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Cristiano Bergodi a cuore aperto: “I sette anni alla Lazio i più belli della mia vita. L’unico mio grande rimpianto…”

Questa mattina su Radio Sei, durante la trasmissione di Franco Capodaglio “Noi Biancocelesti” in onda su Radiosei, è intervenuto Cristiano Bergodi parlando della sua ultima felice esperienza al Sepsi nella massima Serie del Campionato Rumeno, tornando poi sui suoi anni con la maglia della Lazio e sottolineando il rapporto indelebile che lo lega ancora oggi con i tifosi laziali e la città di Roma. 

VITTORIA AL SEPSI – “La squadra quando sono arrivato nell’ottobre dell’anno scorso era terzultima in classifica mentre l’anno prima aveva raggiunto il quarto posto e aveva partecipato ai playoff. Il Sepsi è un club molto giovane, nato nel 2011e salito poi nelle varie categorie fino ad arrivare al quarto posto della massima serie. Bisogna tenere in considerazione il fatto che in Romania ci sono realtà importanti come il Cluj, la Steaua e il Craiova che ho anche allenato un paio di anni fa. Queste tre difficilmente le sposti dal podio. Quest’anno invece la squadra aveva cominciato molto male e quando l’ho presa era terzultima. Piano piano con il lavoro le cose sono andate bene e anche se non abbiamo raggiunto i playoff, che era l’obiettivo stabilito a inizio stagione dalla società, siamo arrivati in finale e abbiamo vinto la Coppa di Romania. Venti giorni prima della fine della stagione mi avevano già rinnovato il contratto proprio perché il Presidente era molto soddisfatto del lavoro (eravamo in semifinale di Coppa di Romania e dovevamo incontrare il Craiova che era il detentore della Coppa). Nessuno ci dava una chance ma abbiamo vinto la Coppa di Romania (primo trofeo nella storia di questo giovane club) e abbiamo raggiunto il primo posto nei play out. È stata una grandissima soddisfazione, c’è stata una folla oceanica in piazza a festeggiare questo primo trofeo della società ”.  

RITORNO IN ITALIA – “Sarei un ipocrita se dicessi che non mi manca l’Italia. Ho fatto praticamente una carriera all’estero. Io alleno dal 2000 e i primi anni ho allenato in Serie C, ho allenato anche i bambini alla FIGC Roma, ho fatto i Dilettanti, la Serie C (insomma ho fatto una gavetta lunga) sono arrivato a fare il secondo alla Lazio nel 2004 e poi al Lecce. Sono andato in Romania per la prima volta e lì ho fatto 5-6 anni in cui mi sono tolto belle soddisfazioni. Sono riuscito a portare la tattica e nuovi contenuti ai ragazzi, mi è sempre piaciuto lavorare con i ragazzi sul campo e tutto questo continuando ad aggiornarmi sempre. Poi sono tornato in Italia e ho fatto due anni buoni a Modena nel biennio 2010-2012 con pochi soldi e investimenti, facemmo una bella salvezza lanciando anche molti giovani. Poi ho continuato al Brescia e al Pescara dove purtroppo, in quest’ultima esperienza, non avevo una squadra all’altezza e a gennaio il Presidente decise anche di vendere i migliori giocatori che non riuscimmo a rimpiazzare e quindi dopo un buon inizio dove eravamo fuori dalla lotta retrocessione fui esonerato dopo 5 sconfitte di fila. Sono tornato a Modena nel 2015 per otto partite sostituendo Crespo per cercare di raggiungere la salvezza ma ormai era troppo tardi.  Mi hanno richiamato in Romania al Voluntari che era ultima in classifica salvandolo e poi l’anno successivo al Craiova ho sfiorato il titolo perdendo il playoff con il Cluj giocando sette partite (6 vittorie e 1 una sconfitta con il Cluj) squadra che due anni fa fu eliminata nei 16emisi di finale di Europa League dal Siviglia solo per la regola dei gol in trasferta e che poi vinse in finale con l’Inter di Conte, quindi era una squadra molto competitiva. Siamo arrivati a lottarci il titolo l’ultima partita. Poi ho accettato l’offerta di questa giovane società molto seria e stabile dal punto di vista finanziario. Io sono un ex difensore ma voglio che la squadra abbia un gioco propositivo ma allo stesso tempo abbia un certo equilibrio nella fase difensiva. Mi manca un po’ l’Italia ma io amo fare questo mestiere che è la mia più grande passione e voglio farlo dove mi viene data la possibilità per farlo”. 

