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ESCLUSIVA – Delio Rossi: “Luis Alberto va lasciato libero dagli schemi. Con la Lazio ho realizzato il mio desiderio…”

Lazio – Atalanta, Sarri contro Gasperini, e non solo. Tanti i motivi di interesse che gravitano intorno a una sfida che, specie nel recente passato, ha sempre regalato brividi ed emozioni. Due squadre rimaneggiate proveranno a conquistare i tre punti nella notte dell’Olimpico: vittoria che sfuggì in extremis nella palpitante sfida di andata ai biancocelesti, beffati nel finale da un tocco sottomisura di De Roon. Gli uomini di Gasperini cercano punti per rintuzzare in chiave quarto posto l’attacco della ritrovata Juventus, attesa dalla delicata sfida contro il Milan nel posticipo domenicale, mentre una vittoria rilancerebbe Immobile e soci, reduci dal blitz di Salerno e dalla sofferta quanto meritata vittoria ai danni dell’Udinese in Coppa Italia.​ Alla vigilia della supersfida di sabato sera tra la Lazio e la Dea, abbiamo sentito un illustre doppio ex: Delio Rossi. Il tecnico riminese si è infatti seduto su entrambe le panchine. La brevissima parentesi di Bergamo (2004 – 2005) fece da prologo al suo lustro a Roma (2005- 2009) condito dalla vittoria della coppa Italia, suo primo trofeo da allenatore, nella magica notte dell’Olimpico contro la Sampdoria.​ Delio Rossi è entrato nel cuore del popolo laziale la sera del 10 dicembre del 2006 quando, al termine di un derby stravinto, sfidò i rigori invernali tuffandosi nella fontana del Gianicolo. Un personaggio che ha indubbiamente lasciato una traccia significativa in seno al club più vecchio e titolato della Capitale.

Salve, mister, ben ritrovato, sabato sera la Lazio ospiterà l’Atalanta: che gara si aspetta?

“Si affrontano due squadre importanti che già all’andata avevano dato spettacolo. Sarà una sfida condizionata fatalmente dalle tante assenze, nonostante tutto ho la sensazione che sarà una sfida vibrante e intensa nella quale potrà accadere di tutto. La Lazio si misurerà con la più europea delle nostre squadre, l’Atalanta, che negli ultimi anni ha fatto benissimo acquisendo solidità e compattezza: una gara affascinante che di sicuro non tradirà le attese”.

Il cammino dei biancocelesti fin qui è stato scandito da troppi passaggi a vuoto: si aspettava un inizio così in salita della nuova Lazio targata Sarri?

“Francamente no. Sapevo che ci sarebbero stati dei problemi figli anche della nuova filosofia tecnico – tattica sposata da Sarri, allenatore che stimo moltissimo fin dai tempi della Sangiovannese in serie C2. La squadra ha bisogno di certi equilibri, e alcuni interpreti della rosa attuale non sono congeniali al tipo di gioco che vuole l’allenatore…”

Che cosa pensa del caso Luis Alberto?

“Lo spagnolo è un giocatore importante, deve a mio giudizio essere lasciato libero, non prigioniero di schemi tattici rigidi per sprigionare quel talento smisurato che ha sfoggiato durante l’era Inzaghi. Se la società volesse proprio privarsene, è chiamata a rimpiazzarlo con un altro del medesimo rango. Detto ciò, credo che la Lazio abbia maledettamente bisogno del miglior Leiva, pedina troppo importante dal punto di vista tattico”.

E Milinkovic Savic?

“Un fenomeno, lo trovi ovunque, è il mio giocatore ideale. Nonostante qualche panchina di troppo il suo rendimento è notevolmente lievitato, il centrocampista serbo unisce qualità a quantità, è il giocatore più internazionale della Lazio, potrebbe giocare in qualsiasi club europeo.”

Immobile,intanto, sempre più protagonista a suon di gol…

“Ciro non sbaglia un colpo, alla Lazio si sente un re, gode della fiducia dei compagni per i quali è un punto di riferimento importante, un leader indiscusso; alla Lazio poi non è condizionato mentalmente come accade invece in maglia azzurra.”

A proposito di Nazionale: ce la farà l’Italia di Mancini a qualificarsi per i prossimi mondiali del Qatar?

“Bisogna vedere che squadra avrà a disposizione Mancini il prossimo marzo. Se il tecnico azzurro riuscirà a recuperare alcuni interpreti importanti non farà molta fatica a strappare il visto per il campionato del mondo.”.

Facciamo un tuffo nel passato: che ricordi conserva del suo lustro sulla panchina biancoceleste?

“Fui accolto con diffidenza, ero un tecnico che si era messo in luce in cadetteria ma nulla di più. Erano i primi anni dell’era Lotito chiamato a gestire il dopo – Cragnotti: anni delicati, la gente non era contenta, montava sempre più forte la contestazione ma col lavoro sono riuscito a esaudire il mio desiderio, quello di riportare il pubblico allo stadio. Sogno avveratosi quella notte di fine maggio del 2009, mia ultima panchina con la Lazio vittoriosa dopo la lunga lotteria dei rigori contro la Sampdoria: chiudere in quel modo, alzando un trofeo davanti a quella cornice sontuosa, è stata la mia vittoria più grande”.

di Libero Marino

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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