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ESCLUSIVA – Dario Marcolin: “Genoa-Lazio? Partita fisica, mentale e meno tecnica. Immobile? Mi ricorda…”

In esclusiva per NoiBiancocelesti.com abbiamo intervistato Dario Marcolin, ex calciatore che ha indossato le maglie di Lazio, Cremonese, Cagliari, Genoa, Blackburn, Sampdoria e Napoli. Di ruolo centrocampista, tra i professionisti in carriera ha collezionato ben 329 presenze, tra cui 42 anche con l’Italia sul petto, mettendo a segno 16 goal e portando a casa svariati trofei. Quest’ultimi, per l’esattezza 9, sono arrivati alla maggiore durante la parentesi calcistica avvenuta con la prima squadra della capitale: 2 Coppe Italia (1997-1998 e 1999-2000), 2 Supercoppe italiane (1998-1999 e 2000-2001) 1 campionato di Serie A (1999-2000), 1 Coppa delle Coppe (1998-1999) ed 1 Supercoppa UEFA (1999-2000). Non dimenticando però, i 2 campionati europei Under-21 conquistati con la Nazionale (1992-1993 e 1994-1995). In occasione del lunch match di domenica tra Genoa e la squadra di Sarri, abbiamo ascoltato gli umori in qualità di doppio ex.

Che ricordi hai della tua Lazio? E se ci puoi raccontare un aneddoto legato ad uno dei tanti trofei vinti in quel periodo

“Beh, i ricordi con la mia Lazio sono stati tanti. E’ stato un crescere, dalla Lazio di Zoff, a quella di Zeman sino a quella vincente di Eriksson. I miei ricordi sono sicuramente legati alle vittorie. Il successo che io ho vissuto bene e me la ricordo perfettamente, è stata la finale di Coppa Italia vinta per 3-1 contro il Milan. Avevamo perso 1-0 all’andata e poi ottenuto questo grande risultato, con goal di Jugovic, Gottardi e Nesta. Ti dico la verità, quella lì c’è rimasta particolarmente impressa perché dopo quella partita avevamo capito che era una compagine forte la nostra. Poi ovviamente il giorno del 3-0 con la Reggina è stato fantastico, con l’inaspettata sconfitta della Juve a Perugia ad opera di Calori. Una giornata che senza ombra di dubbio ci porteremo per sempre dentro di noi e ancora quando ci incontriamo tra ex calciatori, la si ricorda con piacevolezza. Alla fine ti porti dentro queste sensazioni, è come se tu nella mente avessi dei flashback di quelle occasioni”.

Quale calciatore della rosa attuale avrebbe potuto giocare nella Lazio di quegli anni?

“Secondo me, Immobile, Milinkovic e Luis Alberto potevano far parte di quella squadra. Perché sono giocatori con i piedi buoni, straordinari veramente. Ciro mi ricorda molto Beppe Signori, come storia e come tipologia di attaccante. Fa tanti goal, mi ricorda quel percorso. Per cui alla fine credo che loro tre, senza togliere nulla a nessuno, potevano stare in quella rosa”.

Che giudizio dai alla stagione di Sarri, ti aspettavi di più?

“Ti dico la verità, per me il giudizio è positivo perché quando tu arrivi e devi cambiare completamente il sistema tattico imponendo le tue idee, richiede tempo. Quel tempo, Sarri, l’ha utilizzato soprattutto nella prima parte del campionato, dove attraverso momenti anche meno positivi ha costruito quella che è la Lazio di adesso. I biancocelesti stanno facendo bene già da Natale. Fanno difetto solo due partite, il derby ed il Milan in Coppa Italia, per il resto ha sempre giocato bene. Ha il miglior attacco della Serie A e ha migliorato molto nel girone di ritorno la fase difensiva, attraversando parecchie gare senza subire reti. La vera Lazio di Sarri si vedrà l’anno prossimo, oggi vederla giocare però è bello e gli automatismi credo piacciano a tutti gli appassionati di calcio, perché comunque è un club che dalla metà campo in avanti fa paura”.

