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STADIO FLAMINIO – Da gioiello di Roma a vergogna. I motivi che impediscono di trasformarlo nello stadio della Lazio

Lo Stadio Flaminio è stato fin dalla sua inaugurazione avvenuta il 19 marzo 1959 un gioiello della “Città Eterna”. Ubicato lungo viale Tiziano a pochi passi da piazza del Popolo e a ridosso di due quartieri storici come i Parioli e Flaminio. Ha ospitato per due anni le gare della Lazio in concomitanza con i lavori di rifacimento dello Stadio Olimpico per i mondiali di Italia 90. Da lì in poi una lenta parabola discendente che lo ha reso prima teatro di incontri di serie minori, poi casa del rugby fino ai giorni nostri. Oggi è diventato un vero e proprio rudere che è rifugio di senzatetto e drogati dove la sporcizia la fa da padrone. Tutte le amministrazioni comunali che si sono susseguite in questi anni hanno promesso una riqualificazione di tutto il quadrante, incluso anche il Pala Tiziano che si trova a pochi passi senza però alzare un dito. L’interesse di Lotito di qualche mese fa aveva dato qualche speranza ai romani ed ai tifosi della Lazio. “Per il Flaminio bisognerebbe incontrarsi a tavolino e programmare, valutare insieme alcuni temi e poi vedere. Quello stadio non è a norma ma noi siamo a disposizione. Vorrei uno stadio che sia vissuto da tutti, un punto di ritrovo e motivo di orgoglio per tutti i laziali” queste le parole del numero uno della Lazio che però devono lasciare il passo a problematiche che sembrano essere insormontabili.

LA SITUAZIONE DEI VINCOLI ARCHEOLOGICI

Attualmente lo Stadio Flaminio potrebbe contenere un massimo di 30 mila spettatori che però sarebbero ancora meno se si considerassero i parametri Uefa che impongono dei distanziamenti e delle vie di fuga più importanti. Sarebbe necessario quindi un ampliamento di almeno 15 mila posti per raggiungere quella capienza di 40-45 mila spettatori che la Lazio ha necessità di avere.

Purtroppo però questo ampliamento non potrebbe riguardare la Tribuna coperta che essendo stata realizzata da Pier Luigi Nervi è soggetta a dei vincoli paesaggistici “non modificabili”. L’Amministrazione capitolina ha ricevuto nel 2018 un’atto formale dal Ministero dei Beni Culturali (MIBAC) con il quale è stato specificato “l’interesse storico ed artistico” della tribuna, il tutto secondo la disciplina riportata nel decreto legislativo n 42 del 22 gennaio del 2004 che si tratta della legge che disciplina “codice dei beni culturali e del paesaggio”. Un vero e proprio handicap difficile da scavalcare per uno stadio che si deve proiettare verso il futuro. Nel tempo si sono anche susseguiti i progetti che vedrebbero ampliamenti solo nelle restanti parti dello stadio, con un abbassamento del terreno di gioco, ma al momento sembrano essere utopia vista la difficoltà nel trovare soggetti interessati a prendersi carico della struttura. IL MIBAC, infatti, ha comunicato al Comune di Roma che “qualsiasi tipologia di intervento conservativo, di restauro o di riuso” sullo Stadio Flaminio dovrà essere “necessariamente concordato” con la Soprintendenza speciale archeologica. Siamo di fronte ad un vicolo cieco, in quanto si dovrebbe dapprima intavolare un progetto che dovrebbe essere concordato con più soggetti i quali agiscono ognuno a preservare interessi diversi che spesso non sono coincidenti.

Le dichiarazioni di questa mattina di Lotito, quindi, lasciano presagire come il progetto legato allo Stadio Flaminio sia stato ritenuto troppo complesso e quasi irrealizzabile nel breve periodo. Spetterà quindi a questa amministrazione dare seguito alle promesse effettuate di trovare un progetto di riqualificazione idoneo per far si che quello che in questo momento sta diventando una sconfitta di Roma diventi una gloriosa vittoria simbolo di rinascita.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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