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ESCLUSIVA – Fabio Petruzzi: “Derby? Qualcosa di indescrivibile. Mou e Sarri? Vedo delusione nell’ambiente”

In esclusiva per NoiBiancocelesti.com abbiamo intervistato Fabio Petruzzi, ex calciatore che ha indossato le maglie di Roma, Bologna, Brescia, Casertana ed Udinese. In carriera ha collezionato ben 304 presenze, tra cui una anche in Nazionale, mettendo a segno 6 goal e portando a casa in una delle sue prime esperienze un campionato italiano di Serie C1. In occasione del derby di domani abbiamo ascoltato gli umori di l’ex giallorosso da sempre rimasto legato ai colori della sua ex squadra.

Un suo ex allenatore diceva che i derby erano partite come le altre. Lei che ne ha giocati tanti, che pressione sentono i calciatori prima della sfida tra Roma e Lazio?

“E’ un qualcosa di indescrivibile, per chi è soprattutto nato qui a Roma. Io parlo da romano e romanista, il derby è la partita che da quando sei bambino la sogni, non vedi l’ora di vederla, di giocarla e di indossare quella maglia che hai sempre sognato di portare. Insomma, è l’unico match che rientra maggiormente nel cuore del tifoso di entrambe le squadre. L’emozioni che si provano sono uniche, descriverle non si può”.

Qual è il derby più bello e quello più brutto che ricorda in particolare?

“Beh, il derby più bello è naturalmente quello del 3-0 del 27 novembre ’94, con Mazzone in panchina. Una vittoria che arrivò grazie ai goal di Balbo, Cappioli, Fonseca. Invece, il più brutto, è il 4-1 della Coppa Italia del 6 gennaio del 1998”.

Che rapporto aveva con Carlo Mazzone?

“Il rapporto con mister Mazzone è stato splendido, sono stato sei o sette anni calcistici con lui, quindi per un calciatore sono tanti. C’è stata stima da entrambe le parti, gli devo tanto, tutto calcisticamente perché per merito suo sono arrivato a certi livelli, spronandomi in continuazione a tirar fuori quel carattere che inizialmente era chiuso. Mi ha insegnato e dato molto, è una persona fantastica. Stiamo parlando di un tecnico che secondo me meritava anche di più, visto che spesso è stato etichettato come allenatore difensivista ma solo perché ha allenato prima della Roma, squadre che lottavano quasi sempre per la salvezza. C’erano i due punti ad allora e conquistare un punticino era oro. Gli voglio inoltre fare tanti auguri, che oggi compie gli anni”.

La Lazio in quegli anni aveva grandi attaccanti, qual era l’avversario che temeva maggiormente?

“Senza ombra di dubbio, Beppe Signori. Era un giocatore che ti castigava al primo errore, uno che conosceva la porta, la vedeva e sapeva dove si trovava e dove doveva mettere il pallone. Quindi, non potevi perdere un secondo la concentrazione che ti faceva male”.

Una stagione senza ombra di cambiamenti per Roma e Lazio con due tecnici importanti come Mourinho e Sarri, chi è più avanti nel progetto?

“Ad oggi, sinceramente, credo siano sullo stesso livello, ancora in fase di costruzione. Nel senso, secondo me c’è in casa Roma c’è delusione, perché con Mourinho ci si aspettava qualcosa di diverso. Magari non tanto nel gioco ma soprattutto nell’intensità, nell’essere più squadra in campo. Sicuramente non creando tanto ma lasciando poche opportunità agli avversari. La Roma questo ad ora purtroppo non lo fa. Prossimamente sono convinto che arriveranno giocatori importanti, che potranno fare il definitivo salto di qualità. Mentre, per quanto riguarda la Lazio, è lo stesso discorso. Stiamo parlando di due club che stanno lottando per il quinto, sesto, settimo, ottavo posto. Credo che anche da parte dei biancocelesti ci sia delusione, vero che ultimamente si son visti sprazzi di gioco ma è anche vero che spesso incappata in umiliazioni, vedi contro il Napoli o contro il Bologna”.

Sarri e Mourinho due modi diversi di intendere il calcio. Come imposteranno secondo lei la partita i due tecnici?

“Non lo so come la imposteranno, mi auguro sia una bellissima partita, aperta su entrambi i fronti, senza tatticismi perché a mio parere sono due club che possono far vedere che di calciatori ce ne sono. Presi negli undici, per me la Roma è da primi quattro posti ed è più forte della Lazio, se devo essere sincero. Poi, se mi parli di rosa è carente di giocatori. Stesso discorso nei biancocelesti, se vado a vedere dal centrocampo in su è una squadra di qualità ragazzi, c’è gente come Luis Alberto, Immobile, Milinkovic, Pedro o Zaccagni. Dietro invece, ha dei problemi evidenti, sia sugli esterni bassi ed anche nei due di difesa. Non tanto Luiz Felipe, che in un modulo con quattro difensori gioca bene ma Acerbi, abituato a giocare a tre in precedenza con Inzaghi”.

Qual è il punto debole dove la Roma può far male alla Lazio?

“Il punto di forza dei biancocelesti sta negli esterni, da una parte Pedro e dall’altra Felipe Anderson, con l’assenza per squalifica di Zaccagni. La Roma deve fare attenzione soprattutto agli inserimenti di Milinkovic, che andrà a fare una sorta di seconda punta dietro ad Immobile. Per quanto riguarda i giallorossi, credo possa far male alla Lazio Mkhitaryan, bisognerà vedere poi la situazione Pellegrini. Se ci sarà o meno. Mi aspetto una grande prestazione anche di Zaniolo, che nelle ultime uscite non ha fatto benissimo e di una squadra che sa dell’importanza della partita, decisa nel riuscire a portare via i tre punti”.

Ce lo fa un pronostico per domani?

“No, i pronostici lasciamoli perdere (ride, ndr). Intanto, è bello che piano piano la gente stia tornando sempre di più allo stadio. Speriamo di rivedere uno Stadio Olimpico pieno, anche per partite con obiettivi importanti”.

Alessio Giordano

Sono un ragazzo romano di 18 anni, innamorato dello sport in generale, ma in particolar modo del calcio, con il sogno nel cassetto di lavorare un giorno come giornalista sportivo. Nonostante la mia giovane età, credo di aver anticipato nettamente i tempi. Attualmente infatti, collaboro per le seguenti testate giornalistiche: NoiBiancocelesti e SportPress24.

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