Visto che hai giocato nel Genoa, che ambiente troverà la Lazio e che squadra è quella di Blessin?

“Allora, troverà un tipo di ambiente difficile perché il Genoa crede ancora nella salvezza. Con Blessin ha trovato tanti risultati utili consecutivi, eccetto la sconfitta di Verona ma è una squadra che ci crede e che ha come obiettivo queste sette partite, da qua alla fine. Sarà un match fisico, mentale e meno tecnico rispetto ad uno che potresti disputare ad ottobre-novembre però d’altro canto molto decisivo per entrambe. La Lazio se vuol pensare di andare in Europa ed è fondamentale, deve fare una prestazione tipo Firenze o Cagliari, quelle gare dove ha comandato ed è riuscita a portare a casa i tre punti. Dall’altra parte il Genoa, ambisce con giovani interessanti e giocatori esperti come Badelj, Sturaro, Destro o Maksimovic che sono un po’ la colonna portante della rosa per cercare di salvarsi”.

La situazione in classifica per la corsa in Europa League è abbastanza caotica, con 4 squadre in lotta per 2 posti. Chi vedi favorite tra Atalanta, Fiorentina, Roma e Lazio?

“L’Atalanta ha perso parecchio terreno ultimamente, non nelle ultime partite bensì nell’ultimo periodo che va da Natale ad oggi. La Roma ha fatto questi dieci risultati utili consecutivi, importanti nel credere in un posto in Europa. Tra loro, insieme alla Fiorentina e alla Lazio, credo che quest’ultima si qualificherà con i giallorossi”.

Qualche domanda extra. Chi vincerà il campionato italiano e chi retrocederà?

“Per me lo vincerà il Napoli, perché è una squadra che è riuscita quasi sempre a trovare delle soluzioni quando si trovava in difficoltà. Il Milan è forte ma per vincere uno scudetto non puoi avere dei risultati come quello col Bologna lunedì sera, partite dove devi vincere già nel primo tempo. Dall’altra parte l’Inter, dopo la vittoria con la Juve, inizia un altro campionato. Ha ancora una sfida da recuperare con i rossoblù di Mihajlovic, compagine ormai spartiacque: ha pareggiato con i rossoneri e deve giocare con i nerazzurri, determinerà molto anche se penso che tra gli allenatori, Spalletti è il più mestierante di tutti per trovare una soluzione finale. La lotta salvezza a mio parere sarà tra il Cagliari ed il Genoa, nel senso che la Salernitana e il Venezia andranno quasi sicuramente giù, con un fotofinish interessante tra di loro”.

Roberto Mancini, è l’uomo giusto per ripartire dopo la mancata qualificazione ai mondiali?

“Penso di si, perché comunque ha vinto un trofeo che mancava da tanto, che sono gli europei. Una serie di incastri poi, non hanno dato questa qualificazione ai mondiali. Non è da buttare via tutto il lavoro che ha fatto. Credo che sia proprio questa mancata partecipazione a Qatar 2022, che sia uno stimolo in più per Mancini nel fare qualcosa di diverso con la Nazionale. Siamo passati dalla gioia di Euro 2020, alla tristezza di non esserci qualificati. La strada tracciata dall’allenatore mi sembra molto innovativa, piena di giovani che hanno bisogno di tempo per crescere per portargli dei risultati”.

Alessio Giordano

Sono un ragazzo romano di 18 anni, innamorato dello sport in generale, ma in particolar modo del calcio, con il sogno nel cassetto di lavorare un giorno come giornalista sportivo. Nonostante la mia giovane età, credo di aver anticipato nettamente i tempi. Attualmente infatti, collaboro per le seguenti testate giornalistiche: NoiBiancocelesti e SportPress24.

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