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Lazio, le pagelle della stagione – ATTACCANTI E TECNICO

IMMOBILE: 9 Per lui non è cambiato niente nel cambio tra Inzaghi e Sarri, anzi questa stagione ha dimostrato se ci fosse bisogno tutta la sua grandezza. Il nuovo allenatore non gli cuce addosso la squadra come il precedente ma lui riesce a fare gol in tutte le maniere. 32 gol e 4 assist in 40 partite sono numeri da attaccante di prima fascia a livello mondiale. Quarta classifica cannonieri conquistata ed è la prima volta per un calciatore italiano. E’ arrivato a segnare 182 gol con la maglia della Lazio diventando il giocatore più prolifico con l’aquila sul petto. Dal punto di vista della prestazione si fa fatica a trovarne una sotto la sufficenza perchè non ha mai fatto mancare anche l’impegno ed il lavoro sporco che per la squadra è stato sempre fondamentale. Insieme a Milinkovic sono i leader tecnici ed emotivi di questa squadra che hanno condizionato più di ogni altro il risultato finale.

MURIQI: 4,5 Anche Sarri dopo Inzaghi sembra averlo scaricato e le sue presenze in campo non hanno mai avuto una continuità. Si procura un rigore a Torino che è valso il pareggio e per il resto non ha mai inciso in tutta la stagione. Ceduto a gennaio si è ritrovato un ruolo da protagonista a Maiorca dove ha dimostrato di essere ancora un calciatore.

FELIPE ANDERSON: 7 Un inizio di stagione più che promettente dove ha ripagato a pieno la fiducia di Sarri che in estate lo aveva incensato. Il gol con l’Inter di Inzaghi che lo aveva allontanato da Roma sembrava aver riconsegnato il Felipetto dei bei tempi di Pioli. Da quel momento in poi inizia un periodo buio abbastanza lungo in cui però ha anche giocato da falso nueve che non è proprio il suo ruolo. Il girone di ritorno vive su standard accettabili senza grandissimi acuti. Lo score stagionale finale con 6 gol e 7 assist è sufficente, ma per la sua cifra tecnica avrebbe potuto incidere di più anche se sembra aver avuto comunque un salto di qualità a livello mentale.

PEDRO: 8 Il gentile omaggio della Roma targata Mourinho che lo aveva messo fuori rosa ha consegnato alla Lazio un fuoriclasse sotto ogni punto di vista. Sulle sue qualità tecniche non potevano esserci dubbi, mentre la sua freschezza fisica ha stupito anche i più scettici. Tra campionato ed Europa League ha già collezionato 9 gol e 5 assist in 40 presenze che sono solo il condimento di una serie di prestazioni sopra le righe e di giocate tecnicamente fantastiche che lui fa diventare quasi banali. Peccato per alcuni problemi fisici che ne hanno condizionato il finale di stagione in cui la sua assenza è pesata e non poco. Rientrato per le ultime due gare ha dimostrato tanta voglia di aiutare il gruppo ed ha dimostrato con quella corsa sotto la Nord l’attaccamento per questi colori che lo hanno rilanciato dopo un anno dalla parte sbagliata della Capitale.

ZACCAGNI: 6,5 Arrivato a fine mercato ci mette un paio di mesi a capire bene i nuovi meccanismi ed il suo inserimento è frenato da qualche problema fisico. Sboccia intorno a metà stagione quando riesce a conquistarsi il posto da titolare e si guadagna anche la convocazione in nazionale. Si ferma proprio sul più bello con il covid preso per la vacanza natalizia a Dubai e per cartellino giallo inventato che però gli costa la squalifica nel derby nel momento in cui era il più in forma della squadra. Il finale è un pò sotto tono con l’unico acuto nella gara contro lo Spezia. Finisce la stagione con 7 gol e 7 assist in 38 partite, ma deve migliorare in alcuni frangenti del gioco soprattutto nelle gare importanti dove spesso ha fatto fatica.

RAUL MORO: 6 Preso in considerazione ad inizio stagione ha mostrato delle grandi doti tecniche abbinate però ancora ad un fisico acerbo. Per via di un regolamento deve rimanere questo anno ancora alla Lazio piuttosto che andarsi a fare le ossa in un’altra squadra che gli dia più spazio. I colpi li ha ma dovrebbe lavorare molto sul fisico senza però perdere la freschezza atletica e la scatto che sono il suo pezzo forte. Nel girone di ritorno viene superato nelle gerarchie da Luka Romero dimostrando una piccola involuzione forse dovuta anche all’aggressione subita che forse ha minato la serenità di un ragazzo giovane e promettente.

LUKA ROMERO: sv Pochissime opportunità nella prima parte di stagione in cui Sarri aveva comunque tessuto le sue doti ritenute straordinarie per la sua età. Con il passare del tempo ha scavalcato nelle gerarchie Raul Moro e si è ritagliato qualche piccola apparizione in cui non ha inciso, ma dove ha dimostrato grande voglia di fare che sono un buon punto di partenza.

CABRAL: 6,5 Ad esser sinceri per quel poco che abbiamo visto sembra essere un buon giocatore. Di certo anarchico dal punto di vista tattico è stato preso poco in considerazione da Sarri che non ha mai sposato il suo acquisto. Il suo esordio ad Oporto non era stato da buttare così come la gara di Udine dove aveva dimostrato buone doti. Messo nel dimenticatoio viene buttato nella mischia nella decisiva gara contro la Juventus dove ci mette anima e corpo e poi nella gara contro il Verona. Segna un gol fondamentale per il raggiungimento del quinto posto ed entra anche nel gol del pareggio di Felipe Anderson. Tornerà in Portogallo per via del fatto che il suo cartellino costerebbe 8 milioni che vanno spesi altrove, ma nel complesso non gli si può imputare nulla.

SARRI: 8,5 Ha il merito di esser stato chiaro dall’inizio anche se le sue parole erano suonate come scuse nei primi mesi. La qualità della rosa non era attrezzata per fare l’Europa League ed il campionato tanto che nelle gare dopo le trasferte fuori dallo stivale la squadra ha espresso il peggio di se. Non ha mai snobbato l’impegno come dimostra l’uscita sfortunata contro il Porto. Male in Coppa Italia dove però ha affrontato la bestia nera del Milan che a livello di gioco ha sempre messo in difficoltà la Lazio in questa stagione. In campionato però ci ha regalata un finale di stagione in crescendo dove forse è mancato un acuto contro una big. Rimane però il miglioramento in classifica rispetto alla passata stagione in cui Inzaghi era finito sesto con un finale molto amaro. Bravo a tenere unito il gruppo durante il periodo della contestazione a ridosso della chiusura del calciomercato che aveva contaminato un ambiente già ricco di contraddizioni e polemiche. Il lavoro sul campo ha dato i suoi frutti e senza tanti proclami e senza accaparrarsi le simpatie della stampa ha sempre tessuto lodi della società che però ora è stata messa di fronte ad un bivio. Ha il merito di aver rivitalizzato e valorizzato calciatori che venivano da periodi difficili come Patric, Cataldi, Felipe Anderson e Pedro ed ha dimostrato di essere un’instancabile e meticoloso lavoratore. Gli va dato merito infine della crescita esponenziale di Milinkovic che con lui ha compiuto il definitivo salto di qualità diventando leader emotivo oltre che tecnico della sua Lazio.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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