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Lazio, che ti succede? I perché di una crisi già prevedibile a settembre

Dov’è finita la Lazio? La domanda è ormai diventata consueta fra i tifosi biancocelesti. Per buona parte della scorsa stagione, gli uomini di Inzaghi hanno espresso forse il miglior calcio in Italia. Non a caso, prima che il campionato venisse interrotto a causa Covid, i capitolini erano riusciti addirittura ad agguantare la testa della classifica in solitaria (prima del recupero fra Juventus e Inter). Una volta ripreso il torneo, la compagine romana non è più riuscita, se non a sprazzi, ad esprimere quel gioco che aveva fatto sognare i propri sostenitori. Ma quali sono le cause di un’involuzione così marcata?

LAZIO PRE-COVID VS LAZIO POST-COVID

Nella stagione passata, dopo un avvio incerto, i biancocelesti iniziano un cammino inarrestabile che li porta, alla 26′ giornata, in testa alla classifica. Una vera e propria schiacciasassi che sembra camminare spedita verso un impensabile titolo. Luis Alberto incanta con i suoi assist, Immobile tramuta in oro ogni pallone che gli capita tra i piedi. A centrocampo Milinkovic dà forza e classe, Leiva sembra il nuovo Almeyda mentre in difesa Acerbi e il “vecchio” Radu danno sicurezza a tutta la squadra. La Lazio viaggia ad una media da scudetto di 2.3 punti a partita, meglio anche di quella di Eriksson nel 2000.

A marzo il campionato si ferma, la pandemia è ormai entrata a gamba tesa in tutto il mondo. Si riparte a giugno, con le gare a porte chiuse: per oltre un’ora i ragazzi di Inzaghi sono in vantaggio in casa dell’Atalanta e mantengono vivo il sogno, prima di essere recuperati e superati nel finale. Si riparte con una sconfitta ma i biancocelesti reagiscono immediatamente vincendo contro Fiorentina e Torino. L’impegno ogni tre giorni toglie però diverse energie ai romani che dopo aver perso nettamente contro il Milan non riescono più a riprendersi del tutto. Alla fine sarà quarto posto, una posizione di grandissimo prestigio che consente l’accesso alla Champions League ma che lascia un po’ di amaro in bocca visto il percorso che era stato intrapreso.

Nella nuova stagione, quella del ritorno nell’Europa che conta, la Lazio cambia poco in sede di mercato, andando ad aggiungere tasselli non di primissimo piano ma senza vendere i suoi gioielli. Il cammino non è però spedito come quello del campionato passato, complice anche gli impegni in Champions. Il girone europeo viene superato non senza difficoltà, mentre la corsa alle zone alte della classifica subisce spesso dei rallentamenti, come contro la Sampdoria e l’Udinese. C’è però anche spazio per qualche soddisfazione, come la netta vittoria contro il Borussia Dortmund o il derby stravinto per 3-0 contro la Roma. Sembra come se la squadra dello scorso anno si risvegliasse in alcune occasioni per poi tornare in un profondo letargo.

L’ASSENZA DEI TIFOSI

Uno dei motivi che sembra aver influito maggiormente è la mancanza dei tifosi sugli spalti. Accantonate le contestazioni contro la società che negli anni avevano spesso preso il sopravvento, la tifoseria laziale era tornata a remare compatta in un’unica direzione. Tra i pro-Lotito e i contro-Lotito, i sostenitori avevano messo da parte le polemiche e i risultati si erano iniziati a vedere da subito. L’assenza della Curva Nord ha pesato e sta pesando come un macigno, nonostante spesso i supporters laziali abbiano fatto sentire la propria presenza prima di partite importanti come il derby o la Champions. Se è vero che tutte le squadre stanno patendo la mancanza dei propri tifosi, è anche vero che il clima che si era creato attorno alla squadra di Inzaghi era un elemento aggiunto di forte valore.

UN MERCATO NON DA CHAMPIONS

Reina, Escalante, Akpa-Akpro, Hoedt, Fares, Pereira, Muriqi e a gennaio Musacchio. Possono considerarsi, questi, nomi per un ritorno in Champions League atteso vent’anni? A parte Reina, il quale ha portato esperienza al gruppo, la risposta che sentiamo di dare è categoricamente no. E pensare che di soldi ne sono stati spesi. L’equazione Lotito=risparmio è forse anche questa da smontare. Nella stagione precedente erano stati spesi oltre 10 milioni per Dennis Vavro. Il difensore slovacco è attualmente in prestito all’Huesca nel quale si è assicurato un posto fisso in panchina. E pensare che l’anno precedente una cifra simile era stata investita per Riza Durmisi, terzino di origini albanesi di cui ormai si sono quasi perse le tracce.

Il fiore all’occhiello di questo mercato è stato sicuramente l’acquisto di Verat Muriqi. ‘Il Pirata’ come era stato ribattezzato, non ha fin qui lasciato traccia di sé, se non per un gol e mezzo all’Atalanta tra Coppa Italia e serie A. Un po’ poco per un giocatore pagato circa 20 milioni di euro. I problemi della Lazio riguardano soprattutto la difesa. Non sarebbe forse stato meglio investire quei soldi per migliorare fortemente il reparto arretrato? A questa e altre domande dovrebbe rispondere il DS Igli Tare, spesso osannato per aver portato a Roma, con pochi soldi, giocatori come Milinkovic e Luis Alberto, ma che ultimamente non ha avuto molta fortuna nelle sue intuizioni.

