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EDITORIALE – Povera Italia: Dopo la vittoria contro la Turchia l’unico responsabile è Ciro Immobile, ma i colpevoli sono da ricercare altrove

L’Italia vince l’inutile amichevole a Konya contro la Turchia con il risultato di 3-2. Un gol di Cristante sugli sviluppi di un calcio piazzato e la doppietta di Raspadori hanno ribaltato l’iniziale gol di Under che aveva portato in vantaggio i padroni di casa. I tre gol segnati e una prestazione condita di tanti errori (vedi Donnarumma) hanno però portato alla ribalta di nuovo l’ennesimo interrogativo su Ciro Immobile questa sera assente. Il suo sostituto Scamacca però non ha di certo brillato e non ha avuto un ruolo attivo nelle reti, ma gli interrogativi degli addetti ai lavori sono stat rivolti di nuovo al bomber biancoceleste. Anche se non gioca Immobile fa parlare di sè e subito le malelingue si sono affrettate a constatare come l’assenza del centravanti dalla Lazio sia coincisa con una ritrovata vena realizzativa degli azzurri. Fumo negli occhi per l’Italia pallonara fatto apposta per sviare le poche indicazioni che una gara del genere ha dato. In effetti se la prestazione del sostituto di Immobile ha messo di nuovo in evidenza come il modo di giocare di Mancini non permette al centravanti di avere palloni giocabili in area di rigore, ben altre considerazioni si possono fare in altri ruoli.

La doppietta di Raspadori ha messo in evidenza come l’abulico ed inutile Insigne avrebbe potuto essere sostituito in maniera più efficacie dal calciatore del Sassuolo. Stesso discorso per Biraghi autore di due assist che molto meglio ha fatto di Emerson che nei 95′ minuti giocati con la Macedonia non è mai riuscito ad arrivare sul fondo per fare un cross pericoloso. Altra considerazione può farsi su Cristante autore del gol del pareggio che è apparso più utile per struttura fisica al Jorginho spento contro i Macedoni che è rimasto imbrigliato in una marcatura a uomo prevedibile alla quale non ha opposto alternative. Ultima considerazione deve farsi anche su Giorgio Chiellini che ha dimostrato di non essere al 100% tanto da soffrire le pene dell’inferno l’ex giallorosso Under. Anche la scelta di Mancini di schierarlo nei minuti finale della sfida di play off ad oggi rimane censurabile visti i risultati sul campo. Di tutto questo però non si è parlato nel post partita e “Mamma Rai” ha addirittura mandato in scena una sorta di difesa strappalacrime del tecnico e del Presidente Federale. Uno spettacolo privo dell’opportuno senso critico che una figuraccia del genere avrebbe meritato ancora a pochi giorni dalla disfatta di Palermo. Ma niente tutto tace perchè il capro espiatorio è bello che impacchettato da servire all’opinione pubblica in nome della conservazione dello status quo.

Gravina l’intoccabile e l’incriticabile è l’uomo da cui ripartire per cambiare il movimento. Nessuno però mette in evidenza come il Presidente della FIGC nulla ha fatto per cambiare quanto ereditato dal suo predecessore Tavecchio. La verità vuole che l’uscita con la Macedonia è una macchia talmente indelebile e grave che non ha paragoni con la doppia sfida contro la Svezia. Quella volta un girone con una Spagna superiore ed il play off di andata e ritorno con gli Scandinavi mise in evidenza oltre che i limiti di un tecnico poco dopo liquidato anche le magagne di un movimento che non aveva offerto grandi alternative tecniche. Stavolta è accaduto il contrario. Un girone ai limiti del ridicolo con la Svizzera spauracchio è diventato una missione impossibile dopo i pareggio casalingo con la Bulagria, i rigori sbagliati con gli scandinavi e l’orripilante partita con l’Irlanda del Nord. Risultati raccapriccianti uniti ad un gioco che mostrava sin da settembre delle lacune su cui Mancini ha sbattuto la testa fino a farsi male. Debiti di riconoscenza pagati a carissimo prezzo dagli italiani, ma non dai primi responsabili. Siamo alla vergogna nella vergogna perchè passata la delusione l’unico responsabile che i media offrono al popolo è Ciro Immobile, ma i colpevoli sono da ricercare altrove.

Povera Italia…

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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