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L’importanza di essere Immobile: l’invidia “social…e”, per chi segna in campo e nella vita (FOTO & VIDEO)

No, il calcio non è solo uno sport. Il più popolare del mondo, senza dubbio, e proprio per questo è quello che più di altri ha il compito di incarnare valori e ideali ed il potere di formare una coscienza sociale. Il calcio è la società, e la società rispecchia tutti i cambiamenti di questo sport così amato. Sembra però essere sempre più difficile, nel calcio moderno, parlare di bandiere, simboli, di riferimento sportivo e morale. Se c’è qualcuno, in Italia, che meriterebbe una menzione speciale, è proprio Ciro Immobile.

1 – L’INVIDIA SPORTIVA: “Un fatto eclatante che nessuno sottolinea”

Siamo di fronte all’unico attaccante che, dopo aver vinto in 10 anni ben 4 volte il titolo di capocannoniere con club diversi, si ritrova a doversi sentire “condannato” da media e tifosi (certamente non quelli biancocelesti) per le prestazioni opache con la Nazionale. “Non me lo spiego, è una vergogna. Quando c’è da puntare il dito contro di lui sono tutti pronti a farlo, mentre quando c’è da sottolineare un fatto eclatante, che è oggettivo ed è sotto gli occhi di tutti, nessuno lo fa. Sembra che lo abbia fatto in un campionato d’Eccellenza, con tutto rispetto. Forse molte persone sono in malafede”, aveva fatto notare qualche settimana fa il procuratore Sommella. La cosa clamorosa è che quando l’Italia ha vinto l’Europeo il merito è stato dato a tutti tranne che a lui. Mentre quando ha perso il colpevole unico era Ciro. Lui non ha mai risposto alle polemiche ma ha fatto parlare solo il campo. Ciro sta ricevendo da anni un trattamento vergognoso“.

Un titolo che non fa notizia

In un campionato composto da oltre il 60% di giocatori non italiani, a vincere il titolo di capocannoniere è un italiano, il cui traguardo non fa però alcuna notizia. Anzi, sono le sue partite in azzurro a sollevare un polverone mediatico, nonostante si tratti del periodo più buio degli ultimi 50 anni della Nazionale italiana. E di certo la colpa non è attribuibile solo alle prestazioni di Immobile. Costretto a pensare al ritiro in Azzurro, non c’è gloria per Ciro che in silenzio costruisce con la Lazio le sue più belle soddisfazioni. In un campionato di nomi altisonanti è però sempre lui, l’umile ragazzo di Torre Annunziata a segnare di più. Nel più incredibile anonimato. Non una pagina di giornale oltre il necessario. Ma i numeri non sono opinioni. I numeri, per fortuna, parlano da soli.

2 – L’INVIDIA SOCIAL-E: Gli insulti alla famiglia

C’era una volta una bella famiglia felice, che alla fiera dei cattivi esempi sui social aveva scelto di non partecipare. Ma gli haters non l’hanno mica risparmiata. Perché la felicità degli altri non a tutti sta bene. Anzi. Molti godono del dolore altrui, aspettano solo di vederli cadere. In casa Immobile sembra che siano proprio Jessica e i loro splendidi bambini (3+1 in arrivo) il segreto del successo di papà Ciro. Sui social, la coppia racconta il loro quotidiano: le giornate con i figli, le vacanze da soli, lo stadio, i parenti e gli amici. La grande partecipazione di Jessica alle gesta del marito, documentate mentre esulta per un gol. La tenerezza di Ciro quando da solo si ritrova in casa senza la moglie, Michela, Giorgia e Mattia e dedica loro un post d’amore e dedizione. Una vita da sogno, fatta delle piccole, grandi gioie di padre che si uniscono indissolubilmente a quelle professionali. “l gol più belli sono quelli che ho dedicato a mia moglie quando ho saputo che era incinta. Sono cresciuto in una famiglia umile dove lavoro e sacrificio sono le prime cose che mi sono state insegnate dai miei genitori ed è quello che quotidianamente insegno ai miei figli con mia moglie“.

Dietro un grande uomo c’è una grande donna

Eppure non sono mancati gli insulti a Jessica e addirittura ai bambini. “Persone piccole“, come la diretta interessata le aveva definite. Criticata in passato più volte, ultimamente persino per la scelta di essere “troppe volte madre”. Giudicata con commenti orrendi che campeggiavano sotto ai suoi post, Jessica paga la colpa di essere troppo bella, una moglie ed una madre troppo brava. Pure i figli, troppo belli per non meritare un po’ di insano odio gratuito. Fortunata, certamente, ma altrettanto intelligente da restare garbata con tutti nonostante le offese. A differenza di altre wags, che a volte sarebbe meglio se imparassero da lei, la sana arte…di mettersi da parte. Lei e Ciro, tanto lontani dai gossip di scappatelle e rotture piazzate in prima pagina, e così vicini alla perfezione da suscitare la cosiddetta “invidia sociale”. Un’invidia che si tramuta in odio profondo, nero, dietro lo schermo di un telefono. Un’invidia tipicamente italiana.

Il gol più bello è la famiglia

Quando sei Immobile, puoi anche fregartene di qualche commento negativo. Perché anche quando le cose in campo vanno male, torni a casa e trovi qualcuno ad aspettarti. Qualcuno che da te non si aspetta altro che amore. Ciro negli anni è diventato “ambasciatore delle buone azioni”, poiché capace di portare avanti in campo come nella vita “i valori della famiglia e del bene sociale”. E’ stato nominato anche “ambasciatore contro il bullismo“, ha vinto il Leone D’Oro per meriti sportivi e lo ha fatto ringraziando, oltre i compagni e la Lazio, sempre la sua famiglia. Un esempio sempre positivo, nonostante i commenti spesso incomprensibili sul suo conto. Non si è lasciato scalfire, è andato oltre. Ha trovato la sua dimensione a Roma, con la Lazio, dove ha costruito altri successi e dove crescono i suoi figli. Un po’ per tutti, si sa, “la famiglia è la patria del cuore“. Anche e soprattutto per uno da 182 gol in Serie A, capocannoniere, Scarpa D’Oro, campione d’Europa con la Nazionale. Spegnere i riflettori su di lui, soprattutto da quando indossa l’aquila sul petto, nel bene e nel male è impossibile: nel calcio moderno esiste ancora, per fortuna, qualche eroe silenzioso. Quello che lavora duramente, che non ama le polemiche, raggiunge gli obiettivi e non si scompone mica se nessuno ne parla. Perché tanto a fare il tifo per lui ci sarà sempre la sua famiglia, quella del 5+1 in arrivo, e quella che ogni domenica allo stadio lo chiama a gran voce.

Michela Santoboni

Divento giornalista nel 2017 scrivendo di calcio, soprattutto di Lazio, in un sito che mi ha insegnato molto. La Lazio è la mia passione da sempre, ma soprattutto da quando a 8 anni mio padre mi porta in Curva Nord per la prima volta. Approdo a Noibiancocelesti.com nel luglio 2020, ed insieme ai colleghi affronto trasferte in tutt'Italia e in mezz'Europa. Finisco pure a Riyad, Istanbul, Mosca.

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