fbpx

Torino e Cairo salvati dalla in-giustizia sportiva

Il pareggio di Roma ha permesso al derelitto e patetico Torino di questa stagione di arrivare ad una immeritata salvezza. Nonostante gli speciali messi in piedi dalla Gazzetta dello Sport che inneggiavano il maestro Giampaolo, i granata hanno sempre navigato nei bassifondi della classifica in questa stagione. Con l’avvento di Nicola le cose non sono migliorate dal punto di vista del gioco, ma al tempo stesso sono peggiorate dal punto di vista dell’onore. Lo 0-7 casalingo rimediato contro il Milan è un’onta che verrà cancellata solo da questa melmosa salvezza raggiunta in maniera raffazzonata con la complicità di una giustizia sportiva ottusa e di un direttore di gara mediocre.

Quanto di peggio fatto vedere in campo dal Torino in questa stagione è paragonabile solo a quanto fatto vedere dal suo presidente nel post gara dell’Olimpico. Atteggiamento da trionfatore per una salvezza degna del peggior bonsai e aggressioni verbali a dirigenti e calciatori della squadra avversaria. Quale sarebbe stato la loro colpa? Beh l’essersi impegnati in una partita che per loro non aveva significato. Il buon Urbano avrebbe preferito che Inzaghi avesse preso esempio da Nicola e magari avesse schierato la squadra primavera.

Ma andiamo a monte del problema. Il Torino si salva perchè una gara che sarebbe dovuta essere giocata il 2 marzo è stata giocata 2 mesi e mezzo dopo per ovviare ai problemi di formazione che avrebbero avuto i granata in quel periodo. Tutto questo grazie alla complicità di una ASL che si è mossa su sollecitazione del club di Cairo e di una giustizia che pur riconoscendo la slealtà sportiva del club granata, non ha potuto infliggere la giusta sconfitta perchè impossibilitata da provvedimenti amministrativi emessi ad hoc che rendono carta straccia il diritto sportivo.

La salvezza del Toro assume i contorni del grottesco perchè ottenuta al cospetto di una squadra che pur priva di alcuni dei suoi giocatori più importanti ha cinto d’assedio l’area di rigore di quella splendida compagnia teatrale allenata da Nicola. Finti svenimenti e repentine resurrezioni hanno visto in Izzo un’interprete magistrale. Ma questo teatrino del surreale non sarebbe stato completo senza la presenza del direttore di gara Michael Fabbri da Ravenna e del Var Aureliano autori di una prestazione epica che sarebbe stata degna di una sedia alzata come fece un vero cuore granata Emiliano Mondonico in semifinale di Coppa Uefa. Quello si che era un Torino orgoglioso che non necessitava di lucrare di un gol annullato ad Immobile che fa rabbrividire, di vedersi oscurati oltre che dalla vista di Fabbri anche dal video due calci di rigore giganteschi su Muriqi. Quello si che era un Torino non questo derelitto surrogato che Cairo spaccia per vecchio cuore granata.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

Augusto Sciscione ha 1029 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Augusto Sciscione