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Dal 26 maggio ai calzini di Rudiger, se ne va in silenzio l’uomo che ha fatto la storia

La pandemia non ha risparmiato neppure i momenti più romantici del calcio. Quelli che i tifosi vivono tutti d’un fiato, con le lacrime agli occhi, abbracciati sugli spalti. Sarebbe stato così anche per l’addio del capitano Senad Lulic, che invece se ne andrà senza la sua Curva a rendergli omaggio dopo l’ultima in biancoceleste. Quasi in punta di piedi, così come era arrivato. Perché diciamocelo pure, l’acquisto del bosniaco non era stato di certo un colpo alla Klose: arrivato dopo la breve parentesi allo Young Boys nel 2011, Senad alle prime battute non aveva riscosso la totale approvazione del pubblico laziale. Ma nel tempo si dimostrerà un jolly preziosissimo per tutti i tecnici che lo hanno incontrato, basti pensare che nel corso della sua avventura a Roma verrà utilizzato come esterno basso, alto, mediano ed interno di un centrocampo a tre.

L’eroe del 26 maggio

Tra poche ore sarà il 26 maggio. Nel 2013, a Roma si disputava il derby più importante della storia delle stracittadine romane. Si giocava la finale della Coppa Italia proprio tra le due compagini casalinghe. La Lazio guidata da Vladimir Petkovic, la Roma da Andreazzoli. I biancocelesti, reduci da un campionato agrodolce, giocano una bella partita, gagliarda, attenta, ma il gol tarda ad arrivare. Tra i nomi altisonanti di Totti e Klose sarà però quello di Senad Lulic a fare capolino e segnare indelebilmente la storia della Lazio e di riflesso, in negativo, anche quella della Roma. E’ il minuto 71 , quando le sorti dei biancocelesti e del bosniaco cambieranno per sempre. Gol della vittoria, la Coppa va alla Lazio. Striscioni dal cielo, sul lungomare romano per tutta l’estate, “Lulic 71” diventa lo slogan della Nord, l’incubo dei giallorossi.

L’infortunio e le offese

Lulic si trasforma così nel simbolo della gloria, grazie alla quale riceverà anche la fascia da capitano. Bersagliato ed odiato da quel momento dai cugini, perchè rappresentazione vivente di una sconfitta che brucerà in eterno. Durante un allenamento in palestra, il bosniaco è vittima di un brutto infortunio. Il biancoceleste rischia di perdere l’utilizzo di due dita della mano, viene operato con urgenza. In quei giorni fa il giro del web una frase ironica che recita “non c’è ricrescita”, riferendosi al dito del calciatore. Senad supera l’infortunio e scongiura il pericolo amputazione. Dopo un gol segnato proprio a seguito del suo rientro in campo, il biancoceleste risponde con il sorriso agli “sfottò” dei cugini romanisti: “C’è ricrescita, ma non c’è rivincita”.

“Rudiger a Stoccarda vendeva calzini”

Il ragazzo che era arrivato in silenzio, da eroe e capitano impara a parlare, talune volte anche a sproposito. Il derby ha cominciato a sentirlo come tutti i senatori. A percepirlo come una partita diversa, dove l’aria diventa frizzante e si accendono gli animi di un’intera città. Così anche nel derby del 4 dicembre 2016, vinto dalla Roma per 2-0. Ma a restare impressa, nella memoria dei laziali di quella partita anonima dei biancocelesti sarà l’intervista di Lulic a fine gara. “Rudiger? Parlava già prima della partita. 2 anni fa vendeva calzini e cinture a Stoccarda. Ora fa il fenomeno”. Aveva scatenato un mare di polemiche, quell’affermazione. Tutto il mondo del calcio e non solo gridò al razzismo, ma alla fine la Procura Federale della Figc aveva decretato che non si era trattato di episodio razzista. Una frase infelice, senza dubbio, ma che nulla aveva a che vedere con una reale volontà di discriminare l’avversario.

Riad, quel pareggio in Supercoppa

Lulic è l’uomo delle Coppe. Anche a migliaia di km da Roma, a Riad, ci mette lo zampino. È il 22 dicembre 2019, si gioca la finale contro la Juventus di Sarri. “Quando ho segnato avevo qualcosa da farmi perdonare perché l’1-1 della Juventus era colpa mia. Abbiamo battuto la Juventus due volte in 14 giorni”. E festeggiato ancora, anche grazie a lui, un altro trofeo.

Se ne va un gentiluomo

Sotto la pioggia battente dell’Olimpico, in un Lazio-Spal di campionato, proprio Senad si rende protagonista di un episodio dai sapori antichi, che ricorda un calcio che non c’è più. Per evitare che il bambino che lo aveva accompagnato sul manto erboso poco prima subisse troppa pioggia, l’esterno biancoceleste si toglie la sua tuta coprendolo. Giocatore di cuore e sentimento, l’uomo chiave dell’impresa più importante. Se ne va in silenzio, come era arrivato. Un gentiluomo a cui i tifosi non hanno potuto rendere omaggio. Se ne va perchè è il destino di tutti i calciatori, prima o poi, ma in fondo resta per sempre. Come un eroe che ha conquistato il suo pezzo di storia, tra il popolo, e vince l’immortalità cara agli Dei, nella città eterna. Lulic resterà una delle più belle storie da tramandare ai tifosi di domani. Una storia a cui nessuno, un giorno potrà cambiare mai il finale.

Era il minuto 71 del 26 maggio…”

Michela Santoboni

Classe ‘90, nasco in Sabina ma oggi vivo al mare. Divento giornalista nel 2017 collaborando con un sito a cui devo molto, Lazionews.eu. Dopo tante trasferte, anche all'estero (ultima quella di Riad, a dicembre 2019), approdo a Noibiancocelesti.com nel luglio 2020.

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