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Lotito: “Mercato? Non do giudizi. Sarri persona di qualità, con Inzaghi non ho raccolto quello che ho seminato” – VIDEO

A margine della presentazione della Lazio Women il Presidente Lotito si è intrattenuto con i cronisti rispondendo alle domane sulla squadra di Sarri. Molti i temi toccati tra cui il mercato il rapporto con Sarri e quello con Inzaghi.

È soddisfatto da come si è chiuso il mercato?

“Non do giudizi sul mercato, non sono abituato e non sta a me esprimerli. Vedremo quello che sapranno fare in campo, vedremo quello che la società sarà in grado di fare ulteriormente. Penso che il nostro dovere allo stato attuale l’abbiamo fatto, anche in base a quello che è stato l’andamento del mercato in generale. Il giudizio non lo posso dare io perché sarebbe sbagliato che io dia un giudizio sul mio operato. Speriamo che quanto fatto sia funzionale e conforme a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati”. 

È vero che si è speso in prima persona?

“Il mio operato inteso come rappresentante della società, perché la società ha varie articolazioni. Questo è un gioco di squadra, vince la squadra. Vediamo quello che abbiamo fatto cosa produrrà. Vedremo quello che saremo in grado di fare anche nel prosieguo”.

Si può migliorare secondo lei questa rosa? 

“Non entro nella scelta tecnica. Non si tratta di migliorare, si tratta di metterla a frutto la rosa. Il nostro obiettivo è quello di far esprimere al 100% le potenzialità di una squadra che ha a disposizione l’allenatore. Nel caso della società, di mettere a disposizione del coach una squadra che abbia le maggiori potenzialità per raggiungere certi obiettivi. Alle volte il campo tradisce anche certe aspettative”.

È la Lazio più forte che abbia avuto da presidente? 

“Posso dire che la Lazio abbia avuto un corso evolutivo di crescita, sia a livello infrastrutturale che di ambizioni e potenzialità. Il meglio non finisce mai. Se lei va in un posto di mare, e pensa di avere la barca più lunga ed è di 100 metri, magari c’è un altro che ne ha una di 150. Il problema è come viene governata questa barca e che risultati porta. I risultati sono frutto di un lavoro d’équipe che è composta dai giocatori, dallo staff tecnico, dalla società, da tutti quanti: si vince e si perde tutti insieme. Vittorie e responsabilità sono di tutti. Penso che attraverso questo lavoro che è stato intrapreso si possono raggiungere degli obiettivi che possono essere di soddisfazione per tutti i tifosi e per la società. Tipo? Gli obiettivi non si reclamano, si raggiungono. Io non ho mai fatto proclami, parleranno i fatti. Io nella vita sono stato in silenzio, non ho detto nulla, non ho parlato mai. Poi non sta a me giudicare quello che ho fatto, inteso come società, se è giusto o non è giusto, se è corretto o se non è corretto, se ho lavorato bene o se ho lavorato male. Questo vale per tutti e vale per tutte le posizioni e per tutti i ruoli. Ai posteri l’ardua sentenza”.

Se avesse la possibilità, lo prenderebbe un difensore?

“Io non faccio il tecnico. Penso che la squadra che abbiamo possa competere alla pari con tutti, poi dopo si vedranno le cose. Ho detto che il mercato non è mai chiuso perché, come si dice, il peggio non è mai morto, ma nemmeno il meglio. Le cose si fanno in progress, vediamo quello che succede. Noi pensiamo di aver allestito una squadra alla luce di quelle che sono state le esigenze e le richieste di carattere tecnico. Poi vedremo quello che i giocatori saranno in grado di esprimere in campo”. 

Ci sono rimpianti in merito al mercato appena concluso?

“Non mi risulta che abbiamo avuto degli obiettivi che non abbiamo raggiunto, almeno per quelli che erano i propositi iniziali”.

Se si dovesse palesare un’occasione per un difensore?

“Sono situazioni che non afferiscono al mio ruolo. Io faccio il PMresidente, non faccio né il direttore sportivo né il tecnico. Le condizioni devono essere valutate da chi ritiene che possano essere necessarie. Se ne ho parlato con Sarri? Non devo dire quello di cui parlo con l’allenatore, altrimenti il direttore sportivo che ci sta a fare? Ci sono scelte che vengono prese di comune accordo, io mi prendo la responsabilità delle scelte fatte perché sono il capo dell’azienda. E quindi è giusto che le scelte che fanno gli altri, e che io recepisco, siano anche le mie scelte. Non è che ho posto dei problemi. È normale che siamo partiti da una squadra che era abituata a giocare con un assetto tattico completamente diverso, adesso abbiamo rivoluzionato la squadra. Avevamo dei calciatori che erano idonei a giocare con un determinato assetto tattico, dal 3-5-2 al 4-3-3: cambia completamente l’assetto della squadra. Non è un problema di chi comprare. È come una macchina quando gli fai la convergenza, bisogna vedere se si è riequilibrata o meno. Questo sta poi anche al manico del guidatore e alla stessa autovettura. Perché se anche l’autovettura non è confacente è un problema, ma questo lo vedremo cammin facendo, non certo oggi. Io come faccio a dire se oggi funziona o viceversa se va migliorata. Io penso che le persone che ci sono adesso siano idonee per ricoprire quel ruolo. Abbiamo cambiato i calciatori che giocavano con un determinato assetto tattico e che non andavano più bene. Abbiamo dato via Correa: un buon giocatore, ma non poteva più giocare con noi perché non si attagliava a quel tipo di assetto tattico. Non c’entra la qualità dei giocatori, serve capire se questi calciatori che abbiamo mantenuto abbiano la capacità di adattarsi a quel tipo di modulo. Mi sembra che lo stiano dimostrando. Poi la grande esperienza del mister, un maestro di calcio, porterà a far esprimere al 100% le potenzialità dei singoli calciatori. Lui da questo punto di vista viene ritenuto capace di migliorare le potenzialità dei calciatori. Abbiamo preso dei calciatori che hanno delle grandi potenzialità, riconosciute da tutti, però poi le devono dimostrare sul campo. Non posso fare delle previsioni adesso”. 

Com’è il rapporto con Sarri?

“Io ho un buon rapporto. Sarri io considero una persona di qualità, una persona per bene, quindi il rapporto è buono. Inzaghi l’ho visto crescere, Sarri lo conosco da poco. C’è comunque un grande rapporto di rispetto reciproco. Io non ho mai fatto valere il mio ruolo di presidente nei rapporti di lavoro. Una struttura si governa con l’autorevolezza e non con l’autorità per quanto mi riguarda. E il rispetto delle persone lo riceve in base all’autorevolezza che dimostra: se uno è autorevole e si comporta correttamente riceverà tutto il rispetto che merita. Se mi comporto male riceverò una considerazione di un certo tipo, se mi comporto bene ne avrò un’altra. Ognuno fa le proprie considerazioni, non sta a me decidere e valutare. Io posso valutare il lavoro delle persone, non entro mai nella sfera privata. Entro nella qualità del lavoro che svolge e posso dire che Sarri è un grande lavoratore ed è un lavoratore di qualità”. 

È rimasto male da come si è chiuso il rapporto con Inzaghi?

“Nella vita ognuno raccoglie quello che semina. Questo non vale per me perché pensavo di raccogliere in un modo diverso. Prendo atto dei comportamenti della gente, ma non ne faccio mica un dramma. Tutti sono utili e nessuno è indispensabile, quindi non è un problema. Lui continuerà a fare l’allenatore, io continuerò a fare il presidente. Vedremo poi alla fine chi rimarrà nel sistema più a lungo”.

Quanto è stato orgoglioso dei risultati in Nazionale di Acerbi e Immobile?

“Non si tratta di essere orgogliosi. Noi abbiamo una rosa di calciatori che vengono riconosciuti da tutti come calciatori di grande qualità. Quando io portai Ciro Immobile alla Lazio, nessuno puntava o aveva la consapevolezza di quello che potesse fare all’epoca, poi ha vinto la Scarpa d’Oro. È ovvio che poi questo lo deve anche a un’organizzazione e a una squadra che l’ha sempre supportato e soprattutto alle sue qualità. La sua grande umanità che lo porta a essere una persona di riferimento. Queste sue qualità vengono ripagate anche sul campo: negli atteggiamenti, nel modo di giocare, nel sacrificio che mette, nell’attaccamento alla società, nei colori biancocelesti che rappresenta. Tutte queste cose fanno parte alla fine di un sistema che è fondamentale”.

Queste qualità le ha viste anche nel resto della squadra?

“Assolutamente sì. Il mister ha visto che la squadra si sacrifica, è reattiva. Non c’è più il concetto della ‘Lazietta’, c’è il concetto della Lazio. Di una grande organizzazione, di una grande società che ha l’aspirazione di crescere e di dimostrare tutto il suo valore. Io lo devo fare dal punto di vista gestionale, loro lo devono fare sul campo con i risultati sportivi”. 

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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