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EDITORIALE – Gravina e la credibilità perduta della FIGC. Non sarà l’indice di liquidità a salvare il calcio italiano

EDITORIALE – Una vera e propria ossessione quella di Gabriele Gravina nei confronti di Claudio Lotito che vista la sua carica sta minando la credibilità della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Rapporti a dir poco tesi che si sono incrinati ancor di più dopo il caso Salernitana. La vendita del club ad un prezzo notevolmente inferiore rispetto a quello di mercato ad un imprenditore molto vicino al Presidente Federale non è stata digerita dal Lotito. L’elezione di Lorenzo Casini come Presidente della Lega Serie A è stato poi il grimaldello che Lotito ha usato per prendersi la sua rivincita. La successiva approvazione dell’indice di liquidità come criterio di ammissione al massimo campionato è stata la forzatura che ha indotto in errore Gravina. Una norma della quale non si è mai capita l’esigenza di un introduzione così repentina. Uno screzio niente più come accadeva tra adolescenti quando quello che aveva portato il pallone decideva chi doveva giocare in attacco. Gravina non si è reso conto che l’indice di liquidità non salverà il calcio italiano la cui credibilità è andata a farsi friggere per la gestione scellerata del post europeo di cui lui è compartecipe insieme al CT Roberto Mancini.

La decisione del Collegio di Garanzia del Coni sul ricorso della Lega Calcio che ha accolto la richiesta di annullamento dell’indice di liquidità è una sconfitta epocale per la FIGC che è stata smentita nel suo operato dal massimo organo di giustizia sportiva. Raccapriccianti le dichiarazioni dell’avvocato della FIGC che ha già preannunciato ricorso al TAR. Una bega personale che viene portata addirittura davanti al Tribunale Amministrativo e poi chissà anche davanti al Consiglio di Stato. Un pasticcio all’italiana determinato dai personalismi di Gabriele Gravina che sembra incosciente del suo ruolo istituzione continua a fare guerra al presidente di una squadra di calcio che con tutte le sue incongruenze, contraddizioni ed ingerenze non può mai essere più importante dell’interesse collettivo che la FIGC deve preservare. Ci permettiamo di affermare senza tema di smentita alcuna che non sarà l’indice di liquidità a salvare il calcio italiano, ma potrebbe essere il motivo che lo può portare ad implodere definitivamente se si dovesse travalicare il confine della giustizia sportiva. Anzi a dire il vero gli esperti di economia ci dicono che questo parametro invece che preservare la salubrità delle casse dei club vada a incentivare l’indebitamento. Quando era stato studiato, infatti, nella prima versione approvata in quel periodo anche da Lotito si erano andati ad inserire anche come parametro l’indebitamento nel lungo periodo che avrebbe cambiato radicalmente il senso della norma. Ma inutile addentrarci in tecnici che al momento sembrano avulsi dalla materia del contendere che sembra essere niente di più che una gara di testosterone della quale non sentivamo il minimo bisogno.

Lotito però nel suo ruolo deve risponderà del suo operato solo ai tifosi della Lazio semmai questa venisse penalizzata da questa guerra. Gravina invece ha in mano le chiavi del calcio italiano che è la quarta industria dello stivale. Deve preservare energie e soprattutto risorse nell’interesse della collettività e rispettare la solennità del ruolo che riveste. L’esser ormai silente dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale non lo rende invisibile ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se Gravina vuole fare qualcosa di buono per il calcio italiano deponga le armi lui che riveste la massima carica. Rientri a più miti consigli e porti avanti le battaglie che veramente possano portare giovamento al movimento calcistico.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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