fbpx

20 aprile 1986: la prima impresa da “laziale” di Eugenio Fascetti e quel gol di Laudrup…

Eugenio Fascetti è uno degli allenatori rimasto nella storia della Lazio per via di quell’impresa sportiva che permise alla Lazio di evitare la retrocessione in serie C nonostante una penalizzazione di 9 punti dovuta al calcioscommesse nella stagione 1986/1987. L’esordio sulla panchina biancoceleste avvenne il 14 settembre 1986 a Parma dove con un 0-0 ottenne il primo punto che poi porto il campionato a terminare con quel Lazio – Vicenza rimasto nella mente di tutti i tifosi della prima squadra della Capitale. La prima impresa da laziale di Eugenio Fascetti è più recente di qualche mese ci porta al 20 aprile del 1986. Una data in cui la Roma giallorossa scrisse una pagine indelebile del calcio italiano entrando nella storia però dalla parte sbagliata.

Allo Stadio Olimpico infatti si affrontavano la Roma di Sven Goran Eriksson, poi divenuto vincente sulla panchina della Lazio, ed il Lecce di Eugenio Fascetti. I salentini già retrocessi si presentavano nella Capitale come vittima sacrificale in quanto la Roma solo 7 giorni prima aveva confezionato una fantastica rimonta nei confronti della Juventus avanti di 8 lunghezze al termine del girone d’andata. In città i tifosi giallorossi, come spesso accade danno ormai tutto per fatto, perchè mentre la Roma avrebbe affrontato il Lecce, la Juventus era di scena al vecchio Comunale di Torino contro il Milan di Liedholm. L’iniziale vantaggio di Ciccio Graziani al 7′ minuto apre le porte del paradiso alla Roma giallorossa, che però deve fare i conti con l’orgoglio e la sportività della squadra allenata da Eugenio Fascetti che senza aver nulla da giocarsi non regala campo agli avversari. Il pareggio arriva al 34′ minuto con l’ex Alberto Di Chiara, cresciuto nelle giovanili giallorosse. Una vera mazzata per gli uomini di Eriksson che crollano poco dopo al minuto 42′ quando Pasculli si fa mezzo campo palla al piede e viene atterrato in area da Tancredi. Sul dischetto si presenta un altro argentino Barbas che spiazza il portiere giallorosso e fa 1-2. La Roma è in confusione e nella ripresa si getta in avanti in maniera sconclusionata. Al 53′ minuto ancora Di Chiara lancia nello spazio Barbas che segna la terza rete per i salentini aprendo le porte del baratro per la Roma giallorossa. Inutile il gol di Pruzzo all’82’ minuto capace solo di aumentare i rimpianti. A Torino, invece, è un altro ex laziale come Michael Laudrup a segnare il gol della vittoria che regala i due punti decisivi per la “Vecchia Signora” completando uno scenario da incubo.

La Roma perde lo scudetto per mano di un uomo vero come Eugenio Fascetti che nella stagione successiva riuscì a scrivere una delle pagine più iconiche della storia biancoceleste ed un ex calciatore della Lazio a testimonianza che nonostante tutto nella Capitale il derby dura un’anno intero e non solo i 90′ minuti della partita.

Roma, Stadio Olimpico – domenica 20 aprile 1986
ROMA-LECCE 2-3
ROMA: Tancredi, Gerolin, Oddi, Boniek, Nela, Righetti, Graziani, Giannini (8’st Conti), Pruzzo, Ancelotti, Di Carlo (22’st Tovalieri). Allenatore: Eriksson.
LECCE: Ciucci (26’pt Negretti), Vanoli, Colombo, Enzo, Di Chiara I, Miceli, Raise, Barbas, Pasculli, Nobile (20’st Paciocco), Di Chiara II. Allenatore: Fascetti.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
RETI: 7′ pt Graziani, 34′ pt Di Chiara II, 42′ pt (R) e 8′ st Barbas, 37′ st Pruzzo.
NOTE: Ammoniti: Graziani, Conti, Vanoli, Raise.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

Augusto Sciscione ha 4981 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Augusto Sciscione