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Lazio, giù le mani da Maurizio Sarri

La batosta di Napoli, che viene dopo quelle già rimediate contro Milan, Bologna e Verona hanno messo in luce nuovamente quello che sta diventando un limite strutturale della Lazio targata Maurizio Sarri. Il tecnico toscano ha parlato di tensione emotiva che la squadra non riesce a tenere per più partite e che ciclicamente cala in maniera drastica all’improvviso. Per questo motivo è giusto interrogarsi sull’assimilazione del progetto tecnico di Sarri da parte dei calciatori a cui è richiesto uno sforzo continuo mentale più che fisico.

Dopo cinque anni di gestione Inzaghi i meccanismi erano oliati ed i calciatori riuscivano ad interpretare, ma se si va a vedere il confronto con quanto accaduto nella scorsa stagione ci accorgiamo che i punti in classifica sono gli stessi 21. La discriminante potrebbe però rilevarsi nel fatto che la Lazio, lo scorso anno disputava la Champions League mentre quest’anno si approccia alla Europa League.

IL VALORE DELLA ROSA

Ad ogni modo sembra abbastanza evidente come il valore di questa squadra sia questo e che alla base di questo andamento schizofrenico ci siamo delle lacune che andrebbero ricercate soprattutto nella costruzione della rosa. Le cessioni di Correa e Caicedo ed il cambio di modulo hanno di fatto impoverito il reparto offensivo. Gli innesti a parametro zero di Felipe Anderson e Pedro e l’acquisto all’ultimo giorno utile di Zaccagni stanno avendo al momento dei risultati altalenanti. Se si considera poi che dietro Immobile c’è Muriqi che viene preso in considerazione da parte di Sarri solo in rarissimi casi ci rendiamo conto che uno dei problemi risiede proprio nel reparto offensivo. Non è un caso che la migliore Lazio si sia vista nelle gare in cui Felipe Anderson abbia dato il meglio di se. Il brasiliano nell’ultimo mese sembra entrato in una fase di involuzione del tutto inaspettata. Accanto ad Immobile, l’unico che sta riuscendo a dare una continuità di prestazioni è Pedro, mentre Zaccagni è entrato ed uscito dall’infermeria troppe volte. Se a centrocampo la Lazio ha aggiunto il valore di Basic che piano piano sta dando una mano al reparto che però ha subito la drastica caduta di Lucas Leiva sostituita parzialmente da Danilo Cataldi, il reparto che preoccupa di più è la difesa. In porta c’è l’alternanza tra Reina e Strakosha in campionato ed in Europa League e nessuno dei due sembra aver giovato di questa situazione che deve al più presto essere risolta. La via più semplice sembra l’innesto di un nuovo estremo difensore visto che l’albanese sembra destinato a lasciare Roma e Reina va per i 40 anni. Sulla linea difensiva rispetto alla passata stagione c’è stato oltre al cambio di modulo, l’innesto di Hysaj che in buona sostanza dopo un periodo iniziale sta dando un valore aggiunto alla rosa che però ha perso l’apporto di Radu non adatto al modo di giocare di Sarri. Dietro la coppia centrale composta da Acerbi e Luiz Felipe c’è in buona sostanza solo Patric che più che un’alternativa sembra la classica pezza per tappare un buco. In quel ruolo da diversi anni la Lazio deve fare un innesto, ma l’errore commesso con Vavro a portato solo a soluzioni low cost (Hoedt e Musacchio) rivelatesi fallimentari.

IL SARRISMO

In questo scenario è chiaro che anche Sarri abbia delle responsabilità nella gestione, nella motivazione e nell’addestramento di questi calciatori. Il tecnico toscano non deve essere esente da colpe e la gara di Napoli è stata anche da lui gestita in maniera troppo integralista. Abbassare la linea del pressing di 20 metri quando non si ha la brillantezza e la freschezza per farlo nella metà campo offensiva non vuol dire snaturarsi, ma evita magari che la squadra vada sempre a vuoto nelle uscite sul pallone come analizzato proprio da Sarri nel post gara. Questo però non deve far nascere nei tifosi delle rigurgiti di un passato bello, ma ormai remoto ed irripetibile in questa gestione societaria.

IL FUTURO

Bisogna guardare avanti e nel futuro della Lazio c’è scritto il nome di Sarri, che al momento è l’unica certezza tecnica in vista anche dell’arrivo del mercato di gennaio che troppo spesso ci ha lasciato l’amaro in bocca. Per un percorso di crescita le critiche non devono mai mancare, ma devono essere costruttive e non distruttive. Mettere sulla graticola Sarri non ha senso all’alba di un cambiamento tecnico così drastico dal passato. Si deve avere pazienza e fiducia finché non verrà consegnata a Sarri una rosa completa per il suo modo di interpretare il calcio e gli va dato il tempo anche di sbagliare delle valutazioni per capire dove veramente bisogna mettere le mani in maniera mirata.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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