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Mourinho, l’arte del non saper accettare la sconfitta

Ancora non è stata digerita la sconfitta nel derby da parte di José Mourinho che nella conferenza stampa a margine della partita di Conference League contro lo Zorya è tornato sul derby.

Dopo essersi visto disintegrare ogni tipo di recriminazione arbitrale da parte dell’AIA che ha bacchettato l’allenatore giallorosso definendo il suo comportamento post gara “un teatrino inaccettabile”.

In Ucraina lo Special One a domanda sul rigore di Zaniolo e sul relativo fuorigioco ha sviato il discorso ed ha dato la sua versione dell’andamento della gara “Sarri dice che su Zaniolo non era rigore? Non voglio parlare né dire niente. L’unica cosa che posso dire è che al di là del risultato e degli episodi abbiamo giocato 5-6 partite all’Olimpico e la partita in cui abbiamo dominato di più e messo più in difficoltà l’avversario è stata proprio questa: la mia squadra ha sentito di essere più grande e l’avversario più piccolo. Abbiamo perso e abbiamo accettato questo in modo professionale”. 

Queste dichiarazioni ci hanno messo pochissimo ad arrivare a Roma scatenando di nuovo polemiche e risentimento da parte dei tifosi della Lazio. Il voler rimarcare nuovamente una realtà virtuale di quello che non è accaduto all’Olimpico è segno di debolezza. La peggior sconfitta di Mourinho non è quella nel derby, ma quella di non aver ancora accettato o peggio capito la superiorità degli avversari sia a livello tattico, ma soprattutto motivazionale.

L’arte di non saper accettare la sconfitta è di per sé pericolosa ed dal punto di vista etico rimane poco professionale a certi livelli. Spiegarsi il perché di tutto ciò è molto semplice, non c’è di mezzo il difendere la Roma, ma solo un intento personale di non vedere offuscato e criticato il suo operato. Segni evidenti di questo nuovo modo di comunicare di Mourinho sono state le risposte alle domande sulla sua vittoria contro la Lazio a Roma l’anno del triplete e quando ha pubblicamente ringraziato Pazzini. La difesa della sua immagine e del suo operato va prima della Roma e dei sentimenti dei suoi tifosi. Rimane la sensazione di un tecnico in grande difficoltà nella gestione di un progetto che è partito con una sconfitta rovinosa nel suo nuovo corso che ha l’obbligo di essere vincente.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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