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(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images for Lega Serie A)

Lotito: “Lazio grande famiglia. Sarri può fare la differenza…”

Durante la cena di Natale ha preso la parola il presidente della Lazio Claudio Lotito che ha tenuto un discorso toccando diverse tematiche ed in cui oltre a spronare la squadra ha chiarito alcuni temi tra cui anche il contratto di Sarri.

Sono il presidente di questa grande famiglia che è cresciuta molto dal punto di vista organizzativo e nella credibilità. L’altro giorno pensavo ai giocatori che hanno militato dal 2004 al 2006 ed hanno fatto la storia della Lazio perché nei momenti di grande difficoltà si sono rimboccati le maniche, hanno sofferto e ottenuto dei risultati che proporzionati a quelli che facciamo ora sono altro che la Champions League. Ci sono tante persone qui che militano e lavorano nella Lazio da prima della mia gestione. Ricordano come era organizzata e le difficoltà, la mancanza del pagamento degli stipendi. Un centro distrutto dove non c’era nulla, senza un ristorante e con le panche di legno. Oggi faccio una riflessione alla luce di certi  comportamenti e atteggiamenti. Alcune persone non hanno colto l’importanza di far parte di una grande famiglia che ha una storia di oltre 100 anni e ognuno ha un ruolo, e che in questo ruolo ci si deve identificare dentro e dare il massimo. Lo dico perché vedo tanta gente per le strade che mi ferma e mi chiede che succede. Succede che non hanno coscienza di dove vivono. La Lazio non è un punto di partenza ma un punto di arrivo, abbiamo dato credibilità al sistema attraverso la nostra gestione e il rispetto, il merito che qualcuno dimentica e lo spirito di gruppo che qualcuno ha proprio dimenticato. Non si rendono conto che apparteniamo a una grande famiglia che è un ente morale dove il mio predecessore che spero di onorare, cedette alla città di Roma il proprio campo sportivo per fare gli orti di guerra per le persone che non avevano denaro. Forse oggi abbiamo troppo e me ne pento perché non colgono gli sforzi e i sacrifici che le persone militano in questo club fanno tutti i giorni”.

SARRI

“Giustamente il mister diceva qui tutti parlano con l’io e non con il noi. Io vorrei che in una famiglia di cui sono il padre fosse riconosciuto a ognuno il proprio ruolo, non solo i diritti ma anche i doveri e il rispetto per il lavoro di tutti. C’è gente che vive per voi. Avete visto con quanta passione, con quanto trasporto con quanta dedizione vi osannano. Voi esistete perché qualcuno vi rende visibili sul piano del rispetto e della considerazione. Qualcuno di voi questo lo dimentica. Io ho incontrato un uomo che può fare la differenza nel mondo del calcio che è mister Sarri ritengo che sia uno che vive di passioni autentiche, che vive per il calcio non come elemento di sostentamento ma perché crede in certe situazioni perché è la sua passione. Se oggi qualcuno può pensare che il mister sia precario non lo è, vi dico che ho dato mandato al segretario di rinnovargli il contratto di altri due anni immediatamente”.

DARE IL MASSIMO

“Per far capire che qui ci sono le regole che devono essere rispettate da tutti, noi siamo i primi che le rispettiamo come club. Vedete quello che sta succedendo nel sistema, e quando io lo dicevo dieci anni fa mi prendevano tutti in giro. È finito il tempo in cui il silenzio diventa assenso, oggi la gente deve dimostrare con i fatti quello che vale perché lo pretende, perché vi dà e deve ricevere soprattutto nel mondo dello sport. Se uno non si applica non ottiene i risultati, evitiamo di dire ‘ah non è colpa mia perché non gioco’ qui si tratta di dimostrare con i propri atteggiamenti di dare il massimo. Dice che c’entra lo do sempre il massimo. Non è vero.”

