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EDITORIALE – Derby o Bologna, quale è la vera Lazio?

Il giorno dopo una sconfitta come quella di Bologna, dove si è vista una squadra che messo in scena una prestazione disarmante, le analisi tecnico-tattiche lasciano il tempo che trovano. Ricercare le motivazioni per le quali la Lazio ha giocato una partita così anonima è davvero difficile anche alla luce delle altre due prestazioni diametralmente opposte offerte in questa settimana contro la Roma ed il Lokomotiv Mosca.

La domanda che sarebbe più opportuno farsi è “Derby o Bologna, quale è la vera Lazio?” La risposta che di getto mi viene da dire è nessuna delle due. Una differenza così ampia di prestazioni mi fa pensare che il processo di cambiamento operato da Sarri sia ancora in una fase di assorbimento da parte dei calciatori e che molto dipenda dalla loro voglia di interpretare con coraggio e concentrazione le richieste del Mister. Come ci ha spiegato Sarri nel post partita di Bologna, “parlare di tattica, di moduli, di calciatori non ha senso in una gara del genere”.

Al momento la squadra di Sarri deve fare i conti con le difficoltà fisiologiche di una svolta epocale nel modo di interpretare le partite rispetto al recente passato. Ma si tratta di qualcosa di più di un cambio tattico e di modulo, si tratta di un cambio di interpretazione del modo di giocare a calcio. A Bologna è mancata la fame di aggredire l’area avversaria. Si è pensato più ad eseguire passivamente gli schemi come se l’esecuzione di un movimento potesse sopperire all’assenza di convinzione in ciò che si fà. A Bologna è mancata la personalità di una squadra di assumersi le responsabilità di andare oltre uno spartito tattico. Tutto il contrario di quello che poi si era visto nel derby di domenica scorsa, in cui la squadra ha aggredito la partita e soprattutto gli avversari senza paura e con la giusta e necessaria concentrazione che ti fa superare le difficoltà, soprattutto quelle emotive.

Il Derby e Bologna sono due facce della stessa medaglia che devono far capire al tecnico, alla squadra ed alla società che non basta un semplice clik per cambiare la filosofia di gioco, ma serve un’attenzione maniacale ai dettagli, serve più coraggio e personalità nell’affrontare le difficoltà e soprattutto serve tutti le componenti si muovano verso un’unica direzione. La stagione è lunga, ma il tempo passa in fretta se non si trovano le giuste contromisure per dare certezze e continuità ad un’ambiente che deve avere pazienza e lucidità nel dare giudizi che al momento possono essere solo parziali.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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