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Vita da ‘Gazza’. Tutti i folli giorni alla Lazio, tutto l’amore per quel genio sfortunato

Lo chiamarono così in onore dei Beatles, quando nacque a Gateshead il 27 maggio 1967. Suo padre era un manovale, sua madre lavorava in fabbrica e vivevano tutti in una sola stanza. All’arrivo a Fiumicino ci fu un delirio mai visto per lui. Era il 1992, Paul John Gascoigne, detto “Gazza” era diventato un calciatore della Lazio. Circa mille tifosi si radunarono presso lo scalo romano ed intonavano cori come “Que Sera, Sera” e “Paul Gascoigne, la la la”, al ritmo di “Brown Girl in the Ring”. Qualcuno nella folla disse: “Quando lo abbiamo acquistato, ho pensato che stesse arrivando Gesù Cristo; in Italia un giudice chiese addirittura se Gascoigne fosse più famoso del Duca di Wellington dopo la Battaglia di Waterloo. Paul nasce calcisticamente come centrocampista offensivo, dotato di un ottimo dribbling e grande precisione sia negli assist che nei lanci lunghi. Inizia la sua carriera nelle giovanili del Newcastle dove l’allora Presidente Stan Seymour lo etichettò come un George Best senza cervello“. Nel 1985, vinse la FA Youth Cup vincendo contro il Watford per 4-1 siglando una doppietta. Rimane a Newcastle fino al 1988 collezionando 104 presenze e 25 reti. Fu al Tottenham però che raggiunse l’apice della sua carriera, dove rimase per tre stagioni e, nella stagione 1990 – 1991, realizzò 19 reti.

Lazio e lacrime

Il grave infortunio al ginocchio sinistro del 18 maggio 1991 durante la finale di FA Cup vinta per 4-1 contro l’Hartlepool United, nonostante lo tenne fuori per tutta la stagione successiva, non gli negò il trasferimento alla Lazio del neo Presidente Sergio Cragnotti, avvenuto però con una stagione di ritardo rispetto alle previsioni. Qui divenne l’idolo indiscusso dei tifosi laziali, non solo per le capacità in campo ma soprattutto per i suoi comportamenti a volte folcloristici. Esordì contro il Genoa il 27 settembre del 1992 . Segnò la sua prima rete nel derby capitolino del 29 novembre 1992.

«Il salvatore ha salvato la Lazio!». 

Queste le parole del giornalista di Channel 4 Peter Brackley che pianse di gioia, mentre i telespettatori ascoltavano il boato della Curva Nord. A quattro minuti dal termine la Lazio aveva pareggiato nel derby di Roma. Il match terminò sul punteggio di 1-1. Quel goal emozionò Gazza fino alle lacrime.

Il 7 aprile 1994 durante un allenamento, si infortunò gravemente a causa di uno scontro di gioco con un giovanissimo Alessandro Nesta. Tornò in campo 367 giorni dopo. L’ultima apparizione è datata 23 aprile 1995 in un derby di Roma vinto 2-0. Lascia la Lazio dopo aver collezionato 47 presenze e 6 goal.

Le Gazzate

“Gazza” gli fu affibbiato dai tifosi del Newcastle, noti come “magpies“, le gazze, a causa della sua corsa sbilenca, ricordano i movimenti di Gascoigne. Da qui il termine “gazzate”. Una tra le più clamorose è avvenuta nel 1990 durante un allenamento con il Tottenhamper andare a recuperare un pallone calciato oltre la recinzione da un suo compagno, Paul scomparì per tre giorni per poi ripresentarsi 72 ore dopo al campo d’allenamento dicendo: “Ecco, ho recuperato il pallone“.

Un’altra sua “performance”, tra le migliori, è avvenuta durante il suo periodo laziale: durante un’intervista, il giocatore lasciò partire un rutto e venne condannato a pagare 39 mila sterline. E poi, metti Gazza a cena in un ristorante di lusso della Capitale: “Ho ordinato un’aragosta. Nella vasca enorme ce ne erano molte, ma ho indicato la mia preferita. Ci stavano mettendo molto tempo. Quindi mi sono detto: ‘Cosa state facendo, faccio da solo!’. Mi sono tuffato nella vasca con il mio vestito migliore. Ci è voluto un po’ di tempo, ho nuotato lì dentro fino a catturare l’aragosta che avevo scelto. E poi? L’ho mangiata tutta con il vestito ancora zuppo!”.

I tifosi della Lazio

Il legame con i tifosi era forte al punto tale che Gazza visitava i quartieri dove vivevano membri degli Irriducibili,, cantando, scherzando e bevendo come se fosse uno di loro. Una popolarità pari solo a quella dell’eroe locale, Paolo Di Canio. Questo legame resta fortissimo ancora oggi: Gascoigne ha ricevuto un’accoglienza festante quando nel 2012 è stato invitato all’Olimpico per assistere al match di Europa League contro il Tottenham. Gazza alla Lazio ed al calcio lascia un’eredità multipla: dal calcio nostalgico e strappalacrime, quello pieno di sentimento che si scontra con l’amara realtà. L’avventura di Gazza alla Lazio racconta di un genio sregolato che ha saputo lasciarsi amare, perchè ha amato. In quei folli, indimenticabili, giorni in biancoceleste, Gascoigne lascia il segno. Come solo un grande calciatore sa fare.

Nel tunnel degli spogliatoi ho visto Maradona e gli ho detto: ‘Diego, sono un po’ brillo’. E lui mi ha risposto: ‘Tranquillo Gazza, anche io’. Sono andato in campo, ho dribblato quattro avversari, ho segnato, l’ho guardato e gli ho detto: ‘Adesso fai meglio di così’. Ovviamente gli ho parlato in italiano, perchè lui non parlava inglese e…neanche io! Ma penso di aver detto una cosa sbagliata, perchè subito dopo ha cominciato a fare cose incredibili, magiche”.

Michela Santoboni

Divento giornalista nel 2017 scrivendo di calcio, soprattutto di Lazio, in un sito che mi ha insegnato molto. La Lazio è la mia passione da sempre, ma soprattutto da quando a 8 anni mio padre mi porta in Curva Nord per la prima volta. Approdo a Noibiancocelesti.com nel luglio 2020, ed insieme ai colleghi affronto trasferte in tutt'Italia e in mezz'Europa. Finisco pure a Riyad, Istanbul, Mosca.

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