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Lazio – Udinese, la conferenza stampa di Sarri: “Dopo Napoli li faccio rigiocare tutti, la responsabilità della sconfitta è collettiva”

Nella sala stampa di Formello si è presentato Maurizio Sarri che ha risposto alle domande dei cronisti in vista della gara di domani sera contro l’Udinese.

L’Udinese di Gotti?

“Luca è un ragazzo con un’intelligenza non comune quando ero al Chelsea lo ascoltavo molto e non era mai banale. Sta facendo un ottimo percorso e quest’anno l’Udinese anche in trasferta non ha concesso tantissimo diversamente dagli anni scorsi. E’ una squadra fisica e quindi mi aspetto una partita difficile”.

Sono in linea con i programmi i risultati?

“Io penso sempre di vincere le partite anche quando le difficoltà sono evidenti. Dopo la sosta per le nazionali abbiamo fatto tre partite e abbiamo fatto tre punti, mentre in stagione abbiamo fatto cinque partite dopo l’Europa League e abbiamo fatto 4 punti. Mentre nelle altre sei partite che rimangono abbiamo ottenuto 14 punti. Passiamo da una media di 2.30 a partita a una media da squadra che lotta per la salvezza dopo gli impegni extra. Il problema è capire quale sia la verità della nostra squadra perchè ha fatto delle ottime partite alternando prestazioni da squadra completamente scarica dal punto di vista delle energie nervose. È una problematica molto pesante nel calcio attuale perchè mentre negli altri anni le situazioni particolari capitavano una volta al mese, adesso le troviamo costantemente. Si stanno cercando i motivi di questi cali e lavoriamo affinché si trovi il modo per poter intervenire, ma ci rendiamo conto che non è una problematica di semplice risoluzione. Poi però bisogna avere anche le idee più chiare su quello che si vuol fare. Quando il Liverpool prese Klopp arrivò undicesimo il primo anno e ottavo il secondo per poi vincere tutto. Bisogna avere una visione più ampia di quello che c’è da fare anche se io non penso di essere bravo come lui”.

Sarà quindi un anno di transizione?

“Non è stato un problema tattico perchè a Verona, Bologna e Napoli il modulo c’entra poco. Quando la squadra è passiva perdi anche li aspetti bassi piuttosto che se li vai a prendere alti. Il problema è saper gestire le energie nervose, sapersi ricaricare più velocemente anche nei momenti dispendiosi. Alcune volte ci si riesce, altre volte stacchiamo completamente la testa in maniera inconscia. L’allenamento fatto sabato era un allenamento di poco dispendio di energie fisiche però era un allenamento in cui serviva attenzione, i calciatori erano molto attenti, quindi penso che sia un problema inconscio. La testa sovraccarica va a scaricare sul sistema nervoso senza che nessuno possa intervenire. Che la partita di domenica si sarebbe perso lo si vedeva già durante il riscaldamento e l’abbiamo persa anche lì, non c’era nient’altro da fare”.

Quali gli accorgimenti per migliorare la solidità difensiva?

“Prima della sosta abbiamo fatto un periodo in cui nelle ultime quattro partite abbiamo preso tre gol tutti su rigore. Dovremmo trovare gli accorgimenti se la squadra fa quello che deve fare e poi qualcosa non funziona, in Italia siamo dei maestri nel cambiare. Ma se si fa una cosa male perchè allora si cambia. La sanità pubblica funziona male, allora andiamo alla sanità privata. Eh no, non funziona così. Bisogna sistemare quello che facciamo male. Non è che si può valutare una situazione finché non viene applicata nella maniera giusta poi se non dovesse funzionare andiamo a vedere cosa si può fare di diverso”.

Felipe Anderson sembra in calo?

“Se avessi il joystick lo avrei già riattivato perchè questo è un ragazzo con delle qualità tecniche e fisiche incredibili. Ha un carattere molto delicato che deriva probabilmente da un livello di sensibilità diverso da quello medio, che lo fanno diventare fragile. È difficile anche da gestire: se lo tieni fuori rischi di affossarlo definitivamente, se lo metti dentro rischi di pagare un momento non brillante da parte sua. Il problema è che lui potenzialmente è un fuoriclasse, ma un difetto c’è, altrimenti non sarebbe qui”.

Il mercato di gennaio si aspetta qualcosa?

“Non so cosa dire, non faccio nomi e non ci sono esigenze particolari. Bisognerebbe fare una riunione per parlare di due o tre finestre di mercato perchè se si fa mercato per più tempo si può fare una cosa seria”.

Il calendario cosi fitto è un problema?

“Quando si gioca molto si gioca male perchè penso sia frustrante anche per noi allenatori perché siamo diventati dei registi televisivi e si perde il gusto di stare in campo. A me non piace così, poi può darsi che ci siano degli allenatori a cui piace. Io penso che ci debba essere il giusto tempo per preparare i calciatori alle partite. Credo ci debba essere la goduria dello stare in campo che è il motivo per cui si fa questo mestiere. Non credo sia solo una questione di guadagni, ma Il calendario penso sia da rimodulare”.

C’è margine per lavorare nella Lazio?

“A livello societario penso proprio di sì. Non mi sembra che ci sia questa pressione di dover fare il risultato subito. La società ha delle idee e le porta avanti. Quello che si dice a livello mediatico mi interessa il giusto anche perchè non so mai quello che scrivete”.

C’è un caso portieri?

“La valutazione viene fatta costantemente, quindi abbiamo deciso che Strakosha gioca le coppe, Reina in Serie A. Finora abbiamo fatto questo tipo di scelta, stanno giocando entrambi. Poi valuteremo se proseguire con questa scelta o cambiare”.

Le condizioni fisiche di Marusic?

“Fino ad oggi ha fatto più visite che allenamenti. Ha dovuto fare 24 ore di holter e successivamente un’altra serie di esami. Da qui in avanti farà doppie sedute per un po’ di tempo per recuperare”.

A parte Immobile ci sono pochi gol dagli dagli altri calciatori come mai?

“Ci sono delle partite in cui ci viene meno il movimento senza palla ed il possesso palla diventa sterile. Se tutti vogliono la palla addosso diventa dura essere pericolosi. Dobbiamo imparare a gestire meglio certe situazioni come le ripartenze, che certe volte le sprechiamo. Ma al momento questo non mi sembra tra i problemi principali”.

La formazione di domani e come riattivare le energie nervose?

“Patric è l’unico difensore destro che abbiamo in questo momento quindi al momento la prima idea è questa. Vediamo il prossimo allenamento ci darà altre indicazioni. Comunque dopo Napoli ci sono due possibilità: o li faccio rigiocare tutti e undici, o cambiarne 5 o 6. Io vado verso la prima ipotesi perchè penso che nella sconfitta ci sia stata una responsabilità collettiva”.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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