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11 anni fa l’addio a Bob Lovati: l’eleganza di scegliere di essere laziali

“Amo lo sport, le donne e la vita. Ogni giorno che passa è un giorno felice”. Le passioni di una vita, insieme alla Lazio, naturalmente, la società che lo ha amato e osannato prima in campo poi da osservatore. La società a cui Roberto Bob Lovati ha dato tutto se stesso. A 11 anni dalla sua morte, il suo nome è scritto tra le stelle del cielo biancazzurro: è stato portiere di grande livello negli anni ’50-’60. Le maggiori presenze (135) le ha collezionate con la maglia biancoceleste. Nel club capitolino era rimasto poi come allenatore delle giovanili, preparatore dei portieri, tecnico della prima squadra e poi dirigente. Due le sue presenze con la maglia azzurra.

Un uomo elegante, simpatico, sorridente e misurato che riusciva a cancellare anche l’odio stracittadino. Dal Nord arrivò nelle Capitale nel ’56, sei stagioni a difendere la porta della Lazio. Bravissimo nelle uscite e famoso per il rinvio di pugno nelle situazioni più difficili. In Nazionale fu di passaggio: nel ’57, durante la trasferta a Zagabria, Lovati fu battuto per ben sei volte (e i romanisti lo sfottevano e lo chiamavano “Bob a sei”), conto la Jugoslavia.

Con la maglia biancoceleste Lovati vince la prima coppa Italia nel ’58. Da calciatore appese gli scarpini al chiodo nell’estate giovanissimo, a 33 anni, ma restò in casa Lazio. Dal giorno dell’addio al calcio giocato, Bob è diventato un punto di riferimento fuori dal campo per la società capitolina. Istruttore dei giovani, osservatore, dirigente, vice-allenatore e allenatore della prima squadra. Celebre il suo bel rapporto con Maestrelli. Quando il Maestro si ammalò, fu Locati a prendere le redini della squadra gestendo un periodo terribile.

Il suo curriculum da calciatore con la Lazio è di 146 presenze complessive, di cui 135 in campionato e 11 in Coppa Italia. Il bilancio da allenatore è di 105 partite (93 in campionato e 12 in Coppa Italia). A Formello  è sorta anche l’Academy “Roberto Lovati”, centro per giovani dedicato all’ex portiere dei biancocelesti Bob.

Qualche anno fa uno striscione della Nord racchiuse quello che Lovati ha rappresentato per la Lazio:

“Bob è stato e sarà la Lazio”. Passione sportiva, l’esserci anche quando tutto sembra andare male. L’eleganza. Perché anche quando un giorno ha lasciato la sua scrivania a Fornello, ha sempre ringraziato per una tessera allo stadio, o un cancello aperto. “Signori si nasce”, per dirla con Totò. Ed è sempre un onore sapere che uno con i valori tecnici ed umani di Roberto Lovati abbia fatto la storia di questo club.

Michela Santoboni

Classe ‘90, nasco in Sabina ma oggi vivo al mare. Divento giornalista nel 2017 collaborando con un sito a cui devo molto, Lazionews.eu. Dopo tante trasferte, anche all'estero (ultima quella di Riad, a dicembre 2019), approdo a Noibiancocelesti.com nel luglio 2020.

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