SARRI – “Sono contento per il rinnovo di Sarri, l’ho studiato, lo conosco dai tempi dell’ Empoli quando io allenavo il Brescia, dopo si è fatto conoscere molto bene a Napoli, dove fece un gioco particolarmente bello con interpreti che non sono quelli che probabilmente ha alla Lazio in alcune zone del campo e quindi magari questo anno per lui non è stato particolarmente semplice, però è un allenatore bravo che con i giusti calciatori può fare bene. Quest’anno la Lazio ha avuto un rendimento altalenante però secondo me il suo l’ha fatto, arrivare tra le prime quattro era difficile considerando anche il cambio di allenatore e modulo. A me piace molto come allenatore, credo che con dei giocatori adatti possa fare ancora meglio l’anno prossimo. Considerando che l’anno prossimo ci sarà già un anno di lavoro alle spalle ed è evidente che vada aiutato con l’acquisto di alcuni giocatori con le giuste caratteristiche congeniali al suo modo di pensare il calcio.”

AMARCORD LAZIO  – “Gli anni più belli della mia gioventù li ho passati alla Lazio, ero un ragazzino tifoso, facevo il raccattapalle a 14 anni all’Olimpico quando veniva fuori il primo Giordano appena dopo l’era Chinaglia, quindi per me è stato un sogno. A 14 anni ero nelle giovanili della Lazio, ho fatto due anni in un’altra società nel settore giovanile, poi sono andato via e la mia carriera l’ho fatta al Pescara effettivamente dove ho conosciuto la prima squadra che esordiva in Serie A e aveva vinto il Campionato di Serie B con Galeone. Per me essere ritornato alla Lazio dalla porta principale è stato un sogno, sono stati dal 1989 al 1996 i sette anni più belli della mia vita. Ricordo ancora quando nel 1989 ricevetti la telefonata da mio padre che mi disse che Regalia voleva un’alternativa a Gregucci e Monti, erano i primi anni con Materazzi allenatore. Il primo anno forse fu il più bello perché il Flaminio mi è rimasto impresso, giocare alla Lazio è stato incredibile, ho avuto sempre un attaccamento particolare verso questi colori, mi sentivo come un tifoso che scendeva in campo, poi magari ho alternato partite più belle a meno belle però sempre con grande passione. Ricordo la tensione prima di ogni derby, questo mi aiutava molto a concentrarmi e anche perché sono stato un tifoso della Lazio sin da piccolo. Tra i ricordi più belli con la maglia della Lazio ci sono la grandissima partita all’andata contro il Borussia Dortmund che vincemmo 1-0, l’esultanza al derby di ritorno che vincemmo 2-0 dopo che avevamo perso all’andata con Mazzone, il vivere lo spogliatoio e allenarmi con compagni di squadra fantastici. Il massimo per un tifoso è quello di diventare calciatore e indossare la maglia della squadra per cui tifa. Mi manca questo aspetto del calcio. Come diceva Zoff “Giocate fino a quando potete perché dopo è un’altra cosa”. La Lazio mi ricorda sempre i tifosi biancocelesti perché dovunque vado i tifosi sembrano innamorati, io penso di aver lasciato un ottimo ricordo a Roma. Sono stato un giocatore normale, non sono stato Alessandro Nesta, però evidentemente questo forte attaccamento ai colori biancocelesti ha lasciato il segno. L’unico mio grande rimpianto è quello di non essere riuscito a concludere la mia carriera da calciatore alla Lazio, dopo il ‘96 avrei potuto fare ancora un paio di anni nelle retrovie senza avere aspettative di giocare titolare perché poi stava cominciando l’epoca di Eriksson. Poi furono prese altre decisioni e quindi andai a giocare al Padova e infine al Silema Wanderers”.