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PRIMA O POI


Ecco un altro tassello che andrà a completare il puzzle innescato dai potenti, dai poteri forti e dalla politica di un calcio che decide di allontanarsi sempre di più dalla gente, dai tifosi, dal pubblico.
Devo dire che tutto ciò non mi meraviglia assolutamente. Basterebbe tornare indietro all’anno 2000 quando, proprio Sergio Cragnotti, si faceva fautore e portavoce di un tentativo di costituire una Lega europea alla quale partecipassero le squadre di calcio più titolate. Ricordiamoci che, in quel momento storico, la Lazio era la prima squadra del ranking Uefa.
Ma cosi va il mondo. Ritengo normale, anzi, scontato che ci sia in atto una ribellione anche interna ai vari organismi internazionali per far modo che venga effettuata una selezione, una sorta di elite separatista che è già in atto da anni e che non ha fatto altro che anticipare questa volontà.
Siamo passati attraverso le forche caudine della tessera del tifoso, dei posti numerati, delle persone tutte a sedere. In alcuni stadi europei non è consentito sventolare bandiere.
Abbiamo dovuto subire lo “spezzatino” delle partite di campionato che si iniziano a giocare il venerdì, a volte anche il giovedì, per concludersi il lunedì sera. Un incontro di calcio alle ore 12,30.
L’avvento delle televisioni a pagamento per svuotare gli stadi riducendone i posti e riempirli con biglietti pagati in modo spropositato.
Noi potremmo stare qui a parlare ore ed ore di indecenza, di soluzioni impraticabili, di calcio moderno, di mancata attenzione verso il pubblico, i tifosi, la gente comune ma nulla di tutto ciò cambierà la sostanza.
Contrapporre il “calcio moderno” al “calcio nostalgico” diventa un’impresa ardua e, purtroppo, fuori dal tempo. La nostalgia per gli anni 70, gli anni 80 non ha più modo di esistere. Rimarrà, perciò, una nostalgia, un ricordo affascinante ma amaro.
Andare allo stadio con i panini, la bottiglia di vino, le carte da gioco: nessuno ci restituirà quell’emozione indescrivibile.
Siamo stai superati da ideologie politiche e volontà economiche che ci hanno surclassato relegandoci in un angolo buio del sistema.
Ma, ripeto, poco abbiamo potuto farci e ancor meno potremo fare in futuro.
Forse non accadrà quest’anno, forse nemmeno l’anno prossimo.
Ma, state certi che accadrà.

Pierpaolo Gentili

Scrittore, sceneggiatore e regista. Organizza laboratori di scrittura creativa. Tra le sue pubblicazioni più recenti: “La luna, inevitabilmente, e la vita”, “A testa alta” con Paolo Arcivieri, “Banco...Mat”, “L'amore rende belli” con Fabiola Cimminella, “Calcio d'inizio”. Tra gli incarichi assunti: Responsabile dell’ Ufficio Stampa del Notegen Club, del Teatro al Borgo e dell’ Associazione Culturale “Giano Bifronte”, redattore delle riviste culturali “Orizzonti”, “Versicolori”, Direttore Editoriale della rivista “Supertifo” con Daniele Caroleo. Conduttore radiofonico e opinionista presso emittenti locali, fondatore della rivista “Diffidare dalle Imitazioni”. Regista del film “Quel coniglio è un predatore”, scritto con Federico Rinaldi. Premi vinti: quattro volte segnalato al Premio Internazionale Eugenio Montale, il “Città di Giungano”, il “Premio Tritone”. Il “Premio Mondatori” nel 2018. Fa parte della Giuria del “Premio di letteratura calcistica Gabriele Sandri”.

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