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Processo tamponi: Medici responsabili delle violazioni al protocollo, per Lotito responsabilità marginali

Sono state depositate questa mattina le motivazioni della sentenza sul così detto processo tamponi della Lazio. Ricordiamo come la società ha subito la condanna ad una sanzione pecuniaria di 150mila euro, mentre sono stati condannati i medici Rodia e Pulcini a 12 mesi d’inibizione ed il Presidente Lotito a 7 mesi d’inibizione.

Il Tribunale Federale ha precisato come ci fu violazione del protocollo sanitario in ordine alla mancata comunicazione alla ASL competente della positività dei calciatori in rodine alle gare contro il Torino e la Juventus. Chiara la censura nei confronti dei responsabili sanitari della Lazio che non avrebberoposto in essere le conseguenti misure di comunicazione idonee ad attivare le conseguenti attività da svolgere in stretta interlocuzione con l’autorità sanitaria”. I medici si erano difesi precisando come tale compito spettasse ai laboratori di analisi, come accade per i normali cittadini. Il Tribunale però non ha ritenuto di sposare questa tesi ed ha censurato tale interpretazione precisando come “Sarebbe paradossale ritenere escluso quest’obbligo a carico delle società professionistiche”. In pratica è stata appurata la “palese la responsabilità della componente medica” che, per tali ragioni ha subito una condanna molto severa. Il protocollo sanitario, infatti, avrebbe imposto ai medici “di provvedere all’immediato isolamento del soggetto interessato e alla comunicazione alle autorità sanitarie territoriali competenti”.

Diversa la valutazione della posizione di Lotito, cui la Procura Federale aveva chiesto 13 mesi e 10 giorni di inibizione. Come anticipato dal nostro sito a suo tempo, la posizione del presidente era diversa in quanto non spettava a lui il compito di applicare il protocollo sanitario che necessità di una preparazione medico scientifica. Il Collegio, infatti, ha motivato la riduzione della pena precisando come “Non sembra possa imputarsi al Lotito quanto espressamente contestato in deferimento e, tanto, pur in presenza del suo innegabile interessamento per la vicenda in oggetto, atteso che, ad ogni buon conto, non è in alcun modo dimostrato, nè contestato, che nella sua funzione di presidente, il Lotito abbia impedito l’attivazione delle procedure”. Importante l’ultimo passaggio perchè precisa chiaramente come Lotito non abbia in alcun modo “lucrato” su questa situazione, come era stato sbandierato ai quattro venti da alcune testate giornalistiche. In pratica non c’è stata speculazione da parte della società, che non ha agito con “furbizia” come altre squadre hanno fatto in situazioni simili.

A Lotito, pertanto, viene contestata una sorta di “culpa in vigilando” in quanto secondo il Tribunale Federale avrebbe dovuto imporre un comportamento idoneo a vietare ai positivi di poter rientrare nei ranghi della squadra ed imporre loro l’isolamento previsto”. Non siamo di fronte ad uno sconto di pena, come riporta la Gazzetta dello Sport sul suo sito, ma di una valutazione della gravità della responsabilità diversa da quella dei medici, che il Tribunale Federale ha ribadito essere i responsabili dell’applicazione del protocollo. In pratica la condotta di Lotito nella violazione del protocollo ha avuto un peso marginale rispetto a quella di Rodia e Pulcini.

Interessante, infine, il passaggio che riguardava la contestazione in merito all’allenamento del giorno prima di Lazio – Zenit, a cui avevano partecipato Immobile, Leiva e Strakosha che erano poi risultati positivi ai tamponi Uefa. In quel caso i medici veniva assolti “per il brevissimo lasso di tempo intercorso dall’intervenuta ricezione della comunicazione delle positività alla fine dell’allenamento”.

Ora sia la Procura Federale che la Lazio avranno 30 giorni per depositare il ricorso davanti alla Corte Federale che presumibilmente potrebbe mitigare le pene soprattutto nei confronti del Presidente Lotito. Le motivazioni, pertanto, hanno confermato la responsabilità dei medici nell’interpretazione ed applicazione del protocollo sanitario senza che gli stessi siano stati indotti dalla società a procedere in un certo modo.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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