LO STATO FISICO E MENTALE DEI BIG

Guardando i numeri, una delle più grandi differenze che si nota tra lo scorso campionato e quello attuale, è quella relativi agli assist di Luis Alberto: 15 nella passata stagione, 0 in quella attuale. Se è vero che lo spagnolo quest’anno è molto più efficiente in zona gol, è anche vero che l’asse tra lui e Immobile era diventata fra le armi più pericolose della Lazio. Senza le rifiniture del numero dieci, anche il bomber di Torre Annunziata sembra far fatica. A digiuno da cinque partite, il detentore della Scarpa d’oro sta attraversando un periodo di appannamento soprattutto a livello fisico.

Allo stato di forma, si aggiungono anche gli infortuni. L’anno passato la compagine biancoceleste veniva etichettata come fortunata, visto che aveva potuto spesso contare sugli uomini migliori. Quest’anno la ruota sembra essersi girata al contrario, con infortuni frequenti e pesanti, fra tutti quello di Luiz Felipe che ha tolto qualità e sicurezza alla difesa. Anche l’ambiente non sembra più sereno come prima: dalle polemiche sul rinnovo di Acerbi a quelle relative agli stipendi; dal caos tamponi al rinnovo di Simone Inzaghi che sembra diventato una chimera. Tutte situazioni che non stanno facendo bene alla Lazio e al gruppo che il tecnico aveva costruito con tanto impegno e passione.

“INZAGHI SBAGLIA I CAMBI”. MA QUANDO NE HA MAI AVUTI?

Tra i tifosi qualcuno comincia a prendersela anche con Inzaghi, reo di far giocare sempre gli stessi e di sbagliare i cambi. Ma è davvero così? Sicuramente il tecnico piacentino commette degli errori in alcune occasioni, così come li commettono allenatori del calibro di Mourinho, Guardiola e Klopp. Ma prendersela con un allenatore che ha portato a Roma due coppe e riportato la squadra in Champions League, ci sembra fuori luogo. La Lazio ha 14 giocatori di buono/ottimo livello: i due portieri, Luiz Felipe, Acerbi, Radu, Lazzari, Milinkovic, Lucas Leiva, Luis Alberto, Marusic, Correa, Immobile, Lulic (a regime ridotto ormai) e Caicedo. Il resto, tra chi ha deluso, chi deve ancora dimostrare e chi non dimostrerà mai, NON sono giocatori da Lazio.

Quando qualcuno di questi 14 è fuori forma o infortunato, la squadra va in difficoltà e Inzaghi è costretto a ricorrere a rincalzi non all’altezza. Non a caso gli innesti più frequenti quando Lucas Leiva fatica e uno tra Milinkovic e Luis Alberto deve tirare il fiato, sono quelli di Escalante e Akpa Akpro, ormai diventati titolari aggiunti. Possono due onesti mestieranti far la differenza ad alti livelli in serie A e in Champions League?

Capitolo difesa: “Non possono giocare Patric e Hoedt!” sostengono spesso moltissimi tifosi. Pur condividendo il fatto di non stare a parlare di Nesta e Baresi (ma nemmeno di Biava e Dias, se vogliamo dirla tutta…), quali sarebbero le grandi alternative che Inzaghi avrebbe a sua disposizione? Qualcuno potrebbe dire che forse era meglio tenere Bastos, qualcun altro sostenere che Musacchio è sicuramente meglio di entrambi, mentre qualcun altro ancora potrebbe tirar fuori il giovane Armini. Tutti discorsi di cui si potrebbe parlare per ore ma NESSUNO di questi nomi garantirebbe alla Lazio il salto di qualità. Quindi, giusto discutere anche Inzaghi, perché quando le cose vanno male anche l’allenatore deve prendersi le critiche, ma bisognerebbe soprattutto pensare al ventaglio di carte a disposizione del tecnico piacentino.

RIPARTENZA O RIFONDAZIONE?

L’annata non è ancora da buttare. La Coppa Italia è volata via e anche la Champions, dopo la sonora sconfitta contro il Bayern, è ormai da considerarsi un ricordo. Il campionato è però ancora lungo e i biancocelesti hanno la possibilità di riagganciarsi al treno europeo. Arrivare fra le prime quattro sarebbe fondamentale ma anche la società dovrebbe invertire la rotta: per competere a livelli alti servono profili di spessore internazionale.

Qualcuno pensa che sia arrivato il momento di ripartire da zero, di dire addio anche a qualche gioiello per ripartire con nuove motivazioni. Altri invece sostengono che la base della Lazio sia di assoluto livello e che andrebbe solo puntellata. Entrambi i discorsi hanno del senso e forse la scelta migliore starebbe a metà. A prescindere da questo non si può non tener conto dell’età anagrafica di molti giocatori laziali, anche di quelli che fin qui raramente hanno deluso. Riuscirà la Lazio a riprendere la giusta via e a ripartire da protagonista nella prossima stagione?

Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. Di lì a poco tempo diventerà tifosissimo della Lazio, la squadra nel DNA di tutta la famiglia. Il suo bisnonno, Silvio Blasetti, giocò nella prima squadra della Capitale nei primi decenni del '900 e da quel momento tutta la famiglia iniziò ad appassionarsi ai colori biancocelesti. Al calcio affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.

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