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La pandemia, la Champions League, la Lazio: storia delle trasferte ai tempi del Covid

E’ finita da meno di 24 ore l’avventura in Europa della Lazio e già sale la malinconia per quest’avventura che di certo potrò raccontare ai più giovani tra qualche anno.

Bruges, Dortmund ed infine Monaco non sono state delle semplici trasferte, ma per certi versi delle vere e proprie odissee per l’organizzazione, per lo studio delle regole per gli spostamenti in continua evoluzione e per l’aver affrontato con la spavalderia e l’incoscienza tipica dell’innamorato di Lazio anche le più disarmanti difficoltà logistiche e burocratiche.

Di certo il popolo laziale avrebbe meritato di vivere questa Champions League in maniera differente, colorando le città, cantando nei pub e nei ristoranti e riempiendo in ogni ordine e posto i settori ospiti dei vari stadi. Ed invece la maledetta pandemia ci ha tolto oltre tanti cari, anche la normalità della vita quotidiana e la possibilità di amare la nostra Lazio come solo noi sappiamo fare. Nel mentre vi scrivo ripercorro le emozioni di queste tre trasferte dove ho sentito anche il peso di essere i vostri occhi nelle città e la vostra voce negli stadi e vi ringrazio per avremi dedicato un pensiero ed un messaggio ogni qualvolta pubblicavo qualcosa.

Si parte con la trasferta di Bruges che è stata a dir poco traumatica perchè il Belgio pochi giorni prima diventa la “zona rossa” d’Europa ed i voli per Bruxelles in un attimo vengono tutti cancellati, ma l’animo biancoceleste mi porta a non demordere ed in qualche maniera trovo una soluzione alternativa con partenza e ritorno da Pescara. Arriva anche il beneplacido della mia compagna-collega Michela ed in un attimo organizzo il tutto. Proprio mentre sono in aeroporto mi arrivano notizie poco rassicuranti sulla squadra che è clamorosamente decimata dal covid. La città all’arrivo si presenta spettrale ma l’indomani mattina diventa tutto d’un tratto bellissima. Il suo clima malinconico tipico delle fiandre in cui la pioggia s’alterna a piccoli scorci di arcobaleno che si incastonano nei canali del centro città ci permettono di girare tra le vie semivuote regalandoci piccoli momenti di serenità. L’arrivo allo stadio ci fa capire che dall’Italia siamo solo in tre ed i padroni di casa hanno deciso di fare le cose in grande e per accoglierci. La postazione a noi dedicata è senza tavolo, senza presa di corrente e senza bottiglia d’acqua che ovviamente hanno tutti gli altri. In questi casi più che chiedere bisogna agire e ci sediamo nei primi tre posti che troviamo liberi e da li non ci smuoverà nessuno. La partita inizia con il gol di Correa e la mia voce rimbomba nelle orecchie dei colleghi di casa che non la prendono benissimo. Ed infatti sul finire del tempo al pareggio su calcio di rigore del Bruges subito arrivano le risatine di scherno e qualche riferimento non tanto velato alla mia cronaca. Il finale è di sofferenza, ma portiamo a casa un pareggio che si rivelerà d’oro.

Per non farci mancare nulla arrivano i giorni precedenti alla trasferta di Dortmund che coincidono con quelli del lockdown totale della Germania che dura ancora oggi. Il volo per Colonia viene cancellato ed è impossibile arrivare diretti a destinazione se non via terra passando per la più accessibile Olanda. Si vola quindi verso Amsterdam, con grande soddisfazione di Michela, ed il giorno dopo con un’auto a noleggio raggiungiamo la città della Vestfalia che ci accoglie in tutta la sua discutibile bellezza. Piove, fa freddo, i negozi sono chiusi e la paura di essere fermati dalla “polizei” è molta. Anche allo stadio il giorno della gara non ci accolgono benissimo ed il mio “self control” viene messo a dura prova dalla volontaria disorganizzazione della squadra di casa che ci fa girare fuori lo stadio per un’ora alla ricerca dell’accredito. Di certo gli italiani da quelle parti non sono molto popolari dopo che in quello stadio nel 2006 prima Grosso e poi Del Piero hanno inflitto la più cocente sconfitta al calcio tedesco del recente passato. Anche in questa gara la Lazio si presenta molto rimaneggiata, ma dopo l’iniziale vantaggio sul finire del primo tempo arriva il pareggio della scarpa d’oro ed il finale è un crescendo in cui la Lazio da l’impressione anche di poterla vincere. La paura dei padroni di casa era molta ve lo assicuro e devo ringraziare l’estremo difensore di casa Burki per aver salvato due gol sui tiri di Immobile e Pereira perchè in caso di gol di sicuro qualche problema con i tedeschi lo avrei avuto.

Arriva il giorno del sorteggio e con Michela lo seguiamo molto emozionati con l’animo di chi sperava che da lì a tre mesi la situazione legata alla pandemia sarebbe migliorata. Michela spinge per Parigi, mentre io più cinicamente spero nel Chelsea. Tutti e due però siamo d’accordo sul fatto che bisogna evitare di andare in Germania a Monaco di Baviera per mille motivi. Nemmeno il tempo di sognare che ci arriva tra capo e collo la funerea notizia che la prossima trasferta sarà in Baviera. In questo caso il volo rimarrà lo stesso, anche se cambierà diversi orari, ma le modalità di arrivo diventano più complesse con l’obbligo del tampone tradotto in lingua inglese. Purtroppo la qualificazione impensabile diventa oggettivamente impossibile dopo la gara di andata. La rigidità dei protocolli tedeschi ci fa tentennare per un istante, ma stavolta è proprio Michela a dire “Si parte”. Il viaggio è tranquillo, con orari accessibili e clamorosamente del tampone e dei paventati controlli ferrei non ce n’è la minima traccia. Arriviamo allo stadio per il “walkaround” della squadra e ci accorgiamo della diversità dal calcio italiano. Notiamo subito come i parcheggi all’interno hanno le prese per la carica elettrica delle auto, il colore dello stadio diventa di un rosso fuoco come i colori dei padroni di casa ed i giocatori entrano in campo da sotto terra con il terreno di gioco che magicamente si alza e si richiude dopo che sono passati tutti. La gara è come la prevedevano con la Lazio che soffre, ma non molla, onorando la competizione e nel finale ci da anche un piccolo barlume di speranza di poter arrivare al pareggio. Dal campo sentiamo le indicazioni tecniche di Inzaghi, le urla di dolore di Lazzari e le proteste di Immobile per un fuorigioco di Correa. Finisce la partita e con lei termina anche la mia Champions League oltre che quella della Lazio, con la certezza che questa esperienza la porterò dietro per molto tempo. Se seguire la prima squadra della Capitale è un privilegio farlo in queste condizioni è stato un dono di cui conserverò nella mia mente ogni singolo istante consapevole di dover ringraziare Michela per essermi stata sempre accanto e con una piccola dedica all’amico Alessandro presente nei momenti difficili di Bruges e Dortmund che contro la sua volontà non è potuto essere con noi anche a Monaco.

Forza Lazio!!!

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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