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EDITORIALE – Scuola elementare, Curva Sud o Grande Fratello? Non tifare Roma è un diritto quando si è bambini

EDITORIALE – La Roma ha vinto la Conference League, ma tifare Roma rende perdente nella vita. Questo è quanto accaduto ad un’insegnate della scuola elementare del plesso Caterina Usai dell’istituto comprensivo di Via Savinio 43, in zona Talenti. Una condotta raccapricciante dal punto di vista professionale con bambini costretti a cantare l’inno della Roma nonostante alcuni di essi non fossero tifosi della squadra che ha perso la Coppa Italia il 26 maggio del 2013. Tutto sarebbe passato in cavalleria se non ci fosse stato un bambino che dall’alto della nobiltà di tifare la prima squadra della Capitale si sia ribellato. Un pianto ingiusto che non si meritava che ha costretto ad essere riaccompagnato a casa. Questa non è una delle “cafonate” che abbiamo visto in giro per Roma in questi giorni. Ciò che spinge a scrivere queste dure parole non è la fede calcistica, ma la constatazione che si deve mettere un freno a certi comportamenti. E’ inconcepibile come una maestra di una scuola elementare possa essere così superficiale da forzare un’intera classe a fare una cosa che va a toccare un sentimento che i bambini vivono con grande partecipazione. La fede calcistica, infatti, muove i suoi primi passi dalla tenera età e chissà che trauma deve essere stato per quel bambino subire una violenza così ingiusta. “Ho messo l’inno della Roma in maniera scherzosa, perché dei bambini erano andati a scuola con la maglia della squadra” ha minimizzato la protagonista a Radiosei “Io non sono neanche una tifosa di quelle accanite e la mia famiglia è divisa. È stato fatto in maniera totalmente innocua e non premeditata, ma posso capire che possa aver disturbato”. Giustificazioni di circostanza a cui concediamo il beneficio del dubbio anche se sembrano precostituite a tavolino dopo che il genitore del bambino che si è messo a piangere è andato a chiedere ragioni al dirigente scolastico di competenza.

Quello che però molti hanno sottovalutato e che è il comportamento che più deve essere censurato è che l’inno della Roma non solo cantato in classe, ma di ciò è stato fatto anche un filmato. Partiamo dal dire che filmare i minori è possibile solo con il consenso dei genitori che in questo caso non può esserci stato. Non contenti del fatto il filmato è poi stato distribuito in maniera privata, per poi diventare virale. La classe di una scuola elementare che si trasforma in Curva Sud per poi passare ad essere una sorta di Grande Fratello. Ora non sappiamo chi ha realizzato il filmato, ma tutto lascia presupporre che la maestra sappia chi è stato se non lo ha realizzato lei. Non è concepibile calpestare diritti dei minori in nome dell’essere “Romanistoni”. La gara a chi esulta nella maniera più “becera” deve arrestarsi di fronte ai bambini i cui diritti sono scolpiti, oltre che nella legge italiana anche nelle leggi della strada. Con questo articolo chiediamo che si faccia chiarezza sull’accaduto e che vengano accertate tutte le responsabilità ed adottate tutte le misure punitive nei confronti di chi ha sbagliato. Nelle classi hanno tolto i crocifissi, hanno vietato le preghiere cristiane in nome del giusto diritto all’integrazione. Poi però ammettiamo che la scuola diventi un’appendice dello Stadio Olimpico solo perchè la Roma ha vinto la “coppetta” tra le settime classificate in campionato.

Non servono ulteriori parole per descrivere uno scempio del genere, ma al tempo stesso mi permetto di dare un consiglio alla Società Sportiva Lazio. Si vada a premiare quel bambino o quei bambini che si sono ribellati a questa forzatura. Si vada vicino a queste anime candide per fargli capire che non tifare Roma è un diritto di tutti. Con il crescere poi questi bambini capiranno che sarà anche un piacere tifare la “Prima Squadra della Capitale” che gli eviterà di diventare un “romanistone” qualunque.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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