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Daniel Guerini, il suo agente Luca Antonini lo ha ricordato con una lettera

Un anno fa ci lasciava Daniel Guerini. Il talento classe 2002 della Primavera della Lazio, è deceduto la sera del 24 marzo 2021 in un incidente stradale. Il suo agente, Luca Antonini, ha voluto ricordarlo con una toccante lettera sul sito gianlucadimarzio.com.

“È passato un anno, Daniel.
E mi manchi.
Non sono uno che ama fare proclami, lo sai. Ma mi manchi nella quotidianità. Nelle nostre telefonate da amici, perché quello eravamo. Mi chiamavi per qualsiasi cosa, con la tua voce solare e quel modo tutto tuo di parlare. Ti capivo e non ti capivo, ci scherzavamo su. Tu alzavi il telefono, io rispondevo. E mi raccontavi tutto: un libro aperto, qualunque cosa. Anche se sapevi che magari ti avrei fatto il cazziatone. Perché un talento come il tuo non poteva essere sprecato. Un talento come il tuo, forse, l’Italia non ce l’ha. Mi dicevi che avevi comprato la scarpa firmata, e io ti rispondevo di pensare al campo. “Sei una testina”, ammonivo con il cuore di un amico, non di un procuratore. E sapevo che in tempo-zero ne avresti parlato con tua mamma, Michela, e lei mi avrebbe chiamato per concordare con me: “Luca hai ragione, glielo dico anche io”. 

Volta dopo volta, vedevo il tuo atteggiamento cambiare. E alla Lazio eri diventato un vero professionista: ascoltavi l’allenatore (senza più fare il genio-ribelle), arrivavi al campo un’ora prima, ti curavi. Michela era sempre più contenta. E pian piano le nostre famiglie si sono fuse, diventando quasi una cosa sola: l’ultima volta che ci siamo sentiti, mi avevi videochiamato tu, per fare gli auguri a mia figlia Viola, che compie gli anni il giorno dopo di te. Ti adoravano, le mie figlie. Ed erano anche venute a vederti, a Roma, con me, mia moglie, tua mamma. La nostra famiglia

Di te mi colpiva la limpidezza, la sincerità. Nei sentimenti. Eri unico. Ci siamo sempre detti tutto. Abbiamo instaurato un grande rapporto. E, quella sera di un anno fa, quel castello è crollato completamente. Mi è caduto il mondo addosso. Sentivo le gambe che cedevano. Mi è arrivata la telefonata della Lazio, dicendomi che avevi fatto un incidente, e che avei dovuto aggiornarli su cosa fosse successo. Nella mia testa ho pensato: “Guarda questo cretino, ha appena preso la patente e ha già fatto un incidente”. Credevo fosse un tamponamento, una botta, niente di che. Ho chiamato Michela. Nulla. Una volta, due, tre, quattro. Alla quinta, mi ha risposto qualcuno. Un cugino, penso. “Non posso passarti Michela. Stai in silenzio”. E io sono andato su tutte le furie: “Dimmi ora che cazzo è successo”. 

“Daniel non c’è più”. 

Silenzio. Inizio a tremare. 

Sono venuto al tuo funerale, ma non ho avuto la forza di entrare. Il dolore era troppo forte. Volevo lasciare il mondo del calcio. Andarmene, fuggire. E invece ho deciso che avrei continuato, più forte di prima. Con l’ambizione di portare un ragazzo in prima squadra alla Lazio, per onorare il tuo sogno. Che era vicinissimo a realizzarsi. Mancava poco. E, sono sicuro, ce l’avresti fatta: saresti diventato il 10 biancoceleste. Perché quella era casa tua. È passato un anno, è volato. E io non voglio proprio accettare che tu sia scappato via. Non riesco a pensare che tu non ci sia più. Perché tu non sei andato via. Sei vivo. Sei qui, accanto a me. Sempre. 

Tuo, Luca”.