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Caso Salernitana, il braccio di ferro tra Lotito e Gravina ha portato alla sconfitta di entrambi

Il caso Salernitana può considerarsi come l’ennesimo pasticcio all’italiano, risolto all’ultimo minuto in cui non c’è nessun vincitore, ma solo due grandi sconfitti. Il braccio di ferro tra Lotito e Gravina ha portato questa situazione a risolversi solo a due minuti prima della campanella che avrebbe sancito una nuova fine, ancor più tragica, del club campano. Dal 10 maggio al 31 dicembre non si è riusciti ad arrivare ad una mediazione che avrebbe tutelato maggiormente il club campano relegato in questo momento all’ultimo posto della serie A.

Alla fine i dati di fatto sono inequivocabili, una società di serie A verrà acquistata per una somma vicina ai 10 milioni di euro. Una cifra ridicola se confrontata a quelle di qualsiasi squadra di un campionato di prima fascia. Questa è l’ultima avvilente testimonianza che il calcio italiano vive un momento drammatico dal punto di vista economico e finanziario generato da una gestione sconclusionata da parte di tutte le componenti. Dai presidenti delle squadre, per passare alla Federazione ed infine alla Lega, sembrano tutti muoversi senza alcun filo conduttore mossi solo da interessi personali a stretto giro senza guardare ad una prospettiva di sistema ad ampio spettro.

Il braccio di ferro tra Gravina e Lotito ha portato solo a danni d’immagine per il campionato, danni sportivi per la Salernitana e nessun vincitore. Lotito non avrà tati soldi come quelli che sperava, mentre Gravina si trova di fronte all’ennesimo pasticcio che non fa altro che aprire gli occhi su una necessaria e profonda riforma del sistema calcio. Le regole non possono di certo scriversi in corsa, ma la Salernitana era di Lotito già da diversi anni durante i quali si sarebbe potuta trovare una soluzione diversa da quella raffazzonata ideata solo dopo la promozione dello scorso anno. Una Federazione che non ha una regolamentazione su un punto così controverso è segnale di mancanza di lungimiranza. La colpa di quanto accaduto non si può dare a Claudio Lotito che ha agito in virtù di deroghe e regole avallate dalla FIGC, la quale però al tempo stesso non ha mai pensato di ideare una via d’uscita che tutelasse gli interessi della Salernitana piuttosto che quelli di Lotito. Il presidente della Lazio dal canto suo avrà perso dei soldi, certamente tanti rispetto a quelli che avrebbe potuto avere in caso di una vendita senza una scadenza certa. La FIGC e Gravina però avranno il peso di una sconfitta morale, simbolica e deleteria per tutto il movimento calcistico italiano. Una squadra di serie A veduta a 10 milioni equivale ad una sconfitta paragonabile alla mancata qualificazione dell’Italia al secondo mondiale consecutivo. Speriamo di non dover raccontare entrambe le notizie in questo 2022.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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