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Lazio – Milan, le pagelle: Immobile e Milinkovic ultimi a mollare, Marusic follia inspiegabile

LE PAGELLE

Strakosha: 5 Inizia col il brivido calciando un pallone addosso a Messias da cui nasce una carambola che lo vede toccare il pallone fuori dall’area di rigore con la mano. Per fortuna il pallone è diretto fuori dallo specchio della porta e se la cava con un giallo. Bravo sui tiri di Hernandez dalla distanza che non sono irresistibili, ma risultano insidiosi. Pecca ancora molto con le uscite creando disagi al reparto difensivo. Sul secondo gol c’è da valutare se abbia chiamato il pallone ad Acerbi perchè il cross di Rebic sembrava totalmente innocuo.

Lazzari: 6 Deve difendere su Leao che è il cliente più pericoloso del Milan e lo riesce ad arginare meglio di tutti i suoi predecessori nelle gare con il Milan. In fase offensiva cerca di dare manforte a Felipe Anderson e ci riesce fino a quando ha da spendere energie. Nella ripresa nonostante il salire della pressione degli avversari è uno dei pochi a mantenere la giusta lucidità.

Hysaj (dal 80′): 5 Prova a commettere di nuovo l’errore fatto con il Napoli qualche secondo prima del gol del Milan, ma stavolta i compagni gli evitano il bis che però arriva poco dopo. Buca un pallone su Ibrahomovic da cui nasce una carambola pericolosissima.

Patric: 6 Lui ha il compito di accorciare su Diaz e raddoppiare su Giroud. Fa il suo dovere con grande attenziona anche se un paio retro passaggi sono da brividi. Si fa trovare fuori posizione sul lancio che smarca Leao in occasione del pareggio rossonero, ma l’errore più grande non è il suo. Esce anche lui stremato e la differenza nella sicurezza nel palleggio da dietro si vede.

Luiz Felipe (dal 79′): 5,5 Pochi minuti in cui riesce a fare una confusione estrema sbagliando alcune letture e dimostrando come la testa sia già altrove.

Acerbi: 5 Se la difesa regge fino al 92′ è molto merito suo che è uno dei pochi a gestire il pressing frenetico del Milan senza andare in ansia. Sbaglia in occasione del gol del raddoppio dove rimette al centro un pallone che sembrava tra le mani di Strakosha. Da capire se il portiere gli ha chiamato il pallone oppure se alla follia di Marusic ne dobbiamo aggiungere un’altra.

Radu: 5 Risponde presente con pochi allenamenti sulle gambe e si vede soprattutto a lungo andare. Gioca un buon primo tempo in cui pur soffrendo Messias riesce ad arginarlo con tanto mestiere. Finita la benzina si fa anticipare da Giroud in occasione del pareggio e da li in poi va in apnea fino alla sostituzione.

Marusic (dal 62′): 3 Non dovrebbe giocare perchè non si regge sulle gambe e pur con un Leao ormai spento va in difficoltà. L’errore finale è inspiegabile perchè avrebbe potuto fare tutto tranne che perdere un pallone in maniera così banale. Buttare la palla in tribuna non è un delitto soprattutto quando non sei fisicamente pronto.

Leiva: 6 La Lazio regge in mezzo al campo grazie alla sua grande esperienza che riesce ad oscurare tutte le linee di passaggio per Diaz che praticamente non la vede mai. In fase di costruzione soffre la mancanza di dinamismo che ormai non è più quella di un tempo e viene spesso messo fuori dal cuore del gioco. L’ammonizione gli costa il cambio con Cataldi che è l’unico però che sembra non far calare il livello.

Cataldi (dal 60′): 6 Prova a rivitalizzare una mediana troppo piatta e ci riesce perchè dopo tanta sofferenza dal 70′ in poi la Lazio riesce un pò ad alleggerire la pressione del centrocampo avversario. L’unico a salvarsi tra quelli entrati dalla panchina che fanno capire il livello della rosa di Sarri.

Milinkovic: 7 Costruisce il gol con una giocata pazzesca sugli sviluppi di un fallo laterale. Finta di corpo e controllo a seguire da mostrare nelle scuole calcio seguito da un assist degno di un trequartista di grosso calibro. Da li in poi cuce calcio nonostante Guida consenta a Kessie di picchiarlo letteralmente visto che in altre maniere no potrebbe fermarlo. Nella ripresa con Immobile è uno dei pochi che ha la riesce a uscire dalla pressione del Milan ed a dimostrare di essere di un livello superiore.

Luis Alberto: 5 Stritolato dal ritmo del centrocampo del Milan che praticamente lo annulla in ogni sua velleità offensiva. Marcato a uomo da Tonali non la becca mai e quando ha la possibilità ad inizio partita di fare male sbaglia dei passaggi che sono il suo punto forte.

Basic (dal 60′): 4,5 Giocatore che aveva fatto ben sperare ad inizio stagione che però è totalmente involuto con il passere del tempo lasciando emergere dei limiti tecnici evidenti. Subisce anche la pressione di questi palcoscenici che necessitano di personalità che al momento non sembra avere.

Felipe Anderson: 6 Lotta novanta minuti con grande ardore per novanta minuti contro Hernandez non abbassando mai la guardia cercando di cerare pericoli nonostante la squadra sia totalmente piatta col passare dei minuti. Bravo anche in alcuni di recuperi difensivi che lo dimostrano la sua crescita anche a livello tattico. Andrebbe sostituito, ma quando Sarri si gira non c’è nessuno che sia meglio di lui senza più energie.

Immobile: 7 Segna dopo quattro minuti sfruttando quello che è un fiuto del gol fuori dal comune nel calcio moderno. Lo troviamo a combattere anche ai limiti dell’area di rigore difensiva dimostrando di saper essere utile in tutte le parti del campo. Ingaggia un duello rusticano con Tomori che ne esce con un’ammonizione dopo mezz’ora. Guida col passare dei minuti ignora i modi rudi di Kalulu che viene ammonito solo nella parte finale della stagione. Non molla fino alla fine, ma davanti non arrivano palloni giocabili.

Zaccagni: 5 Sembra anche lui in un momento negativo visto che non riesce in alcuna giocata degna di nota fatta eccezione per una percussione a metà primo tempo in area di rigore. Lui più di Anderson sembra patire la scarsa forma fisica, ma non ci sono cambi all’altezza e si trascina in campo sino a fine gara giocando una ripresa in cui non la becca mai.

Sarri: 4,5 Perdere così tanti punti nei minuti di recupero è un delitto soprattutto quando si tratta di errori marchiani che sono dettati da questa voglia spasmodica di non buttare il pallone in tribuna che in certi frangenti non è un delitto. La squadra scesa in campo nonostante il gol del vantaggio iniziale soffre la pressione sui centrocampisti senza mai cercare la profondità soprattutto con gli esterni che avevano molto campo.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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