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EDITORIALE – Tutti colpevoli: Tra errori rocamboleschi, risate isteriche e litigi in campo la Lazio sta implodendo su se stessa

La Lazio fa nuovamente harakiri e perde al 92′ minuto una gara che era riuscita a portare con grandi difficoltà sul risultato di parità. Il vantaggio di Immobile, la reazione rabbiosa del Milan sono stati il contorno dell’ennesima domenica da incubo per i tifosi biancocelesti. Stavolta il rammarico è ancor più grande perchè se con il Napoli pensavamo fosse stata una leggerezza occasionale ieri sera abbiamo avuto la riprova che c’è un problema molto più profondo. Considerando le attenuanti di una settimana in cui la squadra non si è mai allenata al completo abbiamo però constatato una grande voglia di resistere ad un Milan quasi disperato che ha dato tutto nella gara della vita. Con tanto cuore ed un pò di fortuna la Lazio era riuscita a portare a casa un pareggio prezioso fino all’errore di Marusic condito da una carambola tanto beffarda quanto crudele che ha messo in luce tutte le fragilità di un ambiente saturo di polemiche e di crisi di panico.

La risata di Acerbi, isterica come ha spiegato il difensore, ed il successivo litigio con Marusic hanno fatto emergere nuovamente contestazioni mai sopite. Il messaggio via social del difensore italiano, i commenti di ogni tipo dei tifosi sono solo la punta di un iceberg di una situazione grottesca. La frattura è ormai insanabile e probabilmente a fine maggio ci sarà la fine dall’avventura in biancoceleste del difensore italiano. Ma mentre impazzano queste polemiche l’attenzione viene distolta da quello che è il vero problema di questa squadra. La Lazio è l’unica squadra che annovera un solo centravanti di ruolo nella rosa. L’assenza di Pedro ci ha portato nelle due gare contro Torino e Milan a vedere Felipe Anderson, Zaccagni ed Immobile in campo per tutti e 90 i minuti con la sola eccezione dell’entrata in campo di Luka Romero per 6′ minuti contro i granata. Una situazione paradossale dove Sarri ha le sue responsabilità visto che anche oggi ha ribadito come sia difficile trovare un centravanti in grado di aspettare il suo turno dietro Ciro Immobile. Peccato che questo centravanti questa estate già era in rosa e si chiamava Felipe Caicedo, ceduto per pochi spicci per lasciare spazio a Vedat Muriqi che ha salutato tutti a gennaio. A questo si unisce il fatto che Sarri giocando con due esterni offensivi ha solo tre pedine di riferimento e che se sta male uno di loro gli altri non entrano mai perchè al momento troppo inesperti (Raul Moro e Luka Romero) o decisamente inadatti (Cabral). La Lazio è l’unica squadra che nell’era dei cinque cambi ha solo una sostituzione offensiva che viene presa in considerazione dal tecnico. Ciò vuol dire che se la partita non si mette nel verso giusto la squadra non ha frecce al suo arco per cambiarne l’inerzia. Le carenze strutturali al momento passano in secondo piano per il solo motivo che tengono banco argomenti da Novella 2000. Il “gossip” come lo definisce Sarri impazza tra i tifosi e viene sviscerato dagli operatori della comunicazione. L’ambiente sta implodendo tra le sue mille contraddizioni, con i gruppi organizzati che non entrano allo stadio, con i giocatori che litigano in campo, con un calciatore che ride ad un gol preso e con un allenatore che al momento sembra aver perso il polso della situazione. Paradossalmente in questo marasma la pochezza delle avversarie ti permetterebbe teoricamente ancora di sperare alla qualificazione all’Europa League. Ma quali sarebbero le prospettive se il prezzo da pagare come ci ha detto il tecnico mille volte in questa stagione sono gare come quelle di Bologna e Verona dove all’indomani del turno europeo le carenze di questo gruppo hanno dimostrato l’impossibilità di essere competitivi su più fronti. La palla ora passa alla Società che se per molti è la principale responsabile di questa situazione, di certo è l’unica in grado di fare qualcosa di tangibile da oggi e soprattutto in estate. Rimane però l’amaro in bocca per l’aver vissuto l’ennesima serata infausta con il timore che quello che doveva essere un anno di costruzione si sta rivelando uno di distruzione dell’ambiente.

Forza Lazio!!!

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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