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Sarri: il Comandante si è preso Roma

Il derby di domenica scorsa ha calamitato le attenzioni di numerosi mass media nazionali ed internazionali tutti incentrati sulla sfida tra Maurizio Sarri e José Mourinho.

Dall’arrivo del tecnico toscano a Roma la stracittadina ha cambiato la sua dimensione perché era dai tempi di Eriksson e Capello che le squadre romane non avevano contemporaneamente due allenatori di caratura internazionale.

Differenti le personalità e le strategie in campo che fino a domenica avevano portato a prestazioni alterne contornate da scetticismo per quanto riguarda la sponda biancoceleste, mentre dall’altra parte del Tevere le grancasse mediatiche non si risparmiavano elogi e voli pindarici.

Alla fine a trionfare in maniera netta è stata la caparbietà di un “allenatore vecchio stampo” che crede solo al lavoro del campo e da poco valore alla comunicazione. Niente social, nessun proclamo e nessuna conferenza stampa da santone. Poche parole e tanto lavoro fatto a Formello che è diventata la sua casa.

Sarri si è preso Roma alla sua maniera, con le sue idee e la sua filosofia di calcio, mai barattata in nome del risultato. Anche in una delle gare più importanti dell’anno non ha fatto un passo indietro ed è andato dritto per la sua strada in nome del suo credo calcistico. Persino nei minuti finali quando solitamente tutti i tecnici operano cambi conservativi lui è rimasto fedele al 4-3-3 interpretato con gli uomini migliori senza far ricorso a giocatori fuori ruolo per alzare barricate davanti la difesa.

La festa sotto la Curva Nord con Olympia sulla sua mano rimarrà uno dei momenti più iconici della stagione. L’esultanza sfrenata e genuina di un uomo di 62 anni che a capo di un nuovo progetto tecnico condivide con la sua nuova gente la vittoria più bella ed agoniata. Da vero Comandante Sarri si è preso Roma lasciando all’altra parte della città le macerie di una sconfitta netta che in qualche maniera tentano di camuffare fuggendo dalle loro responsabilità.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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