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ESCLUSIVA – Renzo Garlaschelli: “Nel 74′ eravamo una gabbia di matti, Chinaglia viveva per il gol. Il mio preferito oggi è Luis Alberto”

71 primavere e non sentirle. Oggi spegne le candeline Renzo Garlaschelli, uno dei protagonisti di quella mirabile Lazio targata Maestrelli. Fu proprio il “maestro”, correva l’anno 1972, a volere che quell’ala guizzante, messasi in luce nella sua Lombardia con le maglie di Sant’Angelo Lodigiano (serie D) e Como (tre stagioni in B con i lariani), approdasse sulla sponda biancoceleste del Tevere. Il ragazzo di Vidigulfo, piccolo comune del Pavese incastonato tra i fiumi Olona e Lambro, era chiamato a raccogliere la pesante eredità di Massa, accasatosi nel frattempo all’Inter. Maestrelli individuò in Garlaschelli la spalla ideale per un certo Giorgio Chinaglia, la pedina che fosse in grado con le sue caratteristiche di aprire i varchi giusti a Long John. I risultati dettero ragione al tecnico biancoceleste che, grazie alle reti di Giorgione propiziate anche dal grande lavoro di Garlaschelli (capace di firmare, alla fine di quella indimenticabile stagione, dieci centri), porterà la Lazio al suo primo scudetto. Garlaschelli ha vestito la maglia della prima squadra della Capitale per ben due lustri (1972-1982) siglando in tutto 64 reti (senza rigori) che fanno dell’attaccante lombardo l’ottavo realizzatore di sempre della Lazio. Numeri importanti che forniscono bene la cifra tecnica di un calciatore figlio di un altro calcio, capace di lasciare una traccia significativa in seno a un gruppo incredibile, senza precedenti nella storia del football nostrano. E

E’ stato un onore ed un piacere averlo in esclusiva il giorno del suo compleanno.

Salve Garlaschelli, e i nostri più cordiali auguri… facciamo subito un po’ di amarcord: che ricordi conserva di quella squadra incredibile, capace, in due anni, di passare dal torneo cadetto allo scudetto?

“Eravamo una banda di matti, una squadra divisa in due clan, quello dei milanesi col sottoscritto, Re Cecconi, Facco e Frustalupi e l’altro con i vari Wilson, Oddi e Chinaglia; a Tor di Quinto battagliavamo in settimana durante gli allenamenti, nessuno ci stava a perdere, capitava spesso di venire quasi alle mani; poi la domenica, magicamente, il gruppo si ricompattava, tornava granitico ed erano guai per l’avversario di turno…”

Lei è stato la spalla di Chinaglia, del quale tra pochi giorni ricorre il nono anniversario della scomparsa: ci descriva brevemente Long John...

” Giorgio era unico, aveva un furore agonistico fuori dal comune, il gol era tutto per lui, che fosse una sfida amichevole o una gara ufficiale voleva sempre, come si dice, timbrare il tabellino. Era una persona autoritaria, poteva anche apparire burbero a volte, ma sapeva essere anche divertente e buonissimo d’animo. Capii subito il suo forte temperamento a Brindisi, in Coppa Italia, quando sotto la doccia, al termine della gara persa 1-0, mi redarguì invitandomi a correre di più e parlare di meno. Giorgio era fatto così… Peccato per l’amaro epilogo, quel 1 aprile di nove anni fa ci ha giocato davvero un brutto scherzo, e pensare che c’eravamo sentiti qualche mese prima …”

E Tommaso Maestrelli?

” Un’altra persona straordinaria, dubito che un altro al posto suo sarebbe stato in grado di gestire quel manipolo di folli (ride, ndr). Maestrelli era competente, capiva molto di football, è riuscito in breve tempo a plasmare un gruppo forte portandolo allo scudetto, impresa non facile a Roma. E’ grazie soprattutto a lui se sono diventato un grande giocatore, io venivo dalla Provincia e la massima serie mi sembrava un sogno: è stato decisivo per la mia formazione”.

E il suo conterraneo e indimenticabile Cecco?

“Luciano era un uomo speciale, solare, divertente che in campo dava l’anima. Peccato per quell’epilogo tragico ancora avvolto, a distanza di tantissimi anni, nel mistero”…

 Tornando al presente, come giudica il cammino della Lazio fin qui?

“La squadra di Inzaghi, che reputo un buon allenatore, non ha ripetuto purtroppo lo splendido cammino dello scorso anno. In Champions ha fatto vedere cose buone, peccato per quell’urna non certo benevola, mentre in Coppa Italia, al cospetto di un avversario di assoluto rispetto come l’Atalanta, è mancata un po’ di incisività sottoporta. Mancano ancora tante gare alla fine, in chiave Champions Immobile e soci possono ancora fare la voce grossa, molto dipenderà dalla condizione generale della squadra che in questo momento non è particolarmente brillante, come dimostrano gli ultimi due successi sofferti contro Crotone e Udinese. Sabato all’Olimpico arriverà lo Spezia, una gara non semplice che i biancocelesti non potranno steccare se vogliono rimanere aggrappati all’Europa che conta”.

Il giocatore di Inzaghi che le piace di più?

“Non me ne vogliano gli altri, senza dubbio Luis Alberto”

In chiave scudetto, invece, ritiene sia finalmente l’anno dell’Inter?

” Conte sta facendo un grandissimo lavoro. E’ chiaro che alla luce degli ultimi risultati i nerazzurri sono favoriti, ma al termine del campionato mancano ancora diversi turni, quindi preferisco non sbilanciarmi troppo. In ogni caso l’Inter è prima con pieno merito ma complimenti anche ai cugini rossoneri protagonisti fin qui di un grande torneo. Un plauso anche all’Atalanta, forse la squadra che più mi piace…”

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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