L’ESEMPIO DI KLOSE

“Ricordo a Tare un fatto che è rimasto scolpito nella mente. Arriva Klose lo portammo a dormire al River Chateux ed era il suo compleanno, era con la moglie i figli, io e Tare, e gli ho offerto una torta. Lui mi disse alle 23:10 con molta umiltà  “Presidente io domani mi devo allenare posso andare a riposare”, parliamo di Klose. Si è allenato con la Primavera il giorno dopo. Klose finendo l’allenamento con la Primavera, è andato nella rete e ha raccolto i palloni uno per uno e li ha riportati dentro lo spogliatoio, ecco perché è diventato capocannoniere mondiale. Altra cosa ho dato mandato alla dottoressa, io sono contro lo spreco perché vengo da un’altra attività dove la gente si sveglia alle 6 per guadagnare mille euro. Quando vedo le bottiglie di mezzo litro buttate dopo solo due sorsi mi dà fastidio. C’è gente che non ha acqua, avete visto ai confini della Polonia che non hanno l’acqua per bere? Ho detto siccome non apprezzano, riduciamo il volume non mezzo litro, ma un quarto. Questo per far capire che è un problema di testa. Lotito è un presidente che tutti vogliono abbattere perché è un rompiscatole che vuole le regole, vuole il rispetto, vuole il merito. Questa società ha perso questi elementi e quando uno non lo fa non rispetta l’aspetto umano. Se non hai la sensibilità di capire questo non puoi appartenere a questa famiglia. Una famiglia che ha i valori dell’umiltà, del superamento degli steccati di natura sociale, culturale, economica e razziale. La Lazio viene additata sempre, ma non è così perché l’ha dimostrato con i fatti e con la mia gestione ha cambiato a 360° mettendo a repentaglio la mia incolumità e quella della mia famiglia. Io credo in questi valori e li affermo ogni giorni con i comportamenti. Campione ti deve essere riconosciuto. Ecco che la differenza tra un giocatore normale e un campione è che il campione ha un valore aggiunto, in questo gruppo c’è gente che rispetto molto per la sensibilità e responsabilità della quale ne vado orgoglioso. Non voglio fare nomi perché lui lo ha già capito perché lo dimostra con i comportamenti. Non conta lo stipendio e quanti gol si fanno, conta l’atteggiamento giusto perché solo con questo si vince. Il problema è l’egosimo, l’individualità non di mentalità. Si vince e si perde tutti insieme. Quando si perde la colpa è anche la mia perché ne sono responsabile. Io sono il presidente e il capo di questa baracca. Questa baracca punta ancora su di voi con comportamenti, atteggiamenti e trasporto. Un mio dirigente mi ha detto che vi vizio troppo. Aveva ragione, io sono passato da una fase di fame a oggi. Quando sono arrivato non si pagavano gli stipendi da tre anni. Sono entrato che pagavo due squadre, quella della Lazio che aveva vinto senza pagare gli stipendi e della mia Lazietta che costava un terzo e vinceva pagando pure i debiti degli altri. Bisogna avere la capacità di capire cosa stiamo facendo e di fermarsi e dire ‘ma mi sto comportando bene nel rispetto e gli interessi di tutti o solo in quelli personali?’. Ho visto che alcuni se ne sono andati, secondo voi è una qualità degna di rilevanza o una mancanza di rispetto?  Per noi bisogna vincere ma lo si deve fare con orgoglio e determinazione e con la consapevolezza di appartenere ad una grande famiglia. Voi dovete avere l’orgoglio dell’appartenenza. Sarri quando è arrivato gli avevano detto un sacco di cose, ma non pensava di venire in un posto dove si può fare calcio”.

L’APPELLO

“Non è una ramanzina, ma un appello. Voi volete fare calcio o volete solo i soldi? Se volete solo i soldi non è questo l’ambiente giusto. Noi vi vogliamo rendere felici di fare calcio. Il pallone per tutti il calcio per pochi.  Dovete fare in maniera di essere orgogliosi di appartenere a questa famiglia. Io qui mi ci sono sposato, prima era vecchio stile. Ora è arabeggiante ed è diverso.  Noi siamo la Lazio e questo tutti lo dimenticano. Però ne godete i benefici di esserlo, sulla puntualità degli stipendi, sull’organizzazione. L’erba del vicino è sempre più verde poi mi chiamano e chiedono di poter tornare. Da noi non ci sono cavalli di ritorno, se non meritate quest’ambiente è giusto che non ci stiate. Io punto su Sarri perché sono convinto che attraverso il suo comportamento di coerenza e determinazione si possono ottenere ottimi risultati, il tempo mi darà ragione ma soprattutto, nel farvi crescere sia sotto il punto di vista tecnico ma prima come uomini. Gli uomini si devono rendere conto di essere fortunati di fare parte di questa famiglia. Noi siamo una grande famiglia con ha delle regole che si devono rispettare. Fino ad adesso sono stato troppo buono per rispetto del mister per non fare invasione di campo. Non costringetemi a fare il Lotito di un tempo perché lo so fare molto bene. Voglio a tutti i costi portare avanti la crescita del sistema e del club. Non consentirò a nessuno di distruggere il mio operato. Sono diciotto anni che ricopro la carica di presidente, nessuno deve insegnarmi nulla. Ho preso una società con 550 milioni di debiti, non abbiamo mai fatto altarini di bilancio. Ho preso una squadra dall’eccellenza e l’ho portata in Serie A, unico caso in Italia. Nessuno mi deve insegnare niente. Sono io che posso insegnarvi ad essere uomini che è la cosa più importante. L’ho dimostrato nella vita e pretendo che lo facciate anche voi. Forza Lazio”.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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