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Italia – Spagna, le pagelle: Donnarumma il fuoriclasse della Nazionale, Jorginho e Bonucci si riscattano dal dischetto

Donnarumma: 7,5 Sbaglia insolitamente molto con i piedi e da un suo rinvio errato nasce l’occasione per Dani Olmo su cui è superbo. Nella ripresa la faccenda si fa più complicata e dopo il pareggio di Morata evita il raddoppio respingendo una punizione velenosa del solito Dani Olmo. Bravo anche nel supplementare a districare un paio di mischie pericolose. Para il quarto calcio di rigore che è quello che solitamente indirizza la lotteria e lo rende il fuoriclasse di questa nazionale.

Di Lorenzo: 6,5 Passo in avanti rispetto alle scorse prestazioni dove aveva stentato. Prende le misure a Ferran Torres che quasi mai riesce a dialogare con Jordi Alba e questo è merito suo perchè non gli lascia mai spazio per girarsi. Bravo anche quando viene spostato a sinistra dimostrando una crescita anche mentale.

Chiellini: 5,5 Come il compagno di reparto commette diversi errori in fase di impostazione e non riesce mai a tenere stretti i reparti lasciando troppo spazio tra difesa e centrocampo. Si tiene a galla con il mestiere e l’orgoglio che però non possono cancellare l’errore sul gol del pareggio di Morata. Nel supplementare però salire di tono e la Spagna piano piano si spegne.

Bonucci: 6 Errori a non finire sia in fase di impostazione che in fase difensiva dove patisce l’assenza di un centravanti di ruolo. Si lascia attrarre spesso fuori posizione e lui che dovrebbe guidare la difesa finisce per disorientarla. Finisce la gara in sofferenza, ma ai calci di rigore riesce a guadagnarsi la sufficenza segnando con grande freddezza.

Emerson: 6,5 Uno dei pochi difensori che sembra saper cosa fare in entrambe le fasi di gioco. Non concede spazio alle sue spalle e quando può parte in appoggio ad Insigne e nel primo tempo vicino al bersaglio grosso colpendo una traversa. Nella ripresa si tiene più sulle difensive, ma non commette grandi sbavature e viene sostituito per mancanza di forze.

Toloi (dal 73′): 6 Si mette a destra per mettere il bavaglio a Dani Olmo, ma ci mette un pò per riuscire a capire come fare. Dopo avergli rifilato un bel calcione da giallo le cose si mettono per il verso giusto.

Barella: 5,5 Non riesce mai ad entrare in partita e sembra patire l’importanza della posta in palio. Vero che la Spagna pressa molto, ma lui commette diversi errori anche banali che non fanno altro che aumentare le insicurezze. Anche dopo il vantaggio quando la gara potrebbe mettersi nella situazione a lui più congeniale continua a non trovare mai la posizione e le giocate giuste.

Locatelli (dal 84′): 5,5 Entra per riequilibrare le forze in mezzo al campo, ma non ci riesce subendo la qualità di palleggio dei dirimpettai spagnoli. Sbaglia diversi appoggi e sembra aver perso quella leggerezza che si era vista all’Olimpico. La dimostrazione è l’errore dal dischetto che avviene però quando c’è ancora tempo per recuperare.

Jorginho: 6 Marcato a uomo da Pedri non trova mai il tempo ed il modo per mettersi in mostra durante la prima frazione di gioco dove è praticamente un fantasma. Nella ripresa cerca di essere più presente, ma dopo il gol va praticamente a schiacciarsi troppo sulla linea difensiva lasciando il campo alle furie rosse. Come Bonucci raggiunge la sufficenza perchè segna con grande semplicità un rigore turlupinando Unai Simon che sembra il cugino scemo di Grobbelaar.

Verratti: 6 Nel centrocampo titolare è l’unico che quando ha la palla tra i piedi non ha paura di giocarla e rischiare anche la giocata. Cerca quando ci sono i presupposti di andare anche a pressare, ma la squadra non sembra seguire i suoi intenti. Peccato per la forma scadente che non gli consente di dare il meglio e lo porta a lasciare il campo quando servirebbe la sua personalità.

Pessina (dal 73′): 6 Entra meglio di Locatelli in partita e la sua gamba è importante per cercare di recuperare qualche pallone nella metà campo della Spagna. Bravo con Toloi a chiudere la corsia di destra dove la Spagna nei primi 70 minuti era riuscita a creare le maggiori difficoltà.

Chiesa: 7 Male nel primo tempo come tutto il resto della squadra. Entra trasformato nella ripresa e seguendo gli spazi che crea Immobile riesce a costruirsi un paio di opportunità. Su una di queste mette “il tiro a giro” a fil di palo portandoci in vantaggio in un momento decisivo. Bravo fino alla fine a cercare di mettere in difficoltà le retroguardia delle furie rosse ed abbandona solo quando non ne ha più.

Bernardeschi (dal 106′): 6,5 Entra con il piglio giusto seguendo Llorente fino a dentro lo spogliatoio. Segna al contrario di Morata il quarto rigore che pesa un macigno con un sinistro su cui scarica tutta la forza che ha e come l’Italia intera avrebbe voluto tirarlo ad Unai Simon.

Immobile: 6 Stenta ad entrare in gara, ma i servizi che gli arrivano sono pochi e poco precisi. Quando ad inizio ripresa cominciano ad arrivare palloni giocabili si vede che ha voglia di mettersi in mostra. Partecipa all’azione del gol impegnando la coppia difensiva spagnola che va fuori posizione e apre un varco dove Chiesa è bravissimo ad infilarsi. Non convince la sua sostituzione che praticamente ci porta anche il portiere spagnolo nella nostra metà campo.

Berardi (dal 61′): 6 Avrebbe sui suoi piedi il pallone del raddoppio che poteva chiudere la gara, ma scipa con un piattone troppo scolastico. Sbaglia un paio di controlli in ripartenza quando la difesa spagnola è messa male, ma in compenso si sfianca per aiutare Toloi e Pessina sulla corsia di destra.

Insigne: 6,5 Uno dei pochi che nel primo tempo riesce a trovare con qualità due aperture per Emerson che spezzano in due il pressing spagnolo e creano i presupposti per andare a rete. Nel secondo tempo mette un pallone velenoso in profondità su Immobile da cui nasce il gol di Chiesa. Viene completamente disinnescato quando Mancini lo impiega da finto centravanti non avendo ne le caratteristiche ne la gamba fresca per fare quel ruolo.

Belotti (dal 84′): 6,5 Si sbatte ne più ne meno di Immobile, ma sbaglia un passaggio che potrebbe mandare Berardi in porta e da cui nasce un contropiede che farebbe prendere una giornata per espressioni blasfeme anche a Padre Pio. Si rifà però segnando il rigore.

Mancini: 6,5 Porta l’Italia in finale e potrebbe riportare all’ombra del Colosseo un trofeo nazionale che manca da 53 anni. L’Italia viene presa di sorpresa dalla mossa tattica di Luis Enrique che toglie il riferimento centrale e manda in tilt reparto difensivo e centrocampo che corrono a vuoto. Piace però la grande applicazione e l’unione del gruppo da lui costruito che non perde mai la testa anche dopo il pareggio di Morata. Non convince la sostituzione di Immobile con Berardi perchè regala troppo campo agli avversari. Riesce però a correggere il tiro a partita in corso e la finale è un traguardo più che meritato.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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