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10 anni senza Long John, domani la messa al Cristo Re

Nessun pesce d’aprile, è stato il cuore a farci proprio un brutto scherzo. Quello stesso organo che piú di ogni altro Giorgio Chinaglia ha usato nella sua vita privata e nel calcio. Il cuore per la maglia della Lazio e per la città di Roma. “Su Chinaglia per i laziali vale lo stesso discorso di Maradona per i napoletani – aveva detto tempo fa il giornalista e tifoso della Lazio Riccardo Cucchi. “Non ci vuole molto ad andare a scavare e tirar fuori gli aspetti negativi della sua vita e della sua carriera, ma per un appassionato di calcio, per un tifoso della Lazio, Chinaglia è e resterà sempre un eroe per quello che ha fatto sul campo“.

Un cuore matto

Il cuore, proprio lui l’ha tradito il primo aprile 2012. Aveva solo 65 anni, Long John. Forse, l’aveva usato troppo. Dagli anni difficili in Inghilterra, al vaffa in Nazionale a Valcareggi. Fino alla morte di Maestrelli e agli scandali che portavano il suo nome.

Ricoverato per un infarto in ospedale negli Stati Uniti, dove viveva, sembrava pure essersi ripreso, ma qualche giorno dopo esser stato dimesso, il 1° aprile 2012, il centravanti che aveva portato la Lazio sul tetto d’Italia, muore a 65 anni nella sua casa di Naples, in Florida.  Giorgio per sua volontà e di quegli amici della storica banda scudettata è sepolto nella sua città, a Roma, nella stessa tomba del Maestro, ed oggi anche insieme a Pino Wilson.

Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia

Dopo la sua morte, i tifosi biancocelesti all’Olimpico, prima della gara con il Napoli, gli tributarono un omaggio e una coreografia da brividi in Curva Nord. Sul maxi schermo le immagini con la maglia della Lazio, e tutto lo stadio applaudì sulle note di ‘Knocking on heaven’s door’ di Bob Dylan. In Curva lo striscione: “Noi vogliamo 11 Chinaglia. Quel dito verso la Sud rimarrà nell’eternità”, accompagnato da una gigantografia della storica esultanza. Il coro eterno: “Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia”.

Intoccabile

È difficile capire perché i laziali siano così legati a Giorgio Chinaglia. Troppo di carattere, troppo esposto, troppo tutto. Ma ancora oggi, i tifosi vedono in Chinaglia solo il mito che non può essere in alcun modo intaccato, al di là di ogni limite umano. Per capire meglio la grandezza di Long John per un laziale, faccio riferimento alla storia familiare del nostro direttore Franco Capodaglio, che ha scelto di chiamare Giorgio suo figlio proprio in onore del suo beniamino Chinaglia.

La funzione religiosa in ricordo di Chinaglia 

Domani, venerdì 1° aprile, alle 17,30 tutta la Lazio si unirà per ricordare la scomparsa di Chinaglia con una messa in suo onore presso la Chiesa del Cristo Re di viale Mazzini ma non solo: «La funzione religiosa commemorerà Giorgio e i suoi amici – si legge in una nota della società – ovvero tutti coloro che, a vario titolo, hanno fatto parte del gruppo della Lazio del 74, artefici della più leggendaria storia biancoceleste».

Michela Santoboni

Classe ‘90, nasco in Sabina ma oggi vivo al mare. Divento giornalista nel 2017 collaborando con un sito a cui devo molto, Lazionews.eu. Dopo tante trasferte, anche all'estero (ultima quella di Riad, a dicembre 2019), approdo a Noibiancocelesti.com nel luglio 2020.

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