fbpx

EDITORIALE – “Povera Italia e Povero Calcio Italiano” siamo ostaggi di Gravina e Mancini

EDITORIALE – “Povera Italia e Povero Calcio Italiano”. Pensavamo di aver toccato il fondo con la sconfitta contro la Macedona del Nord che ci aveva eliminati dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. Oltre al danno anche la beffa perchè l’umiliazione subita contro una nazionale di basso cabotaggio ha fatto toccare alla Nazionale Italiana il punto più basso dal 1966 quando perdemmo ai Mondiali contro la Corea del Sud. Trajkovski come Pak Doo Ik, ma a differenza di quanto accaduto 56 anni fa stavolta nessuno ha pagato. Gravina e Mancini sono ancora saldamente ai loro posti. Non un cenno di cedimento ne di scuse. La loro ottusa cecità nel continuare non ha conosciuto limiti ed anzi hanno pretese loro di essere al comando di un nuovo “percorso”. Una nazionale nuova che non è considerata come punto d’arrivo di una carriera, bensì come squadra dove sperimentare calciatori dall’inesistente esperienza europea e dal curriculum abbastanza scarno. Al via una serie infinita di convocazioni anche abbastanza sorprendenti, però prima di questo c’è stato l’ultimo cammeo della nazionale che ha perso contro la Macedonia. La sconfitta 3-0 di Wembley contro l’Argentina è stato il canto del cigno di giocatori alla frutta come Chiellini cui però andava data un’ultima passerella in un momento in cui però l’Italia non poteva permetterselo dal punto di vista mediatico. L’umiliazione di aver preso “tre pere” come si dice in gergo calcistico è passata nuovamente inosservata, perchè il nuovo percorso sarà lungo tortuoso ma in futuro darà i suoi risultati.

Il carrozzone mediatico che fa da spalla a questa nazionale sgangherata si è subito esaltato per due pareggi miserrimi contro Inghilterra e Germania e per una vittoria striminzita contro l’Ungheria. Ieri sera però al Borussia-Park di Monchengladbach siamo andati oltre ogni più nefasta aspettativa. La Germania ce ne rifila 5 in meno di 70′ minuti mostrando tutte le lacune tattiche prima che tecniche di questa squadra. I due gol a “babbo morto” di Gnonto e Bastoni sono stati solo un gentile omaggio dei tedeschi che quasi impietositi dalla pochezza delle truppa azzurra ci hanno concesso di salvare almeno la “bandiera”. Un umiliazione devastante ed imbarazzante per quello visto in campo ed in panchina. Giocatori con la testa alle spiagge privi della minima carica agonista con un CT che in panchina assiste impassibile ad una disfatta senza nemmeno accorgersi di quanto stava accadendo in campo. Si può perdere con la Germania ma non in questo modo. Non è accettabile vedere una squadra con la concentrazione degna del torneo della parrocchia. Tutto questo non è bastato al responsabile tecnico per fare un passo indietro. Non un cenno di scuse nei confronti degli italiani, non un mea culpa per aver allestito questo circo itinerante fatto di giocatori sconosciuti misto a calciatori che giocano in infradito. Assente ingiustificato il compare di Mancini, il Presidente della FIGC Gabriele Gravina più impegnato con le equazioni matematiche sull’indice di liquidità. Un’umiliazione dopo l’altra per questo dirigente sportivo che è vittima della sua voglia di protagonismo e delle antipatie personali che sono inaccettabili per il ruolo che riveste. Un presidente federale che è sparito dopo la debacle contro la Macedonia che si è rifugiato nel suo ufficio che ormai è frequentato più da avvocati che da allenatori o dirigenti sportivi. L’ultima gara di questa stagione sportiva è la testimonianza che il nuovo percorso non può e non deve passare dagli stessi protagonisti che hanno depauperato in un anno quanto di buono era stato fatto. Il peccato più grande è stata la presunzione di essere infallibili dopo l’europeo vinto.

Gabriele Gravina e Roberto Mancini stanno tenendo in ostaggio la Nazionale Italiana e la paura che andrà sempre peggio piano piano sta diventando un’inesorabile incertezza.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

Augusto Sciscione ha 5636 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Augusto Sciscione