. La Lazio? Vinto 0-4 contro la Fiorentina e sono andato a dormire inferocito” – VIDEO

Ai microfoni dell’emittente nazionale svizzera RSI il tecnico della Lazio Maurzio Sarri ha rilasciato un’intervista a cuore aperto dove parla delle sue passioni. Dal calcio al ciclismo per passare poi alla Lazio di questa stagione. Uno sguardo al Sarri uomo oltre che al tecnico che lascia intravedere anche il suo modo di intendere il calcio.

Passione per il calcio

“Un innamoramento avuto fin da piccolo. Penso che la passione nasca dallo sport di squadra e io lo ritengo totalmente uno sport di squadra. Anche se negli ultimi anni, a livello mediatico, si è dato molto più risalto alle individualità. È uno sport da organizzare, solamente il rugby credo abbia le stesse caratteristiche vista la grandezza del campo e il numero dei giocatori. Razionalizzare il movimento dei giocatori è sempre stata una grandissima passione. Mi sono divertito anche a giocare. Complicato? Apparentemente semplice: è semplice per i singoli, poi in realtà coordinare 11 giocatori su un terreno non è proprio semplicissimo”.

La gestione della vittoria e della sconfitta

“Una cosa importante per dar vigore alle idee, poi se siamo capaci di giocare un calcio che è divertente per chi guarda alla fine può andarti male per qualche partita, ma non alla lunga. Nel breve periodo sono più importanti le prestazioni dei risultati”.

Quanto contano i soldi nel calcio

“Negli ultimi anni per vincere si deve andare in certe società: i giocatori di grandissimo livello possono fare e fanno ancora la differenze. Una volta le differenze economiche tra le squadre erano di qualche miliardo, adesso di qualche centinaio di euro. Quindi è chiaro che alla fine questa disuguaglianza porta a vincere sempre le stesse squadre e questo si vede in un po’ tutti i campionati europei”.

La vita come il calcio

“I 90 minuti in campo siano una parodia della vita: ci sono momenti esaltanti, momenti difficili, momenti in cui puoi vincere o perdere. Come succede nell’arco della vita. Essere conoscenti delle storie di vita, ti aiuta anche nel calcio”.

La passione per il ciclismo

“Cosa sceglierei tra la finale di Champions e Parigi-Roubaix? Sceglierei la Parigi-Roubaix tutta la vita. Il ciclismo è uno sport vero, anche lì ultimamente – pur essendo uno sport individuale – la squadra sta contando più dei singoli e i singoli forti sono 7/8, alla fine di questi viene fuori chi ha la squadra più forte. È uno sport duro, di grande fatica, occorre una passione veramente feroce. A differenza del calcio, i grandi stipendi sono per pochi corridori, il resto corrono per stipendi normali. Io ho un grandissimo rispetto per chi lo pratica e vederlo mi dà una grande soddisfazione. A parte il fatto che vengo da una famiglia di ciclisti”.

La Lazio di quest’anno

“Veniamo da una partita dove abbiamo vinto 4-0 in trasferta contro la Fiorentina e sono andato a letto inferocito. Penso sia giusto così, se ti dai un obiettivo facilmente fattibile ti accontenti troppo velocemente. L’obiettivo deve essere impossibile, un’utopia. Solo se è un’utopia vai sempre a letto con un leggero giramento e allora ti senti in obbligo di migliorare tutti i giorni”.

Il calcio in Italia

“La cultura italiana è una cultura particolare, basti pensare che facciamo più tifo contro che a favore e la dice lunga. In Inghilterra non l’ho visto. In Italia a livello culturale sportivo non siamo messi benissimo. Allenatore educatore? Parlare di educatore in questo mondo, ai nostri livelli, è difficile. Se parliamo ai livelli giovanili posso essere anche d’accordo. Noi abbiamo a che fare con aziende individuali, quasi tutte di fatturato più che milionario: è difficile diventare un educatore. Diciamo che si cerca di far passare dei messaggi e dei valori – perchè lo sport di squadra è fatto anche di questi – che possano accrescere il valore complessivo della squadra. Questa ricerca c’è completamente”.

La più grande soddisfazione in carriera

“La più grande? Non c’è un episodio in particolare. L’errore che fa la gente è abbinare la mediaticità dell’evento a quello che l’evento rappresenta per te. Io potrei rispondere di un derby vinto in Serie C. Non sempre l’evento risponde ai tuoi sentimenti, alle tue delusioni o soddisfazioni”.

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Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

Augusto Sciscione ha 6477 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Augusto Sciscione