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EDITORIALE – Lazio, nell’era Lotito come il “Comandante” nessuno mai

EDITORIALE – Nell’era Lotito che ha da poco compiuto 18 anni alla Lazio, nessuno come il “Comandante” è riuscito ad intercedere ed a condizionare il calciomercato e la costruzione di una squadra. Ora non stiamo dicendo che la Lazio ha allestito una rosa di invincibili, ma il cambio di passo registrato in questa sessione di mercato è netto. In passato, da Inzaghi a Pioli, per passare a Petkovic e Reja senza andare ancora più indietro a Delio Rossi, il mercato era stato un momento che i laziali vivevano in estenuante passione perchè ogni qual volta bisognava chiudere una trattativa c’era sempre da aspettare fino quasi all’ultimo secondo, ed a volte si è andati anche oltre. Si è passati dal fax rotto del 2013 che non aveva permesso il tesseramento di Felipe Anderson a gennaio agli ormai 8 acquisti che Lotito ha ieri annunciato.

Se escludiamo il primo anno in cui arrivarono 9 acquisti in un giorno di cui alcuni di dubbia qualità, questo mercato almeno per tempismo rispetta i canoni di un ritorno a quella che dovrebbe essere la normalità. Non ci sono stati colpi a sensazione se escludiamo quello di Romagnoli, in cui però il sapore romantico dell’acquisto va oltre quella che è la cifra tecnica del calciatore. La Lazio, però, aveva l’esigenza di rifondare e poteva incorrere nel pericoloso di finire dietro ad alcune chimere di mercato che avrebbero potuto portare via tempo e denaro. Lo è stato così inizialmente per il portiere con Carnesecchi, in parte poi per Romagnoli, ma Sarri a poco più due settimane dall’inizio del campionato ha a disposizione la maggior parte della rosa. Con l’imminente arrivo di Vecino e forse anche di Provedel, al netto di eventuali cessioni di qualche big, al tecnico toscano in questo momento manca un terzino di piede sinistro titolare ed un vice Immobile di ruolo. Ora la palla passa a Sarri che è stato l’artefice principale di questo cambio di strategia della società. Il “Comandante” ha scelto alcuni dei calciatori che sono arrivati e per la prima volta è riuscito a mettere in discussione la gestione tecnica della squadra che è stata da sempre affidata a Tare. Ora però la società deve completare l’ultimo sforzo e perfezionare l’innegabile buon lavoro svolto finora. Non si deve lasciare nulla al caso e niente d’intentato anche perchè lo scorso anno il tecnico ed i giocatori hanno tirato fuori il massimo che si poteva fare da un gruppo con alcuni elementi all’ultima corsa con la maglia biancoceleste. Quest’anno però con il calendario così compresso le lacune viste quando la settimana era fitta d’impegni potrebbero riaffiorare in maniera sistematica. Ciò quindi deve essere evitato e per farlo servono solo due pedine che al momento sono indispensabili per accrescere in maniera definitiva il valore di questa squadra.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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