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EDITORIALE LAZIO – L’identità di gioco non basta quando manca un obiettivo

Quello che era diventato uno dei punti forti della Lazio di Simone Inzaghi sta rischiando di diventare uno dei problemi della Lazio di Maurizio Sarri. Troppi errori nei minuti finali delle gare che stanno condizionando l’andamento di questa stagione. I gol presi contro Atalanta, Udinese e Napoli hanno praticamente tolto alla squadra di Sarri 5 punti pesantissimi che avrebbero potuto rilanciarla in altre posizioni di classifica. Anche in Europa League il cammino è stato condizionato dal gol subito a Marsiglia sempre ad una manciata di secondi dal termine della gara. Il comune denominatore di queste reti è la mancanza di mantenere il sangue freddo nelle situazioni di gioco in cui tecnica e tattica c’entrano poco ed in cui l’esperienza e soprattutto un pizzico di furbizia servono per congelare il risultato. A volte specchiarsi in quelle che possono essere buone prestazioni non basta, ma c’è bisogno di una sana dote di cattiveria e di astuzia che nell’arco del campionato e delle coppe abbiamo visto avere alle formazioni avversarie. L’esempio è l’ultima gara di Europa League contro il Porto, quando nell’ultimo quarto d’ora i portoghesi hanno spezzato il ritmo della gara con giocatori che continuamente sono andati a terra ed hanno richiesto le cure dei medici. Abbiamo visto portieri essere ammoniti per perdite di tempo e giocatori fingere conseguenze gravissime a seguito di normali scontri di gioco.

Se poi come dice Sarri non si riesce nemmeno a capire di dover fare un fallo a 50 metri dalla porta per ottenere un risultato allora siamo di fronte a delle ingenuità troppo grandi per una squadra che ha mire di alta classifica. In un campionato così equilibrato i dettagli possono fare la differenza ed ad oggi la Lazio paga a caro prezzo delle distrazioni che ripetute nel tempo sono davvero inaccettabili. Se la squadra sta dando segnali di aver assimilato un’identità ben precisa, ci sono però delle carenze di personalità difficilmente spiegabili per dei professionisti che hanno tutti esperienza internazionale. Difficile però pensare che siano delle carenze riportabili al singolo calciatore visto che la gran parte del gruppo c’era quando la Lazio andava a segno oltre il 90esimo minuto. Quello che forse manca rispetto al passato è un obiettivo concreto da raggiungere che potrebbe aver determinato nella mente dei calciatori questa sufficenza inaccettabile in determinate situazioni. Manca la fame e la voglia di arrivare al risultato oltre ogni costo anche andando a scavare nelle maglie di un regolamento che ti permette di comportanti come fano gli altri quando sei tu a dover recuperare.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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