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foto di Claudio Pasquazi

Reina: “Alla Lazio per aiutare Strakosha, poi…”

Torna a parlare Pepe Reina e lo ha fatto al FourFourTwo Magazine dove l’estremo difensore biancoceleste ha raccontato della sua carriera, delle sue ossessione e dell’avventura alla Lazio.

La Champions League

“Tutto è accaduto cosi in fretta e senza nemmeno accorgermi mi sono trovato a giocare la finale di Champions League. Ad oggi dico che non ero pronto per vivere quell’esperienza al 100% proprio a causa della pressione. All’epoca pensavo che avrei giocato altre finali di Champions League, ma purtroppo non è stato così e quella è rimasta l’unica occasione. In quella partita eravamo la squadra migliore, ma perdemmo ugualmente. Il primo gol ci ha mandato in tilt perchè arrivato prima dell’intervallo, mentre il secondo è stato una mazzata con Inzaghi che tra l’altro ha colpito il pallone con la caviglia facendolo passare sotto al mio corpo. Volevo vincere per me, per i miei compagni di squadra, ma soprattutto per mio padre. La Champions League deve qualcosa alla famiglia Reina. Se non ce l’ha fatta mio padre e non ce l’ho fatta io, spero che ce la farà mio figlio a conquistarla. Luca gioca in porta nelle giovanili della Lazio, seguire le orme di suo nonno e suo padre, o almeno lo spero”.

L’ossessione di fare benzina prima delle partite del Liverpool?

“E’ uno dei tanti stupidi rituali che ho avuto nella mia carriera. Sono molto superstizioso e cerco di mantenere sempre la stessa routine prima delle gare. E’ cominciato quando avevo fatto il pieno prima di una partita in cui non avevo subito gol ed avevamo vinto. Da quel momento ho fatto il pieno prima di ogni partita. Una volta mi servivano dolo 5 sterline per fare il pieno e il benzinaio mi disse “Ma che cazzo stai facendo?”. Alla Lazio però non l’ho mai fatto perchè mi sono reso conto che alla fine sembravo un pazzo perchè dopo Liverpool ho smesso”.

I 40 anni si avvicinano, alla Lazio Reina si è sentito ancora un protagonista di livello

“Il segreto della mia longevità sta nell’amore per questo gioco. Sono arrivato l’anno scorso ed il mio ruolo era quello portiere di riserva, per cercare di dare una mano ai ragazzi e aiutare Thomas Strakosha a crescere. Poi, improvvisamente, a causa della sua positività al Covid-19 ha saltato per cinque partite. Da li in poi sono stato promosso nella gerarchia e Simone Inzaghi, ha deciso di invertire i ruoli e sono rimasto il titolare per il resto della stagione. La dedizione è l’aspetto più importante insieme all’amore per questo sport. Per essere ai massimi livelli uno, tre, quattro o cinque anni, il talento non basta. Non so per quanto tempo giocherò ancora. Forse un paio di anni? Penso che quando non sentirò più le farfalle nelle stomaco sarà il momento di dire addio